Una potenza pari a mille soli

Test Trinity“Pochi risero, pochi piansero. I più rimasero in silenzio. Mi tornò alla mente un verso del Bhagavad-Gita: sono diventato morte, il distruttore dell’universo”. Questo fu il ricordo del “padre” della bomba atomica, lo scienziato americano di origini tedesche (i genitori, originari della provincia dell’Assia, erano emigrati negli Stati Uniti) Julius Robert Oppenheimer, l’indomani del test del 16 luglio 1945 nel deserto del New Mexico, presso la base di White Sands Missile Range, che vide detonare il primo ordigno nucleare creato dall’uomo, nome in codice Trinity. Appena tre anni prima, il 2 dicembre 1942, nei laboratori dell’Università di Chicago, il fisico italiano Enrico Fermi, con la sua equipe, aveva ottenuto la prima fissione nucleare controllata all’interno di un reattore: l’umanità era così entrata, nel bene e nel male, nell’era nucleare. Poco meno di un mese dopo dal test di prova nel deserto americano, il 6 e il 9 agosto 1945, le due città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki subirono i primi, e finora unici, bombardamenti atomici della storia. L’intento dichiarato fu quello di costringere il Giappone alla resa incondizionata (cosa che avvenne il 2 settembre 1945), ma è ormai assodato che i due bombardamenti atomici furono un “messaggio” lanciato dagli Stati Uniti al quasi ex alleato sovietico e a Stalin: cominciava, nelle ultime fasi del secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, molti mesi prima del famoso discorso di Winston Churchill della cortina di ferro calata sull’Europa da Stettino, sul Baltico, a Trieste, nell’Adriatico.

Bomba ZarIniziò così la rincorsa delle potenze a testare armi atomiche sempre più potenti e più distruttive. Il deserto americano tra Nevada e New Mexico divenne un poligono a tutti gli effetti, dove i giganteschi crateri delle esplosioni sono visibili ancora oggi. E anche dall’altra parte della cortina di ferro, il programma nucleare sovietico muoveva i suoi primi passi: il 24 dicembre 1946 venne messo in funzione il primo reattore nucleare a fissione, utilizzando l’uranio confiscato alla fine della guerra ai militari tedeschi, e, il 29 agosto 1949, fu coronata dal successo l’Operazione Prima Luce, quando a Semej, in Kazakistan, esplose la prima bomba atomica a plutonio di Mosca. Poi vennero le più distruttive bombe all’idrogeno, che sfruttano il principio della fusione nucleare incontrollata, accanto a quello della fissione: l’umanità, non era mai stata così vicina alla completa autodistruzione. Ma l’apice dei test nucleari venne raggiunto il 30 ottobre 1961: in una fredda giornata d’inverno, un gruppo di fisici sovietici capeggiati da Andrej Sacharov, futurono Premio Nobel per la Pace nel 1975, fece esplodere la più potente arma nucleare della storia.

Maggiore Andrei DurnovtsevRibattezzata Bomba Zar, venne impostata il 10 luglio 1961, con una potenza pari a 100 Megatoni: durante il test, per ragioni precauzionali, venne depotenziata a “soli” 50 Megatoni, ovvero quasi 1000 volte più potente di Little Boy, la bomba usata dagli Stati Uniti su Hiroshima. Venne sganciata alle ore 11.32 da un bombardiere Tupolev Tu-95 pilotato dal Maggiore Andrei Durnovtsev, appositamente modificato per collocare l’ordigno e rinforzato per proteggere l’equipaggio dagli effetti termici e dalle radiazioni. Testata nella baia di Mitjusicha, nel Circolo Polare Artico, si generò una palla di fuoco del diametro di quasi otto chilometri, raggiungendo e sfiorando il Tupolev di Durnovtsev, impegnato a raccogliere i dati sul test. Il caratteristico fungo atomico raggiunse un’altezza di 64 chilometri, venendo avvistato a mille chilometri di distanza; l’onda d’urto generata venne registrata fino in Finlandia, quasi 700 chilometri dal “punto zero” e la distruzione totale raggiunse i 55 chilometri. Al termine del test, i militari sovietici commentarono compiaciuti che “un risultato positivo apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato”.

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