Maria Abriani e la presa di Ala

Maria AbrianiDopo la dichiarazione di guerra da parte dell’Italia all’Austria-Ungheria, i soldati italiani iniziarono una rapida avanzata al di là del confine, in quello che a tanti sembrava un conflitto dalla rapida fine: nei primi giorni, infatti, furono occupate dalle truppe numerose città e passi alpini, tra cui Grado, Aquileia e Tezze, la Sella Prevala e la Val Degna, mentre in duri scontri portati alla baionetta fu preso il Passo di Valle Inferno. Il 27 maggio 1915, come riportato nei comunicati e bollettini dello Stato Maggiore dell’Esercito, i soldati erano in procinto di raggiungere Ala, piccola cittadina in provincia di Trento situata tra la Valle della Valbona e Val di Ronchi. Ma la conquista della città di Ala è indissolubilmente legata alla figura di Maria Abriani, che sfidando il fuoco avversario, si mise alla testa di due colonne di soldati italiani per stanare il nemico dalle alture circostanti. Nata nel 1889 nella piccola frazione di Besagno di Mori, nelle frenetiche giornate di fine maggio 1915 si trovava ad Ala a casa di alcuni conoscenti, quando giunse la notizia dell’imminente arrivo delle avanguardie italiane, con alla testa il Generale Antonio Cantore. Gli Austriaci, dal canto loro, si ritirarono dal centro abitato, fortificandosi nelle alture circostanti, da dove avrebbero colto di sorpresa gli Italiani con scariche di fucileria e di artiglieria da posizioni dominanti. E infatti, non appena la colonna di soldati italiani venne avvistata, gli Austriaci riversarono su di loro una ingente quantità di fuoco, essendo costretti, tra le altre cose, a transitare obbligatoriamente da una stretta gola.

Il fuoco si faceva sempre più intenso e l’unico modo per riuscire a salvarsi era localizzare la posizione da dove sparavano gli Austriaci: la problematica maggiore, però, era che i soldati non conoscevano la zona, le alture e gli eventuali camminamenti più riparati e sicuri. Fu allora che, ignorando i pericoli a cui andava incontro, la giovane Maria (all’epoca aveva 26 anni) si diresse verso le truppe italiane, offrendosi di accompagnarle per strade che lei conosceva, così da poter sorprendere i trinceramenti austriaci. Anzi, arrivò perfino a proporre agli ufficiali di acquartierare le truppe all’interno della sua abitazione, sia per offrire riparo sia perché da dove abitava si riusciva a vedere la linea nemica. Solo dopo il rifiuto degli Italiani che volevano evitare danni maggiori alle abitazioni di Ala e perdite tra la popolazione, fece da guida ai soldati, marciando alla testa delle due colonne del Generale Cantore, arrivando fin sopra ad una altura: il combattimento che ne seguì, durante il quale i fanti italiani riuscirono a localizzare e annientare le postazioni austriache, durò per oltre cinque ore, con Maria Abriani sempre in mezzo ai soldati. Due giorni dopo, il Generale Luigi Cadorna poteva trionfalmente diramare il Bollettino di Guerra n. 5: “il 27 maggio truppe di fanteria, rinforzate dalle Guardie di Finanza e da Artiglieria, da Peri, per le due rive dell ‘Adige, avanzarono verso Ala. Espugnato il villaggio di Pilcante, coperto da più ordini di trincee, si impossessarono stabilmente di Ala. Il combattimento durò da mezzogiorno a sera. Vennero presi venti prigionieri. Le perdite nostre sono leggere”. E un mese dopo, 23 luglio, il Capo di Stato Maggiore in persona appuntò sul petto della giovane Maria la Medaglia d’Argento al Valor Militare, per il coraggio dimostrato in combattimento: “Durante un combattimento, guidò spontaneamente e con virile ardimento, un comandante di avanguardia in località adatta per combattere il nemico abilmente appostato, rimanendo impavida esposta al fuoco avversario. Ala, 27 Maggio 1915”. Terminò la guerra come Infermiera Volontaria presso l’Ospedale da Campo n. 70, dove ebbe in cura, per delle ferite riportate in combattimento, colui che diverrà suo marito: il Tenente Giuseppe Trimeloni, del 113° Reggimento Fanteria.

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