Firenze e i franchi tiratori

Franchi tiratori in FranciaIl termine franco tiratore ha origine con la guerra franco-prussiana del 1870, quando gruppi di civili e militari si organizzarono volontariamente per compiere piccole azioni di disturbo contro un esercito regolare più numeroso, ritardando l’avanzata nemica e rendere più difficoltosa l’occupazione dei centri abitati. Questi francs tireurs rappresentarono una vera eccezionalità per l’epoca, portando lo scompiglio tra le fila avversarie: sul fine 1870 raggiunsero il numero di oltre 40.000, venendo inquadrati nell’Esercito del Vosgi, comandato da Giuseppe Garibaldi, e riportando, nel gennaio 1871, una strabiliante vittoria a Digione contro i Prussiani comandati da August von Werder. Già durante l’epoca napoleonica, comunque, vennero Battaglia di Firenzeistituite delle milizie volontarie, note come tirelleurs, che andarono poi a costituire la fanteria leggera dell’esercito di Napoleone Bonaparte. Il termine tornò, poi, alla cronaca di guerra a partire dall’estate del 1944: dopo il successo dello sbarco sulle coste francesi il 6 giugno, gli Alleati iniziarono la penetrazione nella Normandia, incontrando una forte resistenza da parte delle divisioni corazzate tedesche e dei reparti delle Waffen SS; ma lo stupore più grande fu quando ad accogliere le truppe statunitensi non ci furono le truppe della Wermacht ma gruppi di donne che, affacciate alle finestre, sparavano sulle truppe alleate. Così la Domenica del Corriere del 2 luglio 1944: “L’inviato dell’Agenzia britannica Reuter riferisce: gli Americani sbarcati in Normandia hanno provato l’amara sorpresa di constatare il comportamento ostile della popolazione francese verso le truppe alleate. Donne francesi, sempre più numerose, hanno assolto il compito di franchi tiratori sparando dalle finestre contro reparti liberatori”. Ma non sarebbe stata solo la Francia a veder la nascita di questi gruppi spontanei di cittadini.

Franchi tiratori a RavennaRaggiunta  la città di Roma il 4 giugno 1944, gli Anglo-Americani si prepararono a continuare la risalita lungo la penisola italiana: il prossimo, importante, obiettivo da strappare alle forze tedesche e a quelle della Repubblica Sociale, divenne la città di Firenze, culla del Rinascimento. Ma l’avanzata divenne più difficile del previsto: il capoluogo toscano venne raggiunto solamente nel mese di agosto, il giorno 11. In città erano rimasti pochi reparti tedeschi, che sgomberavano ordinatamente la città per potersi attestare sulle colline circostanti, nella zona di Firenzuola e Scarperia, dove correva il tratto appenninico della Linea Gotica. Intanto, per rallentare l’avanzata, i Franchi tiratoriTedeschi avevano fatto saltare, il 4 agosto, i ponti sull’Arno: tutti, meno Ponte Vecchio, che venne invece ostruito all’inverosimile dalle macerie degli edifici circostanti bombardati nei mesi precedenti dagli Alleati. Fu lo stesso Console tedesco di Firenze, Gerhard Wolf, a mediare direttamente con Hitler a Berlino affinché il gioiello dell’architettura mondiale non venisse distrutto dalle mine. Sgomberata dalle truppe tedesche, quindi, la città sarebbe dovuta cadere velocemente nelle mani degli Alleati: invece, come in Francia appena due mesi prima, le avanguardie delle forze anglo-americane vennero accolte dalle fucilate degli ultimi difensori ancora presenti in città. Soprattutto nel quartiere di San Frediano, gli uomini del Generale Harold Alexander dovettero impegnarsi in combattimenti casa per casa, per localizzare questi franchi tiratori che, armati solo di vecchi fucili, bloccavano interi reparti. Ma lo stupore maggiore fu vedere chi erano in realtà questi temibili cecchini: ragazzi che ancora non avevano compiuto i diciotto anni e che non potevano arruolarsi volontari nell’esercito regolare della Repubblica Sociale per ragioni di età. L’edizione del 27 agosto 1944 de La Domenica Corriere titolava: “I fiori delle donne di Firenze ai liberatori: contro un gruppo di soldati neozelandesi entrati nel suo esercizio, un’ostessa lancia bombe a mano, uccidendo alcuni nemici, ferendone altri e mettendo in fuga i superstiti. Essa stessa ha pagato con la vita l’eroica ribellione”. Triste il loro destino finale: presi prigionieri dalle formazioni partigiane, vennero tutti fucilati sul sagrato della Chiesa di Santa Maria Novella, destando le forti proteste degli stessi Anglo-Americani, episodio narrato abilmente ne La Pelle, di Curzio Malaparte, romanzo che narra dell’occupazione alleata in Italia. Era la guerra civile, quella “guerra sporca di fascisti e partigiani” di cui parla Giampaolo Pansa. Ma il riconoscimento più grande gli venne dallo stesso Generale Alexander; intervistato, dirà: “la città italiana che preferisco? Firenze, perché lì, gli Italiani ci hanno accolti sparandoci addosso”.

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2 thoughts on “Firenze e i franchi tiratori

  1. Anche in Sicilia gli Italiani gli hanno sparato addosso, eccome! Ci hanno messo una settimana a prendere la Sicilia, contro le poche ore delle spiagge normanne.

    • Beh, se ci hanno messo una settimana (in realtà, poco più di un mese) non è proprio un vanto, anche perché le poche ore per le spiagge, come dici tu, sono un paragone un po’ fuori luogo. L’intera Normandia, regione francese poco più grande della Sicilia, ebbe termine il 26 agosto 1944, quasi tre mesi dopo lo sbarco. La Sicilia, invasa il 9 luglio 1943, cadde solo un mese dopo, 19 agosto 1943

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