Ai comandi del Tornado: quando i piloti non hanno fatto ritorno alla base

TornadoLa recente tragedia che ha coinvolto il 6° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana di stanza a Ghedi, in provincia di Brescia, ha riaperto dolorose ferite che sembravano ormai rimarginate. L’incidente del 19 agosto 2014  nei cieli di Ascoli Piceno, dove hanno trovato la morte il Capitano Pilota Mariangela Valentini, il Capitano Pilota Alessandro Dotto, il Capitano Navigatore Paolo Piero Franzese e il Capitano Navigatore Giuseppe Palminteri, è solo l’ultimo di una lunga serie che hanno visto coinvolti i militari dell’Arma Azzurra mentre si trovavano a bordo di velivoli Tornado. Entrato in servizio nel lontano 1982, si tratta di un velivolo da combattimento bireattore, con ali a geometria variabile ed una velocità massima di oltre 1400 km/h; dotato di un equipaggio di due persone (pilota e navigatore), è armato con due cannoni calibro 27 mm e fino a 9000 chilogrammi di carichi esterni, tra cui i missili aria-aria AIM-9L Sidewinder. Ma nonostante l’elevata professionalità e l’eccellente addestramento dei piloti, purtroppo, non si sono potute evitare alcune gravi tragedie.

Tornado IDS del 6 StormoIl 20 ottobre 1992, durante lo svolgimento di un’importante esercitazione internazionale nella base aerea di Nellis, in Nevada, negli Stati Uniti, avveniva il primo incidente mortale. Un velivolo italiano stava compiendo un’attività notturna quando, per cause che non vennero mai del tutto chiarite, andò a schiantarsi tra le creste brulle del deserto americano, determinando, al contempo, la morte dei due componenti dell’equipaggio: si trattava del Tenente Colonnello Pilota Francesco Petruzziello, 37 anni, originario della provincia di Foggia, e del Capitano Navigatore Nicola Barini, viareggino di 31 anni. I due ufficiali facevano parte di una missione addestrativa composta da otto velivoli Tornado e un aereo da trasporto C130 Hercules, appartenenti al 6° Stormo di Ghedi. Ancora, il 21 gennaio 1999, nei cieli sopra Everton, nell’Inghilterra Centrale, il Sottotenente Pilota Matteo Di Carlo, impegnato in un’esercitazione congiunta con la RAF britannica, non faceva rientro alla base dopo che il suo Tornado ebbe una collisione in volo con un piccolo aereo da turismo, un Cessna. Pochi mesi dopo, il 20 agosto, sopra Porto Empedocle, era un Tornado del 156° Stormo di Goia del Colle a precipitare e a inabissarsi in mare: persero la vita il Maggiore Pilota Marco Co e il Maggiore Navigatore Giuseppe Cornacchia.

TornadoSeguirono altri incidenti, in cui fortunatamente i piloti riuscirono ad eiettarsi con il paracadute e a salvarsi, riportando solo lievi ferite ed escoriazioni, come quello occorso nel giugno 2007 nei cieli di Migliarino, non lontano da Ferrara. Tutti i piloti, prima di mettersi ai comandi, sanno che quella potrebbe essere la loro ultima missione: non esistono voli di routine e nessuno è uguale all’altro. A centinaia, se non migliaia metri di quota, ci sono mille cose che possono andare storto: il meteo, il vento, il carburante. In qualsiasi momento può accendersi una spia luminosa che segnala qualche problema. Ma nessuno ci pensa, concentrandosi invece sull’ordine di missione. Anche quella del 19 agosto 2014 era una “solo” una missione di addestramento: i quattro ufficiali erano veterani di missioni all’estero con ore e ore accumulate ai comandi dei Tornado e nei simulatori. Ma questa volta qualcosa è andato storto. Qualcosa non ha funzionato e Mariangela, Alessandro, Paolo e Giuseppe non hanno fatto ritorno alla base di partenza.

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