Invergordon, gli ammutinati della Atlantic Fleet

Atlantic FleetAnche se vincitrice contro gli Imperi Centrali, la Gran Bretagna usciva dalla Prima Guerra Mondiale con una economia disastrata, una forte inflazione, le industrie che faticavano a riconvertirsi alla produzione civile e un elevatissimo numero di ex soldati da reinserire nella società. Cosi come avverrà anche in Francia o in Italia, per non parlare della Germania, stremata sia dal conflitto che dalle riparazioni di guerra imposte dei vincitori, il Governo di Londra, con una serie di provvedimenti economici, si vide costretto ad aumentare la tassazione e a ridurre gli stipendi e i salari degli impiegati pubblici e statali, forze armate comprese. A peggiorare ancora di più la situazione, e la debole ripresa economica che stentava a ripartire, il crollo della Borsa di Wall Street del 1929 e la Grande Depressione affamarono ancora di più il popolo inglese: nuove strette finanziare vennero così decise. Nel 1931, i salari dei dipendenti pubblici furono tagliati fino quasi al 10%, ma per i militari arruolati a partire dal 1925 venne applicato il cosiddetto New Rate, ovvero un taglio netto della paga del 25%. La tensione era palpabile, specie da parte dei marinai imbarcati nella Atlantic Fleet: già l’11 settembre ne ebbero notizia attraverso i quotidiani, ma ancora non vi era nulla di ufficiale; frattanto, una formazione di dieci navi, tra cui l’Incrociatore Hood e le Navi da battaglia Valiant e Warspite, giunsero nel porto scozzese di Invergordon.

Marinai della RodneyUna volta sbarcati, i marinai inglesi si riunirono in assemblee spontanee, sul modello dei soviet russi, criticando il forte taglio dei salari a danno di semplici militari, quando, al tempo stesso, chi governava non era disposto a compiere dei sacrifici. Nonostante i divieti di comizi e assemblee, gli uomini della formazione navale (a cui intanto si aggiunsero nuovi equipaggi sbarcati), continuarono ad organizzare proteste e manifestazioni, cominciando a riscuotere il sostegno di numerosi civili e abitanti delle zone limitrofe. Il 14 settembre 1931, i comandanti delle navi ormeggiate a Invergordon ne informarono l’Ammiragliato, sempre più preoccupato del morale: nessuno voleva che nella Atlantic Fleet avvenissero disordini e diserzioni. Ma ben presto, il peggior incubo per ogni comandante di marina prese corpo: a bordo dell’Incrociatore Hood e della Nave da Battaglia Nelson, i marinai iniziarono a non eseguire più gli ordini, rifiutandosi di prendere il largo e limitandosi a svolgere le attività di guardia in porto. Gli ordini venivano ignorati, gli ufficiali ridicolizzati e le manifestazioni di protesta dilagarono ovunque. Iniziarono le trattative con l’Ammiragliato e il Governo britannico: la protesta era montata principalmente per le riduzioni degli stipendi al 25% per le nuove reclute e, se non fossero stati presi dei seri provvedimenti a riguardo, alcuni gruppi di marinai minacciarono di danneggiare i motori di bordo.

Fu solo nella giornata del 16 settembre che la situazione sembrò sul punto di normalizzarsi. L’Ammiragliato abbandonò la proposta della tassazione del 25%, uniformando tutti i nuovi arruolati al 10% già in vigore: questo voleva anche dire che eventuali nuove proteste sarebbero state represse energicamente. Ma se durante le Giornate di Invergordon non si ebbero gravi incidenti di ordine pubblico, quasi duecento marinai della Atlantic Fleet vennero congedati dal servizio, mentre un altro centinaio fu trasferito ad altri incarichi con l’accusa di voler incitare il personale allo sciopero e alla rivolta. Ma le ripercussioni delle agitazioni in Scozia si ripercossero anche fin sulla Borsa di Londra, causando panico finanziario e un consistente crollo della sterlina: appena quattro giorni dopo, il 20 settembre 1931, infatti, il Governo era costretto ad abbandonare la parità aurea.

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