Quando l’Italia vinceva (e sperava)

Pietro MenneaSono appena cominciati i mondiali di calcio del Brasile e come per magia ci riscopriamo Italiani: bandiere Tricolori appese alle finestre e vendute ad ogni angolo di strada, l’Inno cantato a squarciagola per le strade delle nostre città e davanti ai televisori e un senso di attaccamento al nostro Paese mai visto prima. Ma tutto ciò, è pronto a finire appena termineranno i mondiali di calcio o anche prima se la Nazionale dovesse essere eliminata nelle fasi iniziali. In questo mese del resto la parola “Italia” si riduce ad undici giocatori che corrono dietro ad un pallone, pronti ad essere elevati al rango di eroi in caso di vittoria o ad essere denigrati in caso di sconfitta. Ma un’altra Italia, quella che vinceva negli sport “più umili” e meno pagati era in gara negli stessi giorni nell’ormai lontano 1972, quando Pietro Mennea stabiliva il record europeo dei 100 m piani di corsa. Una carriera, quella di Mennea, di tutto rispetto: un oro e due bronzi olimpici, un argento ed un bronzo mondiali e tre ori, due argenti ed un bronzo europei. Quella di Pietro Mennea era un’Italia che vinceva, ma nel senso vero del termine: non era solo l’atleta che saliva sul podio, ma un’intera generazione di giovani e meno giovani che volevano tornare a sognare, e sperare, in un’epoca contrassegnata da lutti e violenze, da bombe e contestazioni. Il sangue scorreva nelle strade italiane: era il sangue delle vittime del terrorismo, delle stragi, della mafia.

Mennea 1974E vittorie come quelle portate al nostro Paese da Mennea (ma anche da altri grandissimi personaggi dello sport, come il pugile Nino Benvenuti, la nuotatrice Novella Calligaris, il tuffatore Giorgio Cagnotto, lo schermidore Michele Maffei, i cavalieri Raimondo e Piero D’Inzeo e tanti altri) facevano riscoprire quella voglia di vivere e di lottare proprie del Nostro Paese. L’Italia vinceva ed entrava a pieno titolo nelle “grandi” dello sport, in anni in cui la scena sportiva era monopolio di Stati Uniti ed Unione Sovietica, pronti a scontrarsi in una guerra fredda anche alle Olimpiadi del 1972 di Monaco. Già, quelle olimpiadi che passeranno alla storia non tanto per le vittorie ma per l’uccisione di undici atleti israeliani da parte di un commando palestinese. Ma l’Italia di Mennea, quella della semplice voglia di vincere, non per il prestigio ed i riconoscimenti, ma per i tanti appassionati di sport, è purtroppo oggi scomparsa e sostituita da atleti che sembrano sempre di più divi della televisione e legati a contratti milionari da parte degli sponsor, e per questo emulati dai giovani che non si avvicinano più allo sport per una vera passione ma per un futuro di guadagno.

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