Adriano Visconti, Carlo Borsani, Maria Laura Bellini e gli altri: il sangue dei vinti

Maria Laura BelliniNe parlò Giorgio Pisanò in Sangue chiama sangue portando alla luce, per la prima volta a livello mediatico nazionale, le uccisioni e gli assassinii compiuti nell’ultimo periodo della guerra civile in Italia, dal dicembre 1944 all’aprile 1945. Le vittime erano esponenti del Fascismo, della Repubblica Sociale e militari che, dopo l’8 settembre 1943, continuarono a combattere a fianco dell’alleato tedesco. Ma, spesso, come narrerà anni dopo Giampaolo Pansa nel suo primo volume Il sangue dei vinti, si trattava di vendette personali ed epurazioni politiche, più che di vere e proprie “rese dei conti” tra fascisti e antifascisti. Perché, come accaduto nel “triangolo rosso” in Emilia Romagna, tra le province di Bologna, Reggio Emilia e Ferrara, gli uccisi e gli assassinati non furono soltanto ex appartenenti alle organizzazioni militari e politiche fasciste, ma anche semplici cittadini, contadini e sacerdoti che non provenivano dall’estrazione comunista: è ormai appurato storicamente, infatti, che la fine del secondo conflitto mondiale sarebbe dovuto coincidere con l’avvicinamento dell’Italia al blocco comunista guidato dall’Unione Sovietica, da compiersi spontaneamente oppure violentemente con il perpetrarsi della guerra civile (un simile tentativo fu compiuto in Grecia, tanto da far temere un possibile scontro Stati Uniti-Unione Sovietica). Se sul confine orientale si procedette alla pratica già sperimentata nel 1943 degli infoibamenti, nel resto d’Italia la pratica più diffusa furono i processi e gli omicidi sommari.

Carlo BorsaniE allora la ferocia e l’odio politico, perché di questo si trattava, sfociò in pagine scabrose per la storia d’Italia, per un Paese che usciva sconfitto dalla guerra, con le città da ricostruire, un’economia a pezzi e 650.000 suoi figli caduti sui fronti di guerra. Storie come la barbara uccisione di Maria Laura Bellini, 16 anni, assassinata da un gruppo di partigiani solo perché opponeva una strenua resistenza a un tentativo di prelievo forzato, o quella dell’eccidio di Porzus, sebbene accadute tra il gennaio e il febbraio 1945 con il conflitto ancora in corso, anticiparono crudemente la violenza che si sarebbe scatenata a guerra finita. E tanto altro sangue sarebbe stato versato. Rolando Rivi, giovane seminarista di 14 anni, venne prelevato il 10 aprile 1945 da un gruppo di Adriano Viscontipartigiani comunisti, con la falsa accusa di essere una spia di fascisti e tedeschi: il suo corpo venne rinvenuto privo di vita tre giorni dopo, nella boscaglia nei pressi di Monchio, in provincia di Modena, con sul corpo i segni di torture, percosse e sevizie e finito un un colpo di pistola. E l’odio si riversò anche contro i ciechi: Carlo Borsani, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare per le operazioni sul fronte greco, dove perse la vista, dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana: venne prelevato al centro oftalmico di Milano e giustiziato il 29 aprile 1945 con un colpo alla nuca, senza vedere in faccia i suoi aguzzini. Il suo corpo venne rinvenuto su un carretto della spazzatura con al colo un cartello con la scritta “ex medaglia d’oro”. La Seconda Guerra Mondiale era finita (ufficialmente, la resa tedesca in Italia avvenne il 2 maggio), ma la guerra civile, la peggiore che possa colpire una nazione, continuava. Lo stesso giorno dell’uccisione di Carlo Borsani, un altro eroe di guerra, rispettato dagli stessi avversari anglo-americani e da diverse formazioni partigiane del Comitato di Liberazione dell’Alta Italia, venne trucidato assieme ad un suo commilitone: il Maggiore Adriano Visconti, pilota plutidecorato al Valor Militare, dopo la resa del suo reparto, il 1° Gruppo Caccia, nonostante precedenti rassicurazioni di essere considerato a tutti gli effetti un prigioniero di guerra, sotto tutela della Convenzione di Ginevra, venne fucilato alle spalle con una raffica di mitra e finito con due colpi di pistola alla nuca. Assieme a Visconti, cadeva anche il Sottotenente Valerio Stefanini, suo aiutante di battaglia.

Omicidio sommarioCui prodest? A chi giovò, veramente, tutto questo? Le esecuzioni sommarie proseguirono, negli elenchi delle autorità di pubblica sicurezza e dei Carabinieri vi sono morti ammazzati anche di diversi anni dopo il 1945, addirittura del giugno 1949, data in cui gli ultimi due assassinii vennero compiuti nel triangolo della morte: il 4 e il 13 giugno furono rinvenuti i corpi, rispettivamente, di Eden Boari, a Malborghetto (in provincia di Ferrara), e di Renato Seghedoni, a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Boari era un ingegnere, colpevole di essersi recato a lavoro nel giorno in cui era stato indetto uno sciopero generale dalle formazioni comuniste della regione; Seghedoni, invece, durante la guerra aveva combattuto tra i partigiani, rischiando la vita molte volte in scontri con le forze nazi-fasciste: aveva preso però le distanze dalle esecuzioni sommarie e dagli omicidi e, per questo, venne abbattuto con una raffica di mitra.

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4 thoughts on “Adriano Visconti, Carlo Borsani, Maria Laura Bellini e gli altri: il sangue dei vinti

  1. Centinaia di migliaia furono gli uccisi nelle ultime fasi della guerra e non per vendicare qualche partigiani ucciso per rappresaglia, ma solo per odi personali. Molti furono infatti i partigiani non comunisti, spesso delle formazioni democristiane e cattoliche a essere passati per le armi nell’Emlia Romagna, così come in Lombardia e Piemonte. Ma ancora oggi, i caduti dopo il 25 aprile 1945 venono spesso etichettati come “fascisti”: furono invece molti antifascisti a cadere nella rete delle bande che operavano senza nessun capo e senza ordini. Era aperta la caccia alle streghe e, onestamente, non capisco come si possa celebrare una simile giornata…

  2. Tra le altre storie come non ricordare il massacro dei sette fratelli Govoni o la strage di Rovetta. Ma erano (e sono) per le nostre istituzioni morti di serie B i cui aguzzini vanno ricordati e celebrati

  3. Pingback: L’eccidio di Schio | Segreti della storia

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