Le streghe della notte, la storia delle donne pilota sovietiche

Le streghe della notteOggi pubblichiamo un’intervista fatta a Gian Piero Milanetti, scrittore e giornalista, autore del saggio Le streghe della notte, la storia inedita di un gruppo di donne sovietiche che combatterono durante la Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi ai comandi di aerei da caccia e bombardieri, volando sui Polikarpov e sugli Yak-1. In tanti conoscono le vicende di altre donne pilota, come Amelia Earhart, che perse la vita nel tentativo di compiere una trasvolata intorno al mondo nel 1937, o Hanna Reitsch, tedesca detentrice di numerosi record aviatori e collaudatrice delle armi segrete della Luftwaffe: di lei, resta a ricordo anche l’ardita azione di fine aprile 1945, quando ai comandi di un piccolo Fieseler Fi156 Storch, atterrò, sfidando le artiglierie e i carri sovietici, nelle vie di Berlino ormai prossima alla capitolazione. Ma in pochi conoscono Marina Raskova o Marya Smirnova, che pilotando i propri apparecchi inflissero pesanti perdite alle forze dell’Asse in Unione Sovietica. Molte di loro non fecero ritorno a casa, venendo abbattute e bruciando assieme ai propri velivoli. Questa è la loro storia: una storia di donne che non rimasero ad aspettare una legge sulle “quote rosa” (tanto di moda a casa nostra) per dimostrare il loro valore e la loro voglia di riscatto.

1. Iniziamo con una domanda di rito: da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulle donne pilota dell’Unione Sovietica nel corso del secondo conflitto mondiale?

Maria DolinaMio padre era il motorista armiere di due grandi assi della caccia italiana, Luigi Gorrini e Franco Bordoni-Bisleri. I suoi ricordi accesero la passione per l’aviazione. Quando mi accorsi che ne sapevo più io di wikipedia su tanti piloti e aerei della Seconda Guerra Mondiale cominciai a collaborare con la versione italiana e poi con quella inglese. Sfogliando un libro americano sugli aerei della Seconda Guerra Mondiale vidi una foto di quattro “pilotesse” da caccia davanti a uno Yak-1. Rimasi folgorato. Di quel conflitto si era scritto tutto ma di quelle aviatrici non si sapeva nulla. Scoprire chi fossero era una sfida appassionante. Lessi tutti i testi reperibili che ne parlavano, ma molte mie domande restavano senza risposta. Per averle iniziai la mia ricerca. Allora non lo avrei mai immaginato, ma nel giro di quattro anni mi avrebbe portato ad essere l’unico storico delle aviatrici sovietiche al mondo ad avere il proprio libro pubblicato in tre lingue.

2. Sono note le vicende delle prime donne aviatrici, quali l’americana Amelia Earhart, che scomparve in mare nel 1937 durante un tentativo di trasvolata della Terra, e la tedesca Hanna Reitsch, detentrice di numerosi record aviatori e pilota collaudatrice della Luftwaffe. Ma in pochi conoscono Marina Raskova, la capostipite delle donne pilota sovietiche: un progetto su cui neanche Stalin e i militari credevano all’inizio, non è così?

Marina RaskovaMarina Raskova, Eroe dell’Unione Sovietica, navigatore del volo record di un aereo con equipaggio tutto al femminile, che nel 1938 coprì la distanza di 6000 chilometri da Mosca alla Siberia, attraverso gli Urali. Era una donna assolutamente straordinaria. Stalin ne era affascinato. Quando lei gli portò una valigia di lettere di aviatrici ed istruttrici di volo donne (nell’URSS tutti potevano brevettarsi gratuitamente), lui all’inizio tentennò, temeva che le generazioni future lo avrebbero giudicato male per il sacrificio di tante ragazze, ma la Raskova gli spiegò che se lui non le avesse fatte entrare nelle forze armate loro avrebbero rubato degli aerei per volare al fronte, cosa che avvenne puntualmente! Alla fine Stalin cedette, e autorizzò la creazione di tre reggimenti: il 586° IAP (Istrebitelnyi Aviatsionniy Polk) da caccia; il 587° BAP (Bombardirovochnyi Aviatsionnyi Polk) da bombardamento in picchiata e il 588° NBAP (Nochnoi Bombardirovochnyi Aviatsionnyi Polk) da bombardamento notturno.

