I Polacchi di Katyn

KatynUn massacro silenzioso, senza testimoni. Un massacro portato avanti per oltre un mese, in maniera sistematica e meticolosa. Mani legate dietro la schiena e un colpo sparato alla testa, alla tempia o dietro la nuca: all’inizio erano ufficiali del dissolto esercito polacco, poi tanti cittadini comuni. Dal 3 aprile al 19 maggio 1940 nella foresta di Katyn, villaggio a breve distanza dalla città di Smolensk, furono oltre 22.000 i Polacchi ad essere uccisi su preciso ordine di Stalin, da reparti della NKVD, la polizia segreta sovietica antecedente al KGB della guerra fredda. Solo dopo il crollo e la caduta del comunismo, e alla presidenza di Boris Eltsin, che la vicenda delle fosse di Katyn poté dirsi veramente conclusa. La loro scoperta venne annunciata il 13 aprile 1943 da Radio Berlino, che diffuse la notizia della scoperta di migliaia di cadaveri nei boschi che circondavano Katyn: come conseguenza, l’Unione Sovietica ruppe immediatamente le relazioni con il Governo Polacco rifugiatosi a Londra all’indomani dell’invasione del settembre 1939. Storia scabrosa, quella delle fosse di Katyn, come scabrosa sarà la vicenda delle Malghe di Porzus e delle foibe.

KatynDopo l’invasione tedesca il 1° settembre 1939 da ovest, anche l’Unione Sovietica meno di due settimane dopo superava la frontiera polacca, senza però una formale dichiarazione di guerra: molti Polacchi, in larga parte ufficiali delle forze armate, vennero presi in consegna dai soldati dell’Armata Rossa, che prontamente cominciarono ad internarli in numerosi campi di concentramento, tra cui quelli di Kozielsk, Ostaszkow e Starobielsk. Contrariamente a quanto si crede, però, non tutte le vittime vennero uccise nella foresta di Katyn e non tutte erano ufficiali: molti di essi erano semplici soldati, funzionari civili e governativi, poliziotti e gendarmi. Quando, a partire dal 3 aprile 1940, iniziarono le esecuzioni di massa, per ordine di Lavrentij Berija, Commissario della NKVD, per ogni condannato a morte venne redatto un dettagliato curriculum, indicante le generalità, il grado rivestito (se militare) e la funzione lavorativa svolta; dopodiché, dopo essere stati spogliati degli averi, venivano condotti, singolarmente o collettivamente, al luogo prescelto per l’uccisione. Così, i prigionieri del campo di concentramento di Kozielsk furono tradotti nella foresta di Katyn (da cui il nome dell’eccidio), mentre i prigionieri di Starobielsk e Ostaszkow nei sotterranei delle prigioni della polizia politica sovietica.

Ordine di fucilazione di KatynFu solo con l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica che il mondo scoprì l’orrore dell fosse comuni, dei soldati torturati e incaprettati con il filo spinati e uccisi con un colpo di pistola alla testa. Le famiglie dei prigionieri, dalla loro cattura e detenzione nei campi sovietici, non avevano avuto più notizie sul loro destino. Fu un tremendo risveglio quello del 13 aprile 1943 con l’annuncio di Radio Berlino: “E’ stata trovata una grossa fossa, lunga 28 metri e larga 16, riempita con dodici strati di corpi di ufficiali polacchi, per un totale di circa 3000. Essi indossavano l’uniforme militare completa, e mentre molti di loro avevano le mani legate, tutti avevano ferite sulla parte superiore del collo, causata da colpi di pistola. L’identificazione dei corpi non comporterà grandi difficoltà, grazie alle proprietà mummificanti del terreno e al fatto che i Bolscevichi hanno lasciato sui corpi i documenti di identità delle vittime. E’ già stato accertato che tra gli uccisi c’è il Generale Smorawinski, di Lublino”. Il Governo sovietico negò ogni accusa, ribaltando l’intera vicenda: gli uccisi di Katyn erano in realtà dei prigionieri usati dai Tedeschi per opere di costruzione, in seguito fucilati dalle SS. Ma le autopsie sui corpi non lasciarono dubbi: la morte era avvenuta nei primi del 1940, quando ancora l’intera area era sotto controllo sovietico. Ma la guerra era ancora in corso, cosicché Inglesi e Americani “chiusero un occhio” di fronte all’enormità del massacro, tanto che lo stesso Winston Churchill si oppose fermamente a qualsiasi investigazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Fosse a KatynFu solo durante la guerra fredda che il massacro di Katyn venne nuovamente utilizzato in chiave antisovietica; se da una parte le nuove autorità polacche, in accordo con Mosca, insabbiarono la vicenda incolpando ancora una volta i Tedeschi, un’indagine condotta dalle autorità americane negli Anni Cinquanta appurò in maniera incontestabile la colpa della NKVD. Addirittura, durante il processo di Norimberga, nel 1946, il Procuratore Roman Rudenko dichiarò: “Uno dei più importanti atti criminali, del quale i principali criminali di guerra sono responsabili, erano le esecuzioni massa di prigionieri di guerra polacchi uccisi nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk, da parte degli invasori tedeschi”. Solo con la glasnost di Michail Gorbaciov che la verità, taciuta per oltre cinquant’anni, poté, finalmente, essere rivelata. Seguì il 1992, quando Eltsin rese pubblico il celebre Plico Sigillato Numero 1, contenente la proposta di Berja di fucilare oltre 25.000 prigionieri polacchi.

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