Nobuo Fujita, il pilota giapponese che bombardó gli Stati Uniti

Nobuo FujitaSubito dopo l’entrata in guera degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, a seguito dell’attacco del 7 dicembre 1941 alla base navale di Pearl Harbor, il Governo di Washington, non conoscendo appieno le capacità militari dell’Impero Giapponese, temeva che potessero essere sferrati attacchi aerei e via mare sulla costa occidentale affacciata sull’Oceano Pacifico. In realtà, a causa del relativo isolamento del continente americano, lontano dalle principali zone di guerra e di combattimento, le forze giapponesi, così come l’Asse in generale, non presero in seria considerazione un vero e proprio attacco sul suolo degli Stati Uniti, visto come una ingente sottrazione di energie e materiali all’intera gurrra. Nonostante tutto, però, furono ideate e progettate numerose operazoni, molte delle quali rimaste solo un progetto negli uffici degli stati maggiori: tra questi, ricordiamo l’ardito piano progettato dalla Decima Flottiglia MAS per un attacco al porto e alle infrastrutture di New York, mai andato oltre lo stato di progetto e definitivamente abbandonato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. In ogni caso, seppur con danni infinitesimali e del tutto limitati, un pilota giapponese riuscí a raggiungere il suolo metropolitano degli Stati Uniti in due diverse occasioni e a lanciare una serie di bombe incendiarie: si trattava di Nobuo Fujita. Prima della sua impresa, più utile dal punto di vista morale che militare, un attacco contro le coste americane venne condotto il 23 febbraio 1942, ad opera del sommergibile I-17: dopo essere emerso al largo di Elwood, nello stato della California, intorno alle 19.15, approfittando del buio, sparò con il cannone di bordo diciassette colpi, che causarono alcuni danni (stimati all’epoca tra i 500 e i 1000 dollari) a dei serbatoi di carburante di una societá petrolifera. Durante l’intera azione di fuoco, solo un militare statunitense rimase ferito, tra l’altro solo leggermente ad un mano, tentando di raccogliere alcuni frammenti inesplosi. Ma l’attacco aereo di Fujita rappresentò un vero shock per gli Americani.

Nobuo FujitaArruolatosi nella Marina Imperiale nel 1932, divenne pilota l’anno successivo, volando su aerei da ricognizione e idrovolanti. Il suo apparecchio preferito era comunque lo Yokosuka E14Y, un idroricognitore rapido e maneggevole, studiato per essere imbarcato sui sommergibili, da cui veniva lanciato per compiere raid e attacchi improvvisi. Proprio per queste sue capacità, fu Fujita stesso che propose l’utilizzo di veloci idrovolanti lanciati da sommergibili oceanici per colpire bersagli militari sul suolo americano e nel Canale di Panama, importante dal punto di vista strategico. Venne designato per la missione il sommergibile I-25: dopo un’attenta prepaarazione, il 9 settembre 1942, all’alba, dopo una navigazione silenziosa, l’I-25 emerse al largo delle coste dell’Oregon e della California: pochi istanti dopo, l’idrovolante con a bordo Nobuo Fujita e il navigatore Okuda Shoji prese il volo, in direzione della terraferma. A bordo erano state caricate due bombe incendiarie da 170 libbre, capaci di bruciare un’area di 50 metri di raggio: raggiunto il Monte Emily in Oregon, i due ordigni vennero sganciati, provocando un incendio di modeste dimensioni a est della cittadjna di Brookings, immediatamente spento dalle guardie forestali. L’impressione in tutti gli Stati Uniti fu enorme quando vennero recuperatj nella foresta alcuni frammenti degli ordigni: ancora non si erano placati i dibattimenti sulle difese da adottare che, il 29 settembre, Nobuo Fujita compì un secondo attacco. Utilizzando come riferimento la luce del faro di Cape Blanco, a qualche chilometro da Port Orford vennero lanciate altre due bombe. Sulla rotta di ritorno verso il Giappone, l’I-25 affondò due navi cisterna americane, la SS Camden e la SS Larrey Doheny, unitamente al sommergibile sovietico L-16. Accolto come un eroe in Patria, Nobuo Fujita continuò la guerra nell’aviazione navale, compiendo numerose operazioni di ricognizione. Nel 1944 venne trasferito alla scuola di addestramento per pilota kamikaze. Ma il riconoscimento più grande arrivò nel 1962, quando, con una lettera scritta dall’allora Presidente John Kennedy, venne invitato dall’amministrazione cittadina di Brookings: qui, con un piccolo aereo da turismo, effettuò un volo sui cieli dell’Oregon venti anni dopo il suo raid. Impressionato e commosso dalla calda accoglienza tributatagli, Fugita donò alla città la sua katana, in possesso della sua famiglia da ben quattrocento anni. Alla sua morte, avvenuta all’etá di 85 anni il 30 settembre 1997, il suo corpo venne cremato e le sue ceneri sparse in prossimitá dei luoghi di caduta delle bombe lanciate dal suo aereo.

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