3. Erano letali quanto i loro “colleghi” maschi, se non di più. Una determinazione nel combattere i Tedeschi che impressionò gli stessi avversari e i superiori. Quanto influì l’epopea di queste eroine sul morale dei Russi nel corso della guerra?

Streghe della NotteProprio il 588° Reggimento divenne famoso con il soprannome di Streghe della Notte. Il 588° fu l’unico reggimento interamente femminile, dal comandante all’ultimo meccanico di aereo ed era equipaggiato con il Polikarpov U-2, un biplano di legno e tela usato prima della guerra in agricoltura. Era un aereo biposto, lentissimo, senza armamento difensivo, senza alcuno strumento per il volo notturno. Il reggimento entrò in azione alla fine del maggio 1942 nel Donetsk, in Ucraina orientale, e contrastò l’avanzata tedesca prima nel Kuban e poi nel Nord del Caucaso e poi combatté i Nazisti in Crimea, in Bielorussia, in Polonia e infine in Germania. Le ultime foto del Reggimento ritraggono i Polikarpov nel cielo di Berlino, sulla Porta di Brandeburgo. Il comandante era Evdokiya Bershanskaya e tra i suoi piloti più decorati ricordiamo Natalya Meklin, dopo la guerra giornalista e scrittrice, e Ira Sebrova, un ex meccanico in una fabbrica, che svolse oltre 1000 azioni di bombardamento, Mariya Smirnova, Dina Nikulina e l’ex studentessa di astronomia Evgheniya Rudneva, morta durante un bombardamento su Kerch, il cui nome è stato dato a un asteroide. Concludendo, con questo reggimento, c’è da dire che il nomignolo di Streghe della Notte venne dato a queste aviatrici dai piloti tedeschi dello Jagdgeschwader JG 52, l’unità d’elite tedesca, lo stormo che ha ottenuto il maggior numero di vittorie aeree (oltre diecimila) nella storia, che non credevano che delle ragazze reali potessero ogni notte con ogni tempo andare a bombardare il loro aerodromo.

4. Volavano su vecchi Polikarpov, aerei obsoleti in confronto ai Messerschmitt o gli Stuka tedeschi; spesso non avevano il paracadute e i velivoli si incendiavano facilmente. Eppure continuavano a volare, nonostante il pericolo…

Natalya MeklinL’altro reggimento femminile da bombardamento, il 587°, era quello meglio equipaggiato. Avevano infatti in dotazione il Petlyakov Pe-2, considerato anche da molti storici dell’aviazione anglosassoni come uno dei migliori bombardieri alleati. In origine il Pe-2 era un caccia, ma Stalin voleva un bombardiere in picchiata da contrapporre allo Stuka tedesco e quindi l’aereo venne in fretta e furia trasformato in bombardiere in picchiata. Il Petlyakov era un aereo molto veloce e molto difficile da pilotare, solo le ragazze con oltre mille ore di volo vennero destinate a questo reggimento. Pensate che i comandi meccanici di questo bimotore erano così duri che a volte le ragazze dovevano tirare in due la barra di comando dell’aereo in atterraggio e in decollo. In realtà questo reggimento avrebbe dovuto avere un aereo biposto, il Sukhoi Su-2, ma la Raskova restò delusa dalle prestazioni di questo aereo e chiese ed ottenne il Petlyakov, che però aveva tre uomini di equipaggio ed era molto complesso da mantenere e, inoltre, le mitragliatrici erano molto dure, richiedevano uno sforzo iniziale di 60 chili, per essere azionate, quindi fu necessario aggiungere degli uomini a questo stormo, spesso gli uomini erano i mitraglieri. Marina Raskova morì proprio pilotando uno di questi aerei mentre guidava una pattuglia a Stalingrado: a causa di nuvole molto basse non vide una scarpata e il suo aereo si fracassò al suolo, su una delle rive del Volga. Il 587° reggimento iniziò a combattere proprio nell’odierna Volgograd, nel febbraio 1943, e poi si spostò a sud, contrastando i tedeschi nel Kuban, nel Nord del Caucaso, poi in Bielorussia, in Polonia ed infine nei paesi baltici. Il comandante era Valentin Markov. Ed eccoci al 586° reggimento caccia. Raskova riuscì ad ottenere per questo reggimento gli Yakovlev Yak-1, i migliori caccia sovietici del tempo, costruiti a Saratov, la città di fronte ad Engels, dove le ragazze si erano addestrate. Anche questo reggimento aveva dei piloti e dei tecnici maschi, in quanto lo Yak era un aereo molto complesso e le ragazze avevano avuto un corso troppo breve per essere preparate a dovere. Il comandante era Tamara Kazarinova, uno dei pochi piloti militari russi donna con esperienza di combattimento. Inizialmente questo reggimento venne schierato nelle retrovie, a difesa della città di Saratov e della sua fabbrica di aerei, ma molte ragazze bruciavano dal desiderio di andare al fronte. Alla fine, nel settembre 1943, otto di loro vennero mandate a Stalingrado. Tra queste c’erano Lidya Litvyak e Katya Budanova, le uniche due donne asso nella storia dell’aviazione (un asso in aviazione è un pilota che ha abbattuto almeno cinque aerei nemici). Il 13 settembre 1943 proprio Litvyak fu la prima donna pilota ad essere accreditata dell’abbattimento di un aereo nemico, anzi, due: un caccia Messerchmitt Bf109 e un bombardiere Junkers Ju88. Altre pilotesse, chiamiamole così, vennero abbattute o ferite su Stalingrado, così che le ragazze sopravvissute vennero richiamate al reggimento, ma Litvyak e Budanova chiesero di restare a Stalingrado. Fu proprio una delle ragazze di questo reggimento la prima donna ad abbattere un aereo nemico tedesco. Il 586° combatté a Voronezh, Kursk, Kiev, Zhitomir e in Ungheria, a Debrecen e a Budapest. Spesso i suoi compiti erano quelli di proteggere nodi ferroviari o di scortare personaggi importanti, tra i quali il futuro presidente sovietico Nikita Kruchew. Quando la guerra finì si trovavano a Vienna.

