Le portatrici carniche

Portatrici carnicheBrutta cosa, i centenari. Specie quello che tra pochi giorni verrà ricordato in tutta Europa: lo scoppio della Grande Guerra, quel primo conflitto mondiale che causerà milioni di morti sui fronti di guerra e non solo. Inizieranno le cerimonie ufficiali, le conferenze, i cicli di studi e fioriranno numerosi saggi e memoriali: e anche trasmissioni televisive, documentari, mostre, per documentare alle generazioni presenti e future il dramma della guerra. Ma come spesso accade, sarà una storia narrata e raccontata dal punto di vista strategico, economico, militare, degli armamenti messi in campo dagli opposti schieramenti, di tattiche e manovre. Poco ci soffermeremo sui protagonisti, sui nostri nonni e bisnonni che l’hanno combattuta. Verranno ricordate celebri figure di comandanti e soldati, come Luigi Rizzo e Francesco Baracca, Manfred von Richthofen ed Enrico Toti, le cui gesta ed imprese siamo abituati a conoscere fin da bambini dai libri delle scuole medie e del liceo. Addirittura, come era del resto prevedibile, quale traccia d’esame per gli esami di maturità il Ministero ha scelto il centenario della Grande Guerra per il tema storico: come se il più grande sconvolgimento europeo possa essere riassunto in quattro colonne di un foglio protocollo. Ecco, è proprio questo il problema. Terminate le cerimonie ufficiali, tutti coloro che caddero sui fronti di battaglia verranno nuovamente dimenticati e con loro tutte le loro storie. Dimenticate, come lo sono già adesso, le “storie” minori del conflitto: una di queste, per chi non è (diciamo così) del settore, è la vita di Maria Plozner Mentil, decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

Maria Plozner MentilMaria era nata nel 1884 a Timau, piccolo centro abitato in provincia di Udine. Madre di quattro figli, la sua vita cambiò, come per milioni di Italiani, il 24 maggio 1915, quando anche il nostro Paese decise di gettarsi nel conflitto, dichiarando guerra all’Austria-Ungheria. Nella sua zona, la Carnia, si combatteva in quota, tra le montagne e le cime, con quasi 12.000 Alpini che dovevano essere riforniti di munizioni e viveri ad altitudini elevate. Per gli stretti sentieri anche le salmerie composte da muli e conducenti spesso arrancavano a fatica o erano insufficienti, ma anche direttamente impiegate nei combattimenti, così da non poterle utilizzare per i normali compiti a loro assegnati. Il Comando Supremo decise così di diramare un’ordinanza di arruolamento volontario tra la popolazione civile, per aiutare a portare in quota il materiale occorrente alle truppe: ma quasi tutti gli uomini abili erano già sotto le armi, tra le cime innevate o nel fondo di una trincea sull’Isonzo. Risposero all’appello centinaia di donne (alcune cifre riportano il numero di 1454), tra cui Maria Plozner. Caricandosi sulle spalle le caratteristiche gerle, delle ceste di vimini utilizzate per raccogliere il fieno, il granturco o le patate, le portatrici percorrevano anche più di mille metri di dislivello, su quei sentieri che portavano in vetta. Raggiunti gli Alpini, che altro non erano che i propri mariti, fidanzati e figli, si intrattenevano a parlare di quanto avveniva “giù al paese”, della quotidianità, della vita interrotta dalla guerra.

Portatrici carnicheDurante un momento di riposo dopo aver effettuato uno dei trasporti di routine, il 15 febbraio 1916 Maria Plozner Mentil venne raggiunta da un colpo di fucile sparato da un cecchino austriaco, che la ferì gravemente: trasportata all’Ospedale di Paluzza, spirava il giorno seguente. Il rito funebre venne celebrato con i più alti onori militari e il suo corpo, dal 1934, riposa nel grande Ossario di Timau, accanto ad altri 1763 soldati caduti al fronte, tra i “suoi” Alpini. Solo nel 1997, però, il suo sacrificio venne riconosciuto appieno dalla Repubblica Italiana, quando il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro decise “motu proprio” di conferirle la Medaglia d’Oro al Valor Militare, appuntandola sul petto della figlia Dorina: “Madre di quattro figli in tenera Dorina Plozneretà e sposa di combattente sul fronte carsico, non esitava ad aderire, con encomiabile spirito patriottico, alla drammatica richiesta rivolta alla popolazione civile per assicurare i rifornimenti ai combattenti in prima linea. Conscia degli immanenti e gravi pericoli del fuoco nemico, Maria Plozner Mentil svolgeva il suo servizio con ferma determinazione e grande spirito di sacrificio ponendosi subito quale sicuro punto di riferimento ed esempio per tutte le portatrici carniche, incoraggiate e sostenute dal suo eroico comportamento. Curva sotto il peso della gerla, veniva colpita mortalmente da un cecchino austriaco il 15 febbraio 1916, a quota 1619 di Casera Malpasso, nel settore Alto But ed immolava la sua vita per la Patria. Ideale rappresentante delle portatrici carniche, tutte esempio di abnegazione, di forza morale, di eroismo, testimoni umili e silenziose di amore di Patria. Il popolo italiano Le ricorda con profonda ammirata riconoscenza”.

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