Mercury 3 riapre la corsa alla spazio

Alan ShepardIl volo durò appena quindici minuti, ma tanti bastarono agli Stati Uniti, al Presidente John Kennedy e al capo del progetto spaziale statunitense Wernher von Braun di riaprire, nei confronti dell’Unione Sovietica, la corsa allo spazio. Da quando venne lanciato il primo satellite, lo Sputnik, e il primo cosmonauta, Yuri Gagarin, l’America stava procedendo con affanno alla ricerca di un successo tra le stelle. Sembrava che i conti si fossero pareggiati il 31 gennaio 1958 con la messa in orbita dell’Explorer 1, ma il volo del 12 aprile 1961 di Gagarin aveva nuovamente inferto un duro colpo alla credibilità degli Stati Uniti nel campo scientifico e, soprattutto, internazionale. Ma il 5 maggio 1961 l’America poté segnare il suo punto: a bordo della navicella Mercury 3, ribattezzata per l’occasione Freedom 7, un razzo Redstone permise ad Alan Shepard, astronauta di 38 anni, con un trascorso nell’aviazione della marina, di raggiungere, ad una velocità di oltre 2860 km/h, l’altitudine di 116 miglia, circa 186 km, in un volo suborbitale.

Sheapard sulla LunaIl volo, della durata di appena 15 minuti e 22 secondi, si compì senza intoppi e la capsula ammarò dolcemente, grazie all’apertura dei paracadute frenanti, nell’Oceano Atlantico. Recuperato dopo una decina di minuti dagli elicotteri della portaerei USS Lake Champlain, dopo una serie di esami medici che ne confermarono il perfetto stato di salute, venne ricevuto alla Casa Bianca dal Presidente Kennedy, tra uno scrosciare di applausi degli Americani accalcati fuori dei cancelli della dimora presidenziale. Dopo il volo di Freedom 7, Shepard venne selezionato per i due successivi programmi spaziali, Gemini e Apollo: destinato a volare con Gemini 3 assieme a Frank Borman, dovette lasciare il suo posto (così come il suo copilota) agli astronauti Gus Grissom e John Young in quanto ammalatosi nei giorni precedenti il lancio. Nel 1964 gli venne diagnosticata la Sindrome di Meniere, che causa disorientamento, nausea e stordimento a bruschi cambiamenti di pressione: fu così escluso da tutti i voli e relegato ad incarichi amministrativi e di direzione all’interno della NASA. Ma una nuova occasione si ripresentò il 31 gennaio 1971: in qualità di comandante, mise piede sulla Luna nella missione Apollo 14 (assieme a Stuart Roosa e Edgar Mitchell). Fu una missione di estrema importanza dal punto di vista morale, in quanto fece seguito alla scampata tragedia di Apollo 13, che venne costretto ad un rientro anticipato a seguito di un’esplosione in fase di avvicinamento al nostro satellite. Durante la sua permanenza sulla Luna, Shepard conquistò un nuovo primato: il primo uomo ad aver giocato a golf sul suolo lunare, lanciando una pallina ad una distanza di centinaia di metri con un’asta. A seguito della missione Apollo 14, venne promosso al grado di Contrammiraglio, prima di essere collocato a riposo il 1° agosto 1974. Morì all’età di 74 anni per una leucemia e, dopo essere stato cremato, le sue ceneri vennero disperse in mare.

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