Il Tricolore di Olivia Teso

Olivia TesoQuasi 37.000 furono i morti, feriti e dispersi pagati dal Regio Esercito Italiano nell’ultima offensiva del Piave, la battaglia di Vittorio Veneto, tra l’ottobre e il novembre 1918, a fronte di un numero quasi triplo di perdite tra le fila del multietnico esercito di Vienna. Vittorio Veneto fu la battaglia risolutiva sul fronte italiano, con i nostri soldati che inseguivano a tappe forzate il nemico per spostare quanto più possibile la linea del fronte prima che entrassero in vigore le clausole armistiziali del cessate il fuoco. L’euforia era grande: molti esponevano bandiere Tricolori alle finestre vedendo i fanti in grigio-verde marciare per città e valli, tra applausi scroscianti e canti patriottici. Molti, forse la maggioranza della popolazione, più che per la vittoria, “festeggiavano” semplicemente la fine della guerra civile europea, pensando alla rinascita e alla sopraggiunta pace, ignari che appena venti anni dopo un nuovo conflitto mondiale, ancora più distruttivo, colpirà l’Europa e il mondo intero. Ma erano tanti in quei giorni i Tricolori esposti a balconi e finestre, anche nelle zone ancora sotto occupazione austriaca. Fu allora che la tensione salì nel piccolo abitato di Vodo, nel Cadore bellunese: una donna, Olivia Teso ebbe un violento diverbio con un ufficiale austriaco, dopo che essa aveva appeso alla finestra della propria abitazione la bandiera italiana. Il militare di Vienna arrivò perfino a inseguire e minacciare la giovane all’interno della propria casa, pistola in pugno, intimandole di non esporre il drappo tricolore. A questo punto, Olivia Teso si avvolse nella bandiera, gridando: “Io la espongo lo stesso! E se lei vuole sparare, ecco il mio petto. Morrò almeno con la mia bandiera, la bandiera d’Italia!”. La pistola, per fortuna, non sparò, evitando di aggiungere un altro caduto nel lungo computo di morti che fu la Prima Guerra Mondiale.

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