Tra rifugi e camminamenti a Campomulo

IMG_1828Scendendo da Asiago in direzione del centro abitato di Gallio, una stretta strada in salita conduce agli impianti sciistici di Campomulo, dove è stata ricavata una delle più grandi piste d’Europa per praticare lo sci di fondo nei mesi invernali; a Quota 1740 metri si erge il rifugio, per quanti vogliano stare un po’ al caldo: tutto intorno, una natura completamente incontaminata. Ma già appena lasciata l’auto nel IMG_1823grande parcheggio antistante il rifugio, la nostra attenzione si posa su una serie di gallerie situate su una collinetta a poche decine di metri: sono due rifugi (in verità, ce ne sono tantissimi) scavati negli anni della Prima Guerra Mondiale dai soldati italiani e dagli Austriaci, utilizzati come punti di osservazione, riparo e ospedaletti da campo. Saliamo il pendio, e ci accorgiamo che le rocce messe a protezione seguono IMG_1821una linea ben precisa, come se fossero camminamenti e trincee. E’ maggio inoltrato, ma dove non batte il sole è ancora facile imbattersi in cumuli di neve bianca, con i primi fiori primaverili che cominciano a fare capolino da sotto il soffice manto. Ma ciò che più colpisce, di questa visita ai luoghi della memoria dove venne combattuta la Grande Guerra, è vedere spuntare dal terreno del filo spinato e altro materiale bellico: bossoli di fucile (ne troviamo uno austriaco, prodotto nel 1914 dalla Berndorfer Metallwaren Fabrik), frammenti di schegge di granate d’artiglieria e scatolette di ogni genere, probabilmente razioni da campo. Iniziando a percorrere un sentiero sterrato si trova una croce in legno, incastrata tra due rocce: dopo quasi un secolo, segna il luogo esatto dove, tra il 1916 e il 1917, gli Austriaci avevano sepolto 1500 loro soldati caduti nei combattimenti per la conquista dei Ex Cimitero Militare di Campomulomonti Fiara, Baldo e Longara. Ma migliaia e migliaia furono gli Italiani che qui caddero: lanciati in assalti allo scoperto per raggiungere la vetta dell’Ortigara poco distante, costretti per il terreno a correre in vallate scoperte, senza alcuna possibilità di riparo, venivano decimati dal fuoco delle artiglierie nemiche e dalla mitragliatrici, appostate sulla cima dei versanti circostanti. Per la conquista dell’Ortigara, dal 10 al 19 giugno 1917 i caduti italiani ammontarono a circa 23.000 soldati: sacrificio alquanto vano, dato che, poco meno di cinque giorni dopo, 30 giugno, la montagna tornò in mano austriaca. Non era ancora autunno, era estate inoltrata, ma i fanti cadevano come foglie dagli alberi. E la guerra sarebbe durata ancora più di un anno.

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One thought on “Tra rifugi e camminamenti a Campomulo

  1. Non solo bossoli, scatolette, elmetti e filo spinato.. Ma anche i resti di tanti soldati continuano ad affiorare da sotto terra..

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