Weidling, Krebs e Mohnke, gli ultimi difensori di Berlino

Tre Generali. Helmuth Weidling, Hans Krebs e Wilhelm Monke, protagonisti dell’ultima, grande battaglia della Seconda Guerra Mondiale: Berlino. Carriere militari diverse, personalità agli “antipodi” l’una dall’altra, ma unite nell’ultima, vana, resistenza all’Armata Rossa che assediava il cuore della capitale del Reich.

Helmuth WeidlingHelmuth Weidling nasce ad Haberstadt, cittadina della Sassonia, nel 1891 in una famiglia di forti tradizioni militari. Arruolatosi nel 1911, viene destinato alla nascente flotta aerea degli Zeppelin, assumendo il comando, negli anni del primo conflitto mondiale, delle aeronavi LZ97 e LZ113. Dopo la guerra, fu uno dei 4000 ufficiali costituenti il piccolo esercito della Repubblica di Weimar, dove assunse il comando del 4° Reggimento Artiglieria. Frattanto, era promosso al grado di Capitano e poi di Maggiore. Nel 1935, è nominato Tenente Colonnello. Con la salita al potere di Adolf Hitler, e il programma di riarmo per la ricostituzione delle forze armate, gli viene assegnato il comando del 56° Reggimento Artiglieria, con cui prese parte, nel settembre 1939, alla campagna di Polonia. Grande stratega, fu uno degli ispiratori della blitzkrieg, la guerra lampo: i suoi cannoni avrebbero fatto da scudo alla fanteria che muoveva all’assalto, così da minimizzare le perdite e impedire al nemico di contrattaccare. Dopo la campagna di Francia, venne destinato al fronte orientale dove, il 1° gennaio 1942, assunse il comando della 86a Divisione di Fanteria: per i suoi meriti, venne promosso, in un solo anno, prima a Generalmajor (Maggiore Generale) e poi a Generalleutnant (Tenente Generale). Partecipò poi alle offensive di Kursk, nell’ottobre 1943, alla guida del 41° Panzer Korps: anche qui, per eccezionali meriti, venne nuovamente promosso a Generale d’Artiglieria. Weidling rimase quasi ininterrottamente al comando di questa unità, ricevendo economi e riconoscimenti solenni: il 28 novembre 1944 venne insignito della Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia e Spade.

Hans KrebsHans Krebs nasce a Helmstedt nel 1898 e, ancora giovanissimo, si arruolò nel 1914, venendo assegnato al 78° Reggimento Fanteria dove, raggiunto il grado di Sottotenente, prese parte alla Grande Guerra. Con la Repubblica di Weimar seguì il destino di Helmuth Weidling, facendo parte dell’ossatura della Reichswehr. Promosso al grado di Tenente nel 1925, iniziò così una brillante carriera all’interno degli stati maggiori delle forze armate; tra il 1933 e il 1935, inoltre, venne nominato Addetto Militare tedesco a Mosca, incarico che gli permise di studiare e imparare la lingua russa. Al suo rientro in Germania, seguirono numerosi incarichi di stato maggiore, raggiungendo, nel 1940, il grado di Colonnello. Con l’avvio dell’Operazione Barbarossa nel giugno 1941, fu nuovamente inviato in Russia, vista la sua profonda conoscenza dei modi operativi dei Sovietici: durante la sua permanenza a Mosca, lo stesso Stalin, che ne apprezzava le sue doti morali e militari, gli fece sapere che “noi due dobbiamo rimanere amici qualsiasi cosa succeda”. Capo di Stato Maggiore della IXa Armata nel gennaio 1942, fu uno dei pianificatori dell’Operazione Tifone, l’assalto decisivo a Mosca. Direttamente agli ordini del Generale Walter Model, ne seguì il destino nelle ultime fasi della guerra: dopo le vittorie difensive contro i Russi nel marzo 1943, fu destinato al fronte occidentale, dove assunse il ruolo di Capo di Stato Maggiore del Gruppo d’Armate B, impegnato a contrastare l’avanzata alleata dopo lo sbarco in Normandia del giugno 1944. Nel febbraio 1945, infine, venne richiamato a Zossen, presso il Comando dello Stato Maggiore Generale dell’Esercito.

