Il volo Iran Air 655 non risponde!

Iran AirLa recente tragedia del volo della Malaysia Airlines del 17 luglio 2014, abbattuto per “errore” mentre sorvolava i cieli sopra Doneck, teatro di violenti scontri tra Ucraini e separatisti, ad appena 50 km dal confine con la Russia, ha riaperto ferite mai rimarginate. Se in Italia la memoria non può che correre al 27 giugno 1980, al volo IH-870 I-TIGI della Compagnia Itavia inabissatosi nel Mar Tirreno nei pressi di Ustica, di cui la Corte di Cassazione ha stabilito con una sua sentenza che si trattò di un abbattimento dovuto ad un missile di un non meglio precisato velivolo militare, un altro “errore” di riconoscimento portò quasi ad una guerra tra l’Iran e gli Stati Uniti. Il 3 luglio 1988, infatti, l’Incrociatore USS Vincennes della United States Navy, mentre si trovava in navigazione nelle acque dello Stretto di Hormuz, lanciò due missili terra-aria SM-2MR contro quello che sembrava un caccia F14 Tomcat della Niru-ye Havayi-ye Artesh-e Jomhuri-ye Eslami-e Iran, ovvero l’Aeronautica Militare dell’Iran, ma che in realtà altro non era che un velivolo civile, un Airbus A300: il volo Iran Air 655 esplose in una palla di fuoco gigantesca, uccidendo i sedici membri dell’equipaggio e i 274 passeggeri a bordo (238 Iraniani, tredici Emiratini, dieci Indiani, sei Pakistani, sei Jugoslavi e un Italiano). Il Comandante William Rogers dichiarò che l’Airbus stesse tenendo una “strana” rotta, come se fosse in procinto di attaccare l’unità navale americana: in realtà, le indagini dimostrarono che l’Iran Air 655 aveva un volo ascendente e non discendente, come è da prassi quando un F14 (o qualsiasi altro velivolo militare) si prepara ad attaccare.

USS VincennesTutto ebbe inizio la mattina stessa del 3 luglio 1988, quando lo USS Vincennes, dopo aver condotto un’operazione di scorta ad un convoglio navale americano, ricevette comunicazione che un suo elicottero era stato fatto oggetto di colpi d’artiglieria navale da parte di un pattugliatore della Marina Iraniana. Iniziò l’inseguimento, portando la nave americana ad entrare, prima, nelle acque territoriali dell’Oman, e, successivamente, in quelle iraniane. Frattanto, con un ritardo di ventisette minuti, decollò da Bander Abbas l’Airbus A300 ai comandi dell’esperto pilota civile Rezaian Mohsen, con destinazione Dubai. Per tutta la durata del volo, il velivolo aveva il transponder attivo e avrebbe comunicato via radio posizione e quota in lingua inglese: ma sette minuti dopo, venne intercettato dai due missili e abbattuto. Iniziò un braccio di ferro tra i Governi di Washington e Teheran, che fece salire enormemente la tensione in tutta l’area: per di più, il Governo degli Stati Uniti espresse solo il “proprio rammarico” per la perdita di così tante vite umane, ma non chiese mai ufficialmente scusa o ammise che si trattò di un grossolano errore di valutazione del comandante. Un mese dopo la tragedia, inoltre, il Vice Presidente George W.H. Bush, alla rivista Newsweek dichiarò che  “gli Stati Uniti d’America non chiederanno mai scusa. Mai. Non mi interessa quali siano i fatti”. Dal canto loro, gli Iraniani e tutto il mondo arabo gridò vendetta: anche se attributo all’intelligence libica, sei mesi dopo, il volo Pan Am 103, il 21 dicembre 1988, esplodeva in volo nei cieli sopra la cittadina scozzese di Lockerbie. Solo nel 1996, la questione Iran Air 655 poté ritenersi conclusa: Stati Uniti e Iran raggiunsero un accordo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia, con Washington che accettò il pagamento di quasi 62 milioni di dollari alle famiglie delle vittime della tragedia aerea.

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