Texel, l’ultimo campo di battaglia europeo

TexelTexel è una piccola isola di appena tredicimila abitanti situata nel Mar del Nord, appartenente ai Paesi Bassi, che, all’indomani dell’occupazione tedesca nella primavera-estate 1940, quando vennero iniziate le operazioni militari sul fronte occidentale contro la Francia, divenne un importante caposaldo del Vallo Atlantico, la linea di fortificazioni costiere che i Tedeschi realizzarono dalla Francia alla Norvegia in previsione di un Soldati della Legione georgianapossibile sbarco alleato. Sbarco che avvenne il 6 giugno 1944, sulle coste della Normandia e di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario. Texel fu, quindi, interessata dai lavori di imponenti opere di fortificazione, tra cui due imponenti batterie di artiglieria costiera situati ai capi opposti dell’isola, a nord e a sud. Ma questa piccola isola dell’Arcipelago delle Frisone Occidentali, durante le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, divenne famosa come l’ultimo campo di battaglia europeo, dove le armi tacquero solo il 20 maggio 1945, ben due settimane dopo la cessazione delle ostilità tra le forze tedesche e quelle alleate, essendo stata firmata la resa definitiva l’8 maggio. Sull’isola, oltre ad una guarnigione di soldati della Wermacht, era presente anche l’882° Battaglione, comandato dal Maggiore Klaus Breitner, che era stato costituito a partire dal giugno 1943 con prigionieri di guerra georgiani, catturati nel corso delle operazioni militari sul fronte orientale contro l’Unione Sovietica. Una parte del Battaglione venne, in seguito, trasferito nel marzo 1945 sul continente, vicino la città di Amsterdam, per arginare e rallentare il più possibile l’avanzata alleata, che ormai procedeva quasi senza ostacoli.

Klaus BreitnerCon l’approssimarsi della fine della guerra, si era diffusa la notizia (benché infondata) di un prossimo sbarco di forze alleate a Texel: così, nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1945, i Georgiani insorsero contro i militari tedeschi, aggredendoli nel sonno con baionette e coltelli, mentre si trovavano nei propri baraccamenti e dormitori. In una notte, furono oltre quattrocento i Tedeschi morti per mano degli ammutinati, che riuscirono ad impadronirsi di un ingente quantitativo di armamenti, ma fallirono nella conquista delle postazioni di artiglieria ai capi dell’isola, così che nuove forze della Wermacht, avvisate della grave rivolta (oltre duemila uomini del 163° Reggimento di Marina) potessero giungere dall’interno in rinforzo degli assediati. Dopo intensi combattimenti, grazie all’appoggio di alcune forze corazzate, Texel tornò nuovamente sotto comando tedesco, ma ormai qualsiasi successo era militarmente ininfluente sul corso della guerra. La controffensiva tedesca ebbe termine solo il 20 maggio 1945, quando l’esercito canadese, nel frattempo sopraggiunto, “pacificò” l’ultimo campo di battaglia in Europa della Seconda Guerra Mondiale. La rivolta di Texel causò la completa distruzione della rete viaria dell’isola e molte furono le abitazioni ad essere distrutte: inoltre, caddero 812 Tedeschi, 565 Georgiani (tra cui Shalva Loladze, leader della rivolta) e 120 abitanti dell’isola. Ma il destino peggiore toccò proprio ai superstiti georgiani. In base alle disposizioni stabilite nella Conferenza di Yalta del febbraio 1945, vennero rimpatriati in Unione Sovietica: qui, accusati di essersi arresi e di aver collaborato con il nemico, vennero rinchiusi nei gulag della Siberia.

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