Lo scontro navale di Punta Stilo del 9 luglio 1940

Conte di CavourDagli esiti inconclusivi per entrambi gli schieramenti, la battaglia di Punta Stilo vide opporsi la Regia Marina Italiana, agli ordini dell’Ammiraglio Inigo Campioni, e la Royal Navy britannica di Andrew Cunningham. Svoltasi nel Mar Ionio al largo della costa calabrese, si trattò di uno scontro quasi casuale, ingaggiato dalle due formazioni navali dopo che entrambe avevano adempiuti ad altri incarichi operativi: il convoglio italiano, infatti, aveva appena sbarcato a Bengasi, sulle coste libiche, i rinforzi richiesti dal Maresciallo Rodolfo Graziani per iniziare le operazioni in Nord Africa, mentre la forza navale inglese aveva fatto rotta da e per l’Isola di Malta per proteggere due convogli. Le due forze, per di più, erano relativamente equilibrate, consistendo quella italiana di due corazzate, quindici incrociatori e sedici cacciatorpediniere, mentre quella inglese annoverava una portaerei, tre corazzate, cinque incrociatori e sedici cacciatorpediniere. Pertanto, mentre si trovava in navigazione alla volta di Bengasi, l’Ammiraglio Campioni fu informato da Supermarina della presenza di una flotta britannica in navigazione: deciso ad intercettarla, dagli incrociatori italiani vennero lanciati gli idrovolanti per esplorare la zona di mare circostante. La stessa azione fu compiuta dall’Ammiraglio Cunningham, che fece decollare dalla Portaerei Eagle dei biplani da ricognizione Swordfish che, localizzato il convoglio italiano, lo attaccarono senza successo. Le due flotte, navigando verso nord-nord-ovest per tutta la mattina del 9 luglio, continuarono ad avvicinarsi progressivamente.

Giulio Cesare al fuocoAlle 15.15 quattro incrociatori italiani aprirono il fuoco sulla forza navale inglese, che subito rispose al fuoco: il combattimento, durato appena cinque minuti, ebbe termine alle 15.20 senza che le due flotte riportassero alcun danno. Anzi, la flotta italiana, alle 15.23 cambiò rotta, puntando decisamente contro quella inglese. Alle 15.52 la Corazzata Giulio Cesare aprì con i suoi pezzi il fuoco contro la Nave da Battaglia Warspite da una distanza di oltre 26.000 metri: anche la nave inglese aprì il fuoco, non riuscendo ad evitare che due colpi della corazzata italiana danneggiassero, anche se lievemente, due cacciatorpediniere della Royal Navy, il Decoy e l’Hereward. Nel frattempo, nell’area della battaglia converse anche il Malaya, gemello della Warspite; poco dopo, anche gli Incrociatori Trento e Bolzano aprirono il fuoco, riequilibrando le forze. In queste fasi, un colpo da 381 mm colpì il fumaiolo poppiero del Giulio Cesare, esplodendo sul ponte e causando l’incendio e lo scoppio di una riservetta di munizioni di un cannone antiaereo da 37 mm. Erano passati appena cinquanta minuti da quando venne sparata la prima salva di cannone: alle 16.04 entrambe le flotte ruppero il contatto, navigando due due rotte distinte e divergenti, allontanandosi progressivamente. Dopo lo scontro, successive ondate di aerei della Regia Aeronautica cercarono, inutilmente, di attaccare le navi inglesi: diverse bombe sganciate rischiarono anche di colpire il convoglio italiano, palesando una forte impreparazione tra le due forze armate, dovuta alla mancanza di coordinamento e comunicazione. Ciò si manifestò chiaramente, a spese della Regia Marina, nello scontro di Capo Spada di appena dieci giorni dopo, 19 luglio: in questa occasione, infatti, venne perso l’Incrociatore Bartolomeo Colleoni, unitamente a 151 uomini di equipaggio.

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