La rappresaglia di Treschè Conca

Tresché ConcaLa Seconda Guerra Mondiale era ormai alle battute finali, con le principali città del Nord Italia, come Milano e Venezia, insorte contro l’esercito tedesco e le truppe della Repubblica Sociale. Di li a pochi giorni, il 28 aprile 1945, Benito Mussolini sarebbe stato ucciso, assieme a Claretta Petacci, a Giulino di Mezzegra, in provincia di Como, dopo la sua cattura operata dalla 52 Brigata Garibaldi a Dongo; il 1 maggio, poi, i Generali Karl Wolff e Heinrich von Vietinghoff, dopo lunghi negoziati segreti con gli Alleati, avrebbero firmato la resa incondizionata delle truppe tedesche ancora stanziate sulla penisola italiana. Il giorno seguente, a Berlino, il loro parigrado Helmuth Weidling si arrendeva all’Armata Rossa. Ma, come spesso accade negli ultimi giorni di guerra, il caos generale provocó altri gravi, quanto inutili, spargimenti di sangue.

Vittima di Tresché - Mario FrigoIl 27 aprile 1945, in località Fondi di Treschè Conca, frazione dell’abitato di Roana, in provincia di Vicenza, un gruppo di partigiani attaccó una colonna motorizzata tedesca in ritirata, scatenando un feroce e violento scontro a fuoco. Nonostante un momentaneo e iniziale sbandamento per l’attacco a sorpresa, i Tedeschi, equipaggiati anche con mezzi e armi pesanti, ebbero facilmente ragione sul gruppo degli assalitori, otto dei quali vennero uccisi sul posto. È a questo punto che inizió la rappresaglia: convinti che la popolazione del luogo avesse dato aiuto e supporto al gruppo partigiano, i Tedeschi rastrellarono una decina di abitazioni della zona, prelevando in tutto undici persone, di cui due passate immediatamente per le armi e fucilate, Giovanni Pellarin e sua figlia Irma, di 19 anni. Gli altri nove furono presi come ostaggi, per venire fucilati anch’essi poco dopo in località Cavrari. Le vittime furono Vittorio Biekar, Rocco Cossovich Pellegrini, Rocco Dadich, Mario Frigo, Mario Mattioli, Pasquale Mesiano, Giovanni Lughetto Panozzo, Giovanni Giobatta Panozzo e Giovanni Usmiani: vittime innocenti di un incauto attacco ai Tedeschi in ritirata e di un destino beffardo, dal momento che molti degli uccisi erano rifugiati ed esuli delle regioni dalmate fuggite a seguito dell’avanzata titina.

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