Marzabotto: e fu strage!

Ossario di Marzabotto (1)Un cancello di ferro battuto e una scalinata in marmo portano all’ingresso principale della cripta situata sotto la Chiesa parrocchiale eretta nella pizza centrale della cittadina di Marzabotto, comune poco distante da Bologna sulle pendici del Monte Sole, cima della catena degli Appennini tosco-emiliani. Entrando, una frase colpisce il visitatore: “Ricordate e meditate il nostro sacrificio”: nel sacrario che è stato ricavato all’interno riposano i resti di 778 cittadini di Marzabotto e delle località vicine, per la maggior parte provenienti dagli abitati di Grizzana, Monzuno, Cerpiano, Casaglia, Caprara, Cadotto, Steccola, Sperticano, Pioppe di Salvaro e Creda di Grizzana. Trucidate e uccise in un momento in cui le operazioni militari si erano arenate e impantanate a ridosso della Linea Ossario di Marzabotto (10)Gotica, correndo dal versante tirrenico delle province di Massa Carrara e Lucca, a quello adriatico di Ravenna e Forlì. Da una parte i soldati tedeschi e i militari della Repubblica Sociale, dall’altra gli Americani, gli Inglesi, i Polacchi, i Brasiliani. Intanto, si era formata nei boschi dell’Appennino la Brigata partigiana Stella Rossa, costituita prevalentemente da renitenti alla leva e da militari sbandati l’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Venne così deciso dal comando germanico in Italia del Feldmaresciallo Albert Kesserling di dare avvio ad una imponente operazione nell’interno, con l’obiettivo di dare un duro colpo ai partigiani comandati da Mario Musolesi: appena un mese prima, 12 agosto 1944, una simile operazione fu condotta nell’Alta Garfagnana, in località Sant’Anna di Stazzema, portando all’uccisione di 560 civili, di cui 130 bambini.

Ossario di Marzabotto (24)L’operazione di rastrellamento sul Monte Sole ebbe inizio il 29 settembre, con un fulmineo attacco alle posizioni tenute dai partigiani della Stella Rossa da parte degli uomini della 16a SS Panzergrenadier Division Reichsfuhrer, comandata dal Maggiore Walter Reder. Ma la furia delle truppe germaniche non si fermò alla semplice distruzione dei capisaldi nemici e all’uccisione dei partigiani che venivano sistematicamente catturati: risalendo le pendici della Ossario di Marzabotto (15)montagna in “cerchi concentrici” così da non lasciare alcuna via di fuga, veniva distrutto tutto ciò che veniva incontrato lungo il cammino. Furono incendiate le abitazioni, i campi e i raccolti, i fienili e ucciso il bestiame. Presi dal panico, gli abitanti della zona cercarono di fuggire, nascondendosi dove potevano, soprattutto all’interno di chiese ed oratori, convinti che almeno la sacralità dei luoghi venisse rispettata. Ma, come per Sant’Anna di Stazzema, anche a Marzabotto le SS trucidarono chiunque capitasse loro a tiro. L’operazione durò fino al 5 ottobre 1944: intere famiglie erano state distrutte, interi centri abitati non esistevano più, trasformandosi in paesi fantasma. Tra le vittime, in tutto 778, risultarono 315 donne, 76 anziani di oltre sessant’anni e 189 bambini di età inferiore ai dodici anni: e proprio per ricordare le piccole vittime innocenti della strage, nel cortile antistante la cripta ogni bambino è ricordato con un piccolo angelo in volo.

Ossario di Marzabotto (3)I caduti sono stati raccolti in piccoli loculi individuali, che sono stati ricavati lungo le pareti della cripta; coloro che, invece, non è stato possibile riconoscere e dare un nome, sono stati riuniti in urne collettive. Per iniziativa, poi, del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti di Guerra, sono stati tumulati nei rimanenti vani i resti di 404 militari, di cui 26 cittadini di Marzabotto caduti nel corso del primo conflitto mondiale e 378 provenienti dai vari fronti di combattimento della Seconda Guerra Mondiale, “uniti spiritualmente alle donne, ai bambini e ai vecchi sacrificati nella stessa terribile guerra”. Tanto sacrificio sofferto, il 24 aprile 1948, venne riconosciuto con il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare al Comune di Marzabotto: “Incassata fra le scoscese rupi e le verdi boscaglie dell’antica terra etrusca, Marzabotto preferì il ferro, fuoco e distruzioni piuttosto che cedere all’oppressore. Per quattordici mesi sopportò la dura prepotenza delle orde teutoniche che non riuscirono a debellare la fierezza dei suoi figli arroccati sulle aspre vette di Monte Venere e di Monte Sole, sorretti dall’amore e dall’incitamento dei vecchi, delle donne e dei fanciulli. Gli spietati massacri degli inermi giovanetti, delle fiorenti spose e dei genitori cadenti non la domarono e i suoi 1830 morti riposano sui monti e nelle valli a perenne monito alle future generazioni di quanto possa l’amore per la Patria. Marzabotto, 8 settembre 1943-1 novembre 1944″.

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