L’eccidio di Pietransieri

Mausoleo di Pietransieri“Nobile e generosa frazione montana del comune di Roccaraso, confermando ancora una volta le elevate tradizioni patriottiche e la insofferenza al servaggio delle forti popolazioni abruzzesi, reagiva con la più ostinata opposizione ad ogni invito dell’oppressore alla collaborazione, subendo intrepidamente depredazioni, saccheggi, incendi e distruzioni. L’uccisione ad opera dei partigiani di due militari nazisti offriva all’invasore il pretesto per far pagare a tutta la popolazione il prezzo della fiera resistenza, per cui, in sette giorni, il nemico barbaramente trucidava, con disumana e bestiale ferocia, ben centoventotto abitanti, per la maggior parte donne, vecchi e bambini, indifesi ed affamati. L’olocausto di tante innocenti vite umane testimonierà per sempre l’alto, nobilissimo contributo di sacrificio e di sangue offerto dalla popolazione di Pietransieri a difesa dell’onore, della libertà e dell’avvenire della Patria. Pietransieri di Roccaraso, 30 ottobre 1943-7 giugno 1944”. Così recita la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita il 18 gennaio 1967 alla piccola frazione di Pietransieri, che il 21 novembre 1943 pagò un alto tributo di sangue in una delle prime e drammatiche rappresaglie contro la popolazione civile condotta dalle forze tedesche all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre. In tutto, furono rastrellate 130 persone: dopo le esecuzioni i morti furono 128, essendo riuscite a salvarsi soltanto due bambine, protette dalle rispettive madri, Pia Cocco e Virginia Macerelli.

Vittime di PietransieriTutto ha inizio con l’armistizio dell’8 settembre 1943, con lo sbandamento dei militari italiani rimasti privi di ordini e le forze tedesche impegnate a rinforzare le fortificazioni della Linea Gustav per contrastare la risalita delle truppe alleate. Per ordine del Maresciallo Albert Kesserling, a partire dal 30 ottobre, “tutti coloro che si troveranno ancora in paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico”: un trattamento facilmente intuibile, ovvero la fucilazione immediata, senza possibilità di processo. Ma nonostante gli avvertimenti, buona parte della popolazione si limitò a lasciare le proprie abitazioni, trovando rifugio nei boschi circostanti e nei casolari di Limmari, poco fuori Pietransieri. Con l’approssimarsi dell’avanzata alleata, quindi, tutti coloro che si sarebbero trovati a ridosso della linea del fronte, sarebbero stati considerati dei ribelli: inizialmente, le truppe tedesche si limitarono a minare e incendiare le abitazioni, ma gli abitanti non capirono che erano segnali che precedevano la tragedia.

Proprio su incarico del comune Roccaraso, lo storico Paolo Paoletti ha cercato di ricostruire l’accaduto: l’ultimo tentativo di allontanare la popolazione dalla cosiddetta HKL, la Hauptkampflinie, ovvero la linea di combattimento principale fu tentato nei giorni dal 15 al 17 novembre 1943 sotto la minaccia dei mitra e delle mine fatte saltare abbattendo diversi edifici e incendiando alcuni casolari. In zona, operava l’11a Compagnia, 3° Battaglione, della 1a Divisione Paracadutisti a cui venne dato il conseguente ordine di procedere al rastrellamento per sgomberare con qualsiasi mezzo gli abitanti che erano rimasti. Le vittime furono 128: tra esse, sessanta donne e ben 34 bambini al di sotto dei dieci anni e un neonato di appena un mese. Come abbiamo detto, solo due giovani non trovarono la morte: Pia Cocco, che si salvò dallo scoppio di una mina posta all’interno di un casolare e Virginia Macerelli, che all’epoca dei fatti aveva sei anni, nascosta dalle vesti della mamma durante le fucilazioni indiscriminate. Un eccidio, quindi, che aveva più lo scopo di incutere una paura quasi terroristica nei confronti della popolazione che di una vera e propria operazione di rappresaglia contro eventuali azioni partigiane, tanto che nel 1966 il Sindaco di Roccaraso, Camillo Redaelli dirà che “se le 128 vittime, trucidate dal 15 al 21 novembre, si fossero allontanate da quella zona ed avessero riparato, dopo l’obbligato sfollamento, nelle zone che offrivano una certa sicurezza perché assai distanti dalla Linea Gustav, si sarebbero indubbiamente sottratte a tanta ferocia”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...