5. Presero parte a migliaia di missioni, sia diurne che notturne, nonostante i loro apparecchi fossero privi di qualsiasi strumentazione moderna, navigando praticamente “a vista”. Tirando una somma, quante azioni di guerra svolsero dalla loro costituzione?

Katya Ryabova e Nadya PopovaLe Streghe della Notte svolsero 23.000 missioni in tre anni, colpendo duramente ponti, nodi ferroviari, stazioni, depositi di munizioni, concentrazioni di soldati, aeroporti nemici. Trentadue aviatrici morirono, spesso bruciate vive sui loro aerei, visto che volarono senza paracadute fino alla fine del 1944. Ventitré di loro vennero nominate Eroi dell’Unione Sovietica, due Eroine della Federazione Russa e una, Katya Dospanova, del Kazakhistan. Il Reggimento da Bombardamento in picchiata (inizialmente denominato 587° BAP e poi 125° GvBAP) sganciò 980 tonnellate di bombe nel corso di 1134 missioni. Il Reggimento ebbe cinque eroine dell’Unione Sovietica e forse la più nota è stata Mariya Dolina, morta a Kiev negli anni scorsi. Il 586° Reggimento Aereo Caccia svolse 4419 missioni di combattimento e rivendicò l’abbattimento di 38 aerei nemici durante 125 battaglie aeree.

6. La loro storia non si legge nei manuali scolastici e universitari. Ma non è meno importante di tanti altri fatti della guerra. Oltre venti di loro furono nominate Eroine dell’Unione Sovietica e tra poco, con gli anni che passano, rischiano di essere dimenticate, non solo dalla storia, ma anche dall’uomo: eppure, lo loro storia (e il loro sacrificio) ci appartiene, anche solo come esempio per i tanti giovani di oggi, non crede?

Lilya Litvya, Katya Budanova e Mariya KuznetsovaCome insegnante (anche) di storia, devo purtroppo riscontrare quanto il sistema educativo basato sull’imitazione dei grandi uomini sia fallito. Certi valori non si apprendono per imitazione. Il patriottismo e l’eroismo, poi, da decenni, per un preciso disegno politico, in Italia sono stati sistematicamente oggetto di derisione e dileggio. Figure come le aviatrici, sacrificatesi per patriottismo, tra i nostri giovani possono destare al massimo stupore e ammirazione, ma non mancano coloro che le ritengono delle esaltate o delle persone dotate di poco senno, per usare un eufemismo. L’unica nota di ottimismo è che in Italia sia stato scritto il più bel libro sulle aviatrici sovietiche mai pubblicato, per ammissione degli stessi esperti americani. Le aviatrici sovietiche sono spesso delle illustri sconosciute nella stessa Russia, possiamo immaginare in Occidente o negli altri continenti!

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2 thoughts on “Le streghe della notte, la storia delle donne pilota sovietiche

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