Lo scontro navale di Tassafaronga

Sbarco dei Marines a GuadalcanalDa quasi quattro mesi, dal 7 agosto 1942, nell’Arcipelago delle Salomone Meridionali, forze aeronavali statunitensi stavano combattendo una delle battaglie decisive nel teatro del Pacifico contro il Giappone, sbarcando sulle isole di Guadalcanal, Gavutu Tanambogo e Tulagi: scopo principale, privare i Giapponesi di basi avanzate da cui avrebbero potuto minacciare l’Australia e la Nuova Zelanda; inoltre, se la campagna alleata si fosse rivelata un successo, dalle Salomone gli Stati Uniti avrebbero potuto utilizzare le isole come una sorta di rampa di lancio verso la Nuova Britannia, occupata dalle forze del Sol Levante dalla fine del gennaio 1942. L’intera campagna di Guadalcanal, durata ufficialmente fino al 9 febbraio 1943, vide contrapporsi quasi 60.000 uomini delle forze terrestri alleate a poco più di 36.000 Giapponesi: si contarono oltre 7000 perdite tra gli Alleati e ben 31.000 soldati giapponesi, la quasi totalità della guarnigione. E proprio durante le fasi più cruente dell’offensiva, quando ancora non si era delineata la vittoria e la sconfitta per nessuno degli schieramenti, venne combattuta una battaglia navale notturna che vide una notevole vittoria tattica giapponese nei pressi di Tassafaronga, punta settentrionale di Guadalcanal, nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 1942.

Contrammiraglio Raizo TanakaCon il protrarsi della campagna di Guadalcanal, la guarnigione giapponese si trovò ad affrontare il problema degli approvvigionamenti e dei rifornimenti, sia per i numerosi convogli nipponici attaccati e affondati nell’Oceano Pacifico sia per i continui attacchi aerei che distruggevano le piste d’atterraggio degli aeroporti. Quando, il 26 novembre 1942, iniziò a scarseggiare anche il cibo, con le razioni ridotte ad un terzo, il comando giapponese ideò un ardimentoso, quanto ingegnoso piano per il rifornimento: utilizzando i cacciatorpediniere, le navi si sarebbero avvicinate a Guadalcanal di notte, mentre a bordo sarebbero stati stipati dei contenitori pieni di generi alimentari, munizioni e medicinali; in prossimità dell’isola con una stretta virata di 180°, i contenitori, legati assieme con una gomena e in grado di galleggiare, sarebbero stati gettati in mare a poche centinaia di metri dalla riva, da cui un battello con pochi uomini avrebbe avuto il compito di recuperare il prezioso carico da portare sulla spiaggia. Al comando del Contrammiraglio Raizo Tanaka, la forza navale giapponese era forte di otto cacciatorpediniere, di cui sei adibiti al trasporto dei rifornimenti e due di scorta, su uno dei quali lo stesso Tanaka aveva posto il suo centro di comando (Cacciatorpediniere Naganami): già il 29 novembre, però, il servizio informazioni della United States Navy decifrò alcuni messaggi in codice sulla missione di rifornimento che avrebbero intrapreso i Giapponesi.

L'Incrociatore New Orleans danneggiatoCon la Task Force 67, composta di cinque incrociatori e quattro cacciatorpediniere, il Contrammiraglio Carlenton Wright ricevette l’ordine di intercettare la squadra navale di Tanaka e impedirne il rifornimento. Intanto, giunti in prossimità delle rispettive zone di scarico, i cacciatorpediniere giapponesi iniziarono le procedure per il rilascio del carico in mare: alle 23.12, però, i radaristi della formazione nipponica avvistarono la forza avversaria, cosa che costrinse il Contrammiraglio Tanaka a sospendere le operazioni e a schierare la propria forza in posizione di attacco. Passarono pochi minuti e anche gli Americani ebbero la conferma della posizione delle navi giapponesi e, da una distanza approssimativa di circa 6300 metri, i cacciatorpediniere statunitensi lanciarono le proprie salve di siluri, mentre su ordine del Contrammiraglio Wright gli incrociatori aprirono il fuoco con i propri cannoni: Tanaka, a questo punto, con una repentina manovra, si portò sul traverso delle navi americane, aumentando la distanza e rendendo così inoffensivi i siluri, avendo raggiunto la loro portata massima. Il caccia Takanami venne investito da una violenta salva di cannoni, facendo scoppiare numerosi incendi a bordo e rendendo ingovernabile il timone; intanto 44 siluri giapponesi procedevano a tutta velocità nell’oscurità del mare.

Il Minneapolis sventratoAlle 23.27, due di questi siluri colpì il Minneapolis mentre era intento a colpire nuovamente il Takanami ormai inerme; pochi attimi dopo, un altro siluro colpì il New Orleans, devastando la prua e facendo esplodere la Santa Barbara e tutto il munizionamento di bordo, uccidendo sul colpo i serventi di tutti i pezzi d’artiglieria e rendendo inoffensivo l’incrociatore. Per evitare una collisione imminente, l’Incrociatore Pesante Pensacola aumentò la velocità superando le due navi colpite ma, alle 23.39, venne a sua volta colpito da un siluro a centro nave, causando una falla che fece immediatamente sbandare la nave di 13°. Infine, altri due siluri raggiunsero il Northampton, che riportò seri danni nella sala macchina e all’albero motore, segnando il suo destino. Con un incrociatore affondato (il Northampton) e tre gravemente danneggiati, e 395 marinai morti, le navi americane dovettero ripiegare in gran fretta per evitare un ulteriore attacco dei cacciatorpediniere nipponici: i Giapponesi accusarono solo la perdita del Takanami e la morte di 195 uomini. Sebbene l’esito della battaglia di Tassafