L’incidente aereo di Thomas Mantell, precipitato inseguendo un UFO

Thomas MantellTutto ha inizio il 7 gennaio 1948, alle ore 13.00, quando un nutrito gruppo di persone nello stato del Kentucky riferì alle autorità militari e di polizia di aver avvistato in cielo un oggetto volante non identificato, che viaggiava a velocità sostenuta. 45 minuti più tardi, dopo aver allertato il comando aereo statunitense, dalla base militare di Fort Knox, la stessa che presidia il più grande deposito aureo del mondo, venne ordinato ad una formazione di tre caccia P51 Mustang, che già si trovavano in volo e comandati dal Capitano Thomas Mantell, di intercettare l’oggetto, scortarlo fuori dallo spazio aereo degli Stati Uniti e, se si fosse dimostrato ostile, abbatterlo. Era un periodo, quello del 1948, che stava vivendo l’escalation della Guerra Fredda, dove vi era il fondato timore che l’Unione Sovietica potesse mette a punto velivoli sperimentali segreti in grado di colpire il suolo metropolitano americano. Ma nella mente di molti cittadini erano ancora impresse le prime pagine dei quotidiani di appena sei mesi prima: RAAF Captures Flying saucer on ranch in Roswell region. L’euforia generale era grande: nonostante il segreto militare, in molti erano convinti che l’Aeronautica Statunitense, nel luglio 1947, avesse ritrovato e recuperato nel deserto di Roswell, in New Mexico, un disco volante con all’interno l’equipaggio. E l’anno 1948 iniziò con un inseguimento nei cieli. La missione, come abbiamo detto, fu affidata al Capitano Mantell, giovane pilota di 26 anni in forza al 440° Gruppo dell’USAAF, già veterano della Seconda Guerra Mondiale e decorato, tra l’altro, dell’Air Medal e della Distinguished Flying Cross.

Thomas MantellEppure, qualcosa andò storto, perchè il P51 pilotato da Mantell si schiantò al suolo in una palla di fuoco che uccise il pilota all’istante. Quando la formazione di caccia americani era ormai prossima ad intercettare l’oggetto volante, alle ore 15.15 venne comunicato per radio che, trovandosi ad una distanza di quasi 6000 metri, era possibile scorgere nel cielo una grossa sfera luminosa, probabilmente metallica. A questo punto, però, gli altri due piloti dovettero rientrare alla base, non essendo equipaggiati con le riserve di ossigeno per effettuare un volo ad alta quota: solo il Capitano Mantell continuò l’inseguimento, comunicando, nell’ultimo messaggio, che l’oggetto da lui inseguito aveva accelerato ed era scomparso dietro ad una formazione di nubi. Non ricevendo da quel momento alcuna comunicazione via radio, alle 15.40 decollarono altri due caccia, con il compito di ritrovare il Capitano dato, ormai, per disperso in azione: alle ore 17.00, i resti dell’aereo vennero ritrovati nei pressi della città di Franklin, sparpagliati su una vasta aerea. L’orologio di Mantell si era fermato alle 15.19, mentre la strumentazione di bordo indicava che il velivolo si era portato fino ad una quota di quasi 9000 metri. L’inchiesta che seguì, giunse alla conclusione che il Capitano Thomas Mantell perse conoscenza per mancanza di ossigeno, determinando la perdita dei comandi del velivolo e il successivo schianto al suolo. E per quanto riguarda l’oggetto? Ufficialmente, il presunto UFO altro non era che un pallone sonda tipo Skyhook, i cui lanci erano tenuti segreti e che molti piloti non conoscevano per l’elevata segretezza, venendo utilizzati dalla United States Navy per rilevazioni meteorologiche ma anche come “occhio” per spiare il nemico comunista. 

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