Come cadde il Caporale Francesco Carola

Morte del Caporale CarolaDalla Domenica del Corriere del 2-9 agosto 1914: “Il 7 luglio scorso, nel sud bengasino, a Lektafia, lo Squadrone Cardassi del 18° Piacenza inseguivano i ribelli che avevano fatto fuoco contro le nostre truppe intente a disperdere i loro campi di concentrazione, quando il Caporale Francesco Carola, di Caserta, cadde ferito mortalmente da una fucilata al fianco, raccolto da alcuni soldati e condotto all’ambulanza. Ma tutto ormai era inutile, il ferito si spegneva rapidamente. Egli capì che la fine era prossima. Aprì gli occhi, si guardò attorno e vide vicino a sé, turbato di pietà, il capo del suo Squadrone, il Capitano Cardassi, che era sopraggiunto a confortarlo. – Capitano… – mormorò. – Coraggio, bravo Carola! – – Ne ho, Signor Capitano. Lo so che per me è finita, ma prima di morire vorrei una cosa: vorrei baciare lo Stendardo dei Cavalleggeri! – Dei soldati che erano intorno si precipitarono al bivacco dei Cavalleggeri, presero lo stendardetto e lo portarono al morente, che agonizzava serenamente. Questi, prese quel drappo di guerra e con le labbra lo baciò. Negli astanti la commozione era grande. Il morente disse ancora al Capitano: – E’ doloroso a morire a vent’anni. Ma sono contento perché muoio per il mio Paese… Raccomando la mia mamma, poveretta, che è sola e non ha che me! – Furono le sue ultime parole. Quasi subito spirò. – Scopritevi soldati – ordinò il Capitano Cardassi – E’ morto un Eroe! – E mentre intorno tutti si scoprivano lagrimando in silenzio, il Capitano si chinò riverente a baciare il morto”.

Quando Achille Beltrame disegnò la copertina della Domenica del Corriere in memoria del Caporale Carola, caduto sulla “quarta sponda” italiana della Libia, come è stata definita dallo storico Sergio Romano, l’Europa stava muovendo i primi passi verso il suicidio della Prima Guerra Mondiale. L’Italia avrebbe aspettato ancora un anno, fino alle “radiose giornate di maggio” per gettarsi nella inutile strage, ma i suoi figli cadevano sui fronti dimenticati, così lontani ma al tempo stesso così vicini, della Libia e della Somalia.

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