Il giorno dei giorni: a 70 anni dallo sbarco in Normandia

Sbarco in NormandiaTutto è pronto sulle spiagge della Normandia. Oggi come settant’anni fa. E come settant’anni fa l’alba è nuovamente fredda, con una leggera foschia che sale dal mare. La bassa marea lascia scoperti gli ostacoli antisbarco predisposti dai Tedeschi a difesa del Vallo Atlantico: sono gli stessi ostacoli sbarco_in_mare1che si trovarono davanti Americani, Inglesi, Canadesi, Neozelandesi e Francesi la mattina del 6 giugno 1944, quando i mezzi da sbarco si avvicinarono alle spiagge battute incessantemente dalle artiglierie germaniche. Presero terra a ondate successive, i circa 160.000 soldati alleati: Omaha, Gold, Juno, Sword e Utah Beach furono bagnate dal sangue di migliaia e migliaia di soldati lanciati in un assalto “fronte al nemico” che ricordava le cariche alla baionetta di un’altra inutile strage di tre decenni prima. A settant’anni di distanza non è facile immaginare cosa fu quel giorno, preparato nei minimi particolari e in totale segretezza dai generali alleati. Non sapremo mai cosa pensavano in quel momento i paracadutisti che si lanciarono dai C47, i commandos atterrati con gli alianti o i Ranger sbarcati sulle spiagge: basterebbe guardare la sequenza iniziale di Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg per capire, per comprendere, il sacrificio offerto da tanti giovani  di vent’anni, dell’una e dell’altra parte. Perché, se possiamo condividere l’idea per la quale si battevano gli Alleati o essere del tutto contrari ad una certa politica guerrafondaia portata avanti dagli Stati Uniti negli anni immediatamente seguenti al secondo conflitto mondiale, non possiamo non rendere omaggio e inchinarci di fronte alle migliaia di croci bianche dei grandi cimiteri sparsi per la Normandia, dove sono raccolte le spoglie dei soldati americani, ma anche di Inglesi, Tedeschi e Canadesi, accomunati dall’aver compiuto fino in fondo il loro dovere di soldati.

NormandiaE il giorno dei giorni cominciò la notte precedente, quando i paracadutisti della 101a e 82a Divisione Aviotrasportata americana e della 6a Divisione Aviotrasportata inglese vennero lanciati sul territorio francese per preparare l’avanzata del giorno successivo alle truppe via mare, creando teste di ponte, compiendo atti di sabotaggio alle linee telefoniche e annientando le artiglierie che Cimitero americano in Normandiaavrebbero martellato le spiagge. Ma molti di loro si paracadutarono fuori zona: celebre la scena de Il giorno più lungo, con i paracadutisti americani che atterrano nel centro di Saint-Mere Eglise, nel mezzo della cittadina occupata dai Tedeschi. Ancora oggi, sul campanile è rimasto il paracadute del soldato che vi rimase appeso, fingendosi morto, fino all’arrivo dei suoi commilitoni. Ma il settantesimo anniversario dello sbarco verrà assurto come Reduci della Normandia (Afp)simbolo di una generazione di soldati anche per un altro motivo: la presenza degli ultimi reduci. Quando anche loro non saranno più in vita, anche la battaglia di Normandia sarà diventata storia: spetterà allora a noi mantenerne vivo il ricordo, recandoci nei luoghi che li hanno visti protagonisti. I reduci, domani, sfileranno tra gli applausi di familiari e turisti, di capi di stato e di governo e semplici appassionati di storia. Sfileranno assieme i soldati dei Ranger che presero d’assalto le spiagge e la Pointe-du-Hoc e i Paracadutisti della 101a Divisione, ma anche i militari della Wermacht a difesa del Vallo. Ma a differenza del nostro Paese, dove ancora ci si divide e ci si odia, questo 6 giugno i vecchi nemici si ritroveranno per ricordare assieme i fratelli caduti. Così, da una parte gli uomini del Maggiore Werner Pluskat, comandante delle difese costiere tedesche, dall’altro quelli del Generale Norman Cota, che sbarcò con i suoi uomini a Omaha Beach: si guarderanno, si stringeranno le mani, forse si abbracceranno. Come dei semplici soldati. Come fanno tutti gli uomini sopravvissuti ai momenti più difficili, anche se settanta anni fa erano nemici.

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