A cento anni dalla guerra civile europea

Sacrificio a Verdun - 1916Il 28 giugno 1914 due colpi di pistola cambiarono la vita di decine di milioni di Europei, di li a poco sprofondati nel fango delle trincee, dei camminamenti e dei reticolati, sotto il fuoco delle artiglierie, dei lanciafiamme e delle nubi mortali dei gas tossici, gettati in insensati, quanto inutili, assalti alla baionetta nella terra di nessuno, spesso poche decine di metri, tra le trincee avversarie, macchiate dal sangue di centinaia di migliaia di morti. Quella drammatica mattina, un giovane studente serbo, Gavrilo Princip, uccise l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie, la Duchessa Sofia von Chotkowa. Da quel momento, il meccanismo delle alleanze, create e sorte per impedire un eventuale conflitto, trascinarono le Nazioni europee, una dopo l’altra, nel vortice della guerra.

Soldati tedeschi a Verdun - 1916Dopo aver rifiutato alcune clausole dell’ultimatum inviato il 23 luglio dal Governo di Vienna a quello di Belgrado, ritenute lesive della sovranità serba (tra cui la consegna di alcuni responsabili dell’attentato e la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini), due giorni dopo entrambi i Paesi mobilitarono parte dei propri eserciti. Il 28 l’Austria dichiarava guerra alla Serbia: come per un effetto domino, il giorno seguente era la Russia a mobilitare le proprie forze armate, seguita dalla Germania, che nel frattempo inviava un proprio ultimatum ai Governi di Parigi e San Pietroburgo. Il 1° agosto 1914 Berlino dichiarava guerra alla Russia e, due giorni più tardi, alla Francia, mentre l’Italia si dichiarava neutrale. Infine, come ultima mossa, a seguito dell’invasione del Belgio, il 4 agosto anche Londra entrava nel conflitto, dichiarando a sua volta guerra alla Germania. A fine agosto 1914 anche il Giappone dichiarava guerra alla Germania, tenendo fede ai trattati di alleanza stipulati con la Gran Bretagna, mentre tra ottobre e novembre il conflitto si allargava anche all’Impero Ottomano, alleato di Berlino. Il 1915 è l’anno dell’entrata in guerra di Italia e Bulgaria; il 1916 del Portogallo, della Romania e del Montenegro e il 1917 degli Stati Uniti d’America e della Grecia: nessuno, nel mondo, era in grado di vedere la fine del conflitto. E, intanto, i morti aumentavano a migliaia ogni giorno.

Tedeschi a Verdun - 1916Sul Fiume Marna, là dove i Francesi arrestarono l’avanzata tedesca, in una settimana di scontri, dal 5 al 12 settembre 1914, le perdite ammontarono a quasi 155.000 uomini tra le fila di Francesi, Inglesi e Tedeschi: niente in confronto al massacro che sarebbe durato fino all’11 novembre 1918, data della firma dell’armistizio tra le potenze alleate e gli Imperi Centrali. La guerra, iniziata nella speranza di una rapide fine (a questo proposito l’Imperatore Guglielmo II dirà alle truppe in partenza per il fronte: “sarete a casa prima che le foglie cadano dagli alberi”), proseguirà, invece, per quattro lunghi anni, lasciando dietro di sé una lunghissima scia di sangue, morte e distruzione. Nella sola battaglia di Verdun, combattuta dal 21 febbraio al 19 dicembre 1916, furono quasi 600.000 le perdite subite da Francia e Germania, tra morti, feriti e dispersi (alcuni storici stimano quasi un milione di vittime); nella pressoché contemporanea battaglia della Somme (1 luglio-18 novembre 1916) fu versato il sangue di oltre 1.200.000 soldati di Francia, Germania e Regno Unito. Sul fronte orientale, considerando solamente le sanguinose offensive di Tannenberg, dei Laghi Masuri e in Galizia, che videro contrapporsi gli eserciti di Berlino, Vienna e Mosca, combattute dall’agosto 1914 al febbraio 1915, non fecero ritorno alle loro case ben 76.200 Tedeschi, oltre 300.000 soldati appartenenti al multietnico esercito austro-ungarico e quasi 436.000 soldati dello Zar. Infine, sui fronti del Medio Oriente, dove Francia e Gran Bretagna si opposero all’Impero Ottomano, dal 2 novembre 1914 (data di inizio delle operazioni nei Dardanelli) al 29 ottobre 1918, le perdite totali ammontarono a circa tre milioni di uomini, tra morti in combattimento, feriti e dispersi.

Soldati italiani in trinceaAnalogamente agli orrori vissuti in trincea sui fronti occidentale e orientale, su quello italiano, l’inutile strage, come venne definita da Papa Benedetto XV, nelle dodici battaglie dell’Isonzo, combattute a partire dal 23 giugno 1915 e terminate con la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917, ben 641.530 furono le perdite subite dall’Italia, tra morti in combattimento, dispersi e feriti, mentre l’Austria-Ungheria vide il sacrificio di oltre 550.000 suoi soldati. E ancora, nelle due battaglie decisive, quella del Solstizio (15-22 giugno 1918) e di Vittorio Veneto (24 ottobre-4 novembre 1918), Italia e Austria soffrirono altre 366.500 perdite umane. Da quell’estate 1914 sono passati ormai cento anni ed oggi restano a perenne memoria milioni di croci bianche e lapidi bronzee sparse un po’ dovunque in tutta Italia (e in Europa) nei grandi cimiteri e sacrari militari: Monte Grappa, Redipuglia, Oslavia, Asiago, Pasubio, Passo del Tonale, Tonezza del Cimone, Rovereto, solo per citare i più grandi e imponenti eretti nel nostro Paese, nei luoghi dove si è combattuto, nei decenni successivi il conflitto. Senza dimenticare quanti ancora giacciono sotto la terra o tra le nevi dei ghiacciai e che solo adesso, grazie al ritiro delle nevi perenni (come avviene sulle Dolomiti), tornano alla luce.

Caduti Grande GuerraC’è tanto da imparare e capire visitando trincee e sacrari militari: si comprende la nostra storia, la storia dell’Italia e delle nostre famiglie. Sono i nostri nonni e bisnonni che hanno combattuto e che sono caduti tra il fango delle trincee, nel letto dei Fiumi Piave, Isonzo e Monticano o tra i ghiacci perenni delle Alpi e delle Dolomiti. E se, una volta conclusesi tutte le cerimonie ufficiali di ricordo e commemorazione dei cento anni di quella inutile strage verranno dimenticati di nuovo, esiliati a mera materia di studio di storici e addetti ai lavori, le parole di Gianmaria Bonaldi, classe 1893, Alpino del Battaglione Edolo, diverrebbero verità, e i nostri soldati, morti nella carne ma non nello spirito, “potrebbero pensare di essere morti invano, e allora si sentirebbero ancora più soli”. Facciamo in modo che ciò non accada.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...