Lo spirito dei soldati è ancora là, sui campi di battaglia

Kurt HoogNon troppi decenni or sono, una credenza popolare diffusa un po’ ovunque voleva che i fuochi fatui fossero le anime dei defunti che, specialmente di notte, si manifestavano ai viventi: sarà la scienza a darne una spiegazione razionale, in base alla quale le fiammelle di colore bluastro altro non erano che il risultato della combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici. Nulla di più. Eppure, le apparizioni di fantasmi, o presunti tali, sono centinaia di migliaia in tutto il mondo, se non addirittura milioni: ed alcune riguardano anche militari caduti in guerra. Kurt Hoog, è un giovane soldato tedesco caduto il 9 settembre 1944, durante gli aspri combattimenti sull’Appennino Tosco-Emiliano, lungo la Linea Gotica. Di lui viene narrata la storia dei suoi resti mortali, rinvenuti in un campo da un agricoltore a Rimini, nei primi Anni Settanta, e identificati grazie al piastrino metallico di riconoscimento: espletate le formalità del caso, il suo corpo venne tumulato nel grande Cimitero di Guerra germanico del Passo della Futa, solo un’altra lapide tra le oltre 30.000 presenti. Fin qui la storia, la cronaca di uno dei tanti ritrovamenti di poveri resti di militari avvenuti nel dopoguerra; storia che, in questo caso, diventa leggenda: perché lo stesso agricoltore, più tardi, affermerà che, mentre era al lavoro nello stesso campo, si vide venire incontro un giovane alto e biondo che gli rivolse poche parole  di ringraziamento, prima di scomparire nel nulla.

Soldato fantasmaStoria di fantasmi di soldati è anche quella che ha coinvolto, recentemente, un giovane ragazzo inglese, in visita con la scuola al Cimitero Militare di Neuville Saint Remy, in memoria dei tanti giovani caduti nel corso della Prima Guerra Mondiale sul fronte francese. Scatta qualche foto e solo dopo aver fatto ritorno a casa sua in Inghilterra, riguardando con più attenzione le immagini, ha notato una strana figura quasi trasparente di fronte alle tante croci dei soldati caduti, come se fosse l’ultimo custode dei suoi compagni in armi. Suggestioni? Effetti ottici? Giochi di luce che hanno casualmente creato un’immagine dalle sembianze umane? Nessuno può stabilirlo con certezza, ma cento anni dopo lo scoppio di quell’immane tragedia che fu la Grande Guerra, con i suoi milioni di morti e la meglio gioventù caduta sui campi di battaglia, piace pensare, forse anche romanticamente, che lo spirito, l’essenza o l’anima, a seconda di come la si chiami, dei giovani fanti, non abbia mai lasciato i campi di battaglia: e come il giovane Piero della ballata di Fabrizio De André, di loro non resta che la voce, o un’immagine un po’ sbiadita, portata dal vento.

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