Gli uccisi di Gubbio

Mausoleo di GubbioDopo aver raggiunto Roma il 6 giugno 1944, gli Alleati erano decisi a continuare l’avanzata verso il Nord Italia, prima che le forze tedesche si attestassero saldamente sulle fortificazioni della Linea Gotica, che correva dalle province di La Spezia e Massa Carrara, passava dalla Versilia e dalla Garfagnana, per poi proseguire verso le colline attorno Firenze, tra Scarperia, il Passi della Futa e del Giogo, per arrivare fino in Emilia Romagna e al Mar Adriatico. Anche i Tedeschi erano frettolosi di sgomberare le regioni centrali e in particolare l’Umbria. Americani e Inglesi erano, infatti, giunti a Terni il 13 giugno, continuando la risalita verso i principali centri abitati: Foligno era raggiunta il 16 e, il 20 giugno, la città di Perugia. Ma dalle valli circostanti, si intensificarono anche le attività dei partigiani, intenzionati a precedere gli Alleati verso il prossimo centro abitato: Gubbio. Fu proprio la città dove San Francesco ammansì il lupo che terrorizzava gli abitanti, che la guerra irruppe con tutta la sua violenza e ferocia. Il 20 giugno 1944, una pattuglia dei GAP, che agì fuori dagli ordini ricevuti, tese un agguato a due soldati tedeschi, uccidendo un ufficiale medico, il Tenente Kurt Staudacher, e ferendone un secondo in maniera grave, il Sottotenente Hermann Pfeil, mentre si intrattenevano presso un bar del centro, appartenenti alla 114 Jager Division.

Mausoleo di GubbioImmediata fu la reazione tedesca: chi venne sorpreso per la strada fu arrestato e condotto presso il comando germanico. Fu solo per la diretta intercessione di Monsignor Beniamino Ubaldi, Vescovo di Gubbio, che le azioni di rastrellamento vennero sospese, purché non si fossero verificati altri gravi incidenti. Ma non fu così: gli arresti indiscriminati ripreso la mattina del 21 giugno e a nulla valsero le preghiere di Monsignor Ubaldi, il quale non esitò ad offrire sé stesso al posto dei civili catturati. All’alba del giorno seguente, 22 giugno, sul luogo dove oggi sorge il Mausoleo intitolato alla memoria dei quaranta eugubini trucidati, per ordine del Generale Johann Karl Boelsen, si compì la rappresaglia. Ma la strage, come ricorda Giancarlo Pellegrini in Una strage archiviata, si portò dietro anche una lunga lacerazione all’interno della stessa comunità: in molti, infatti, attribuivano la responsabilità della rappresaglia non solo all’esercito tedesco, ma anche agli elementi partigiani che avevano provocato la morte e il ferimento dei due soldati, in un momento in cui i Tedeschi erano prossimi a sgomberare il centro abitato e, di fatto, rendendo del tutto inutile dal punto di vista militare e strategico la morte isolata di un singolo militare.

Mausoleo di GubbioDopo l’eccidio, i corpi, che erano stati ricoperti con pochi centimetri di terra, vennero pietosamente ricomposti e sepolti in una unica fossa a ridosso del muro della fucilazione. Dopo la guerra, si fece largo nella popolazione la volontà di dare una degna sepoltura a quei quaranta cittadini eugubini che trovarono la morte nelle ultime fasi del conflitto per la città di Gubbio: ebbe così inizio, nel 1947, la costruzione del Mausoleo, interamente finanziato grazie ai contributi volontari dell’intera collettività. Così, con la consacrazione avvenuta nel 1949, alla presenza dei familiari e di una comunità commossa, in loculi singoli furono deposti i resti dei quaranta trucidati. Di fronte all’entrata del Mausoleo è ancora visibile il muro dove avvenne la fucilazione, con ancora impressi nella roccia i fori provocati dalle mitragliatrici tedesche.

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