Wilhelm MohnkeWilhelm Mohnke è il più giovane dei tre generali: nasce a Lubecca nel 1911 dove, seguendo le orme del padre, iniziò a lavorare come falegname e, alla morte di quest’ultimo, in una bottega di vetro e porcellana. Iscrittosi al Partito Nazionalsocialista nel 1931, assunse il comando della 4a SS Steindarte, dove vi rimase fino al gennaio 1932. Selezionato per essere uno dei 117 uomini che costituiranno la futura 1a SS Panzer Division Leibstendarte, al comando di una compagnia prese parte alla campagna di Polonia, venendo decorato con la Croce di Ferro di Seconda Classe e di Prima Classe, per l’alto valore dimostrato da lui e i suoi uomini in combattimento. Partecipò poi alle operazioni in Francia, dove si rese responsabile della fucilazione di 80 prigionieri di guerra inglesi presso Wormhout, nei pressi di Dunquerke, azione per cui non venne perseguito per insufficienza di prove. Il 6 aprile 1941, mentre si trovava nei Balcani con il 2° Battaglione della Leibstendarte, a seguito di un attacco aereo, venne ferito gravemente ad una gamba. Dopo la convalescenza, venne riassegnato ad incarichi di segreteria e amministrativi, procedendo a selezionare gli uomini da destinare alle varie unità combattenti. Il volgere della guerra a sfavore della Germania, però, lo vide nuovamente tornare in campo: alla fine del 1942 assunse il comando del 26° Reggimento Panzergrenadier SS della Divisione Hitlerjugend, composta dai giovani della Gioventù Hitleriana, con i quali, dal 6 giugno 1944, mise in seria difficoltà l’avanzata alleata seguita allo sbarco in Normandia, venendo decorato con la Croce di Cavaliere nel luglio 1944. Grazie alle sue spiccate doti militari, poi, riuscì ad infliggere gravi perdite agli Alleati durante l’offensiva delle Ardenne, venendo poi, ma anche in questo caso senza sufficienti prove, ritenuto in parte responsabile di aver preso parte alle esecuzioni di Malmedy e di aver dato ordine di fucilare alcuni prigionieri di guerra canadesi, che avevano precedentemente attaccato i suoi uomini.

Difesa di BerlinoMa è con la battaglia di Berlino nell’aprile-maggio 1945 che i destini dei tre generali si incrociarono: fu, infatti, il 23 aprile 1945 che il Generale Hans Krebs incaricò il Generale Helmuth Weidling di difendere ad ogni costo la città, nominandolo, per ordine dello stesso Hitler, Comandante della Piazza di Berlino. A sua volta, Wilhelm Monke, assunse il comando di un Kampfgruppe (un gruppo di combattimento), dipendente direttamente da Weidling, forte di nove battaglioni, inclusi i resti delle Lanciarazzi Katiuscia nei sobborghi di BerlinoDivisioni Nordland (composta da volontari norvegesi) e Charlemagne (composta da volontari francesi). La città, come scriverà più ne I leoni morti Maurice-Yvan Sicard, storico francese premiato dall’Académie Française, “non era più difesa che da resti di unità spossate, aventi già subito perdite spaventose: resti del 57° Corpo Blindato del Generale Weidling; resti della 18a e 20a I giovani della Gioventù Hitleriana a BerlinoPanzergrenadier Division della Wermacht; resti, infine, della Divisione SS Nordland. Ossia al massimo seimila uomini, compreso il Battaglione della Charlemagne. A questi seimila soldati vi era da aggiungere la Guardia della Cancelleria ed alcune unità del Deposito della 1a Divisione SS Leibstendarte Adolf Hitler, agli ordini del Generale Wilhelm Monke. E ancora le truppe eterogenee della Milizia Popolare, la Gioventù Hitleriana di Arthur Axmann, vecchi agenti di polizia in pensione, artiglieri della Flak, cadetti, marinai, pompieri, il personale a terra dell’aviazione, i genieri addetti ai servizi sedentari, il personale subalterno dei Ministeri, profughi e lavoratori stranieri”.

Ultimi ordini per la difesa di BerlinoIntanto, Krebs (assieme ai Generali Keitel, Jodl e Burgdorf) avrebbe diretto le operazioni dal bunker della Cancelleria, dove trovava rifugio lo stesso Hitler. Con la morte di quest’ultimo, il 30 aprile 1945, Krebs si recò dal Generale Vasilij Cujkov per esporre le condizioni di resa per le forze tedesche, per una pace che potesse garantire “condizioni soddisfacenti alle nazioni che avevano sofferto più di tutte la guerra”. Ma per i Sovietici solo la In attesa dei T34capitolazione era ammissibile. Il giorno seguente, 1° maggio, il Generale Hans Krebs si suicidò, sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Il Generale Helmuth Weidling, il 2 maggio, firmò la resa senza condizioni, dando lettura, per le strade di Berlino ormai rasa al suolo, del comunicato: “Berlino, 2 maggio 1945. Il giorno 30 aprile il ReichstagFührer si è suicidato, abbandonando in tal modo tutti coloro che gli avevano prestato giuramento di fedeltà. Ligi agli ordini del Führer, voi soldati tedeschi eravate pronti a continuare a combattere per Berlino benché le vostre munizioni stessero per finire e la situazione complessiva rendesse insensata un’ulteriore resistenza. Dispongo ora la cessazione di ogni forma di attività bellica. Ogni ora che voi doveste continuare a combattere non farebbe che protrarre le terribili sofferenze della popolazione civile e dei nostri feriti. D’accordo con il comando supremo delle truppe sovietiche, vi chiedo di deporre immediatamente le armi. Weidling, ex comandante della difesa della piazza di Berlino”. Preso in consegna dai Sovietici, il 17 novembre 1955 trovò la morte nel campo di concentramento di Vladimir, nei sobborghi di Mosca. Infine, Wilhelm Monke venne fatto prigioniero assieme ad un gruppo di soldati scampati alla battaglia: dopo quattro anni in isolamento, venne rilasciato nel 1955, trasferendosi a Barsbuttel, dove morì nel 2001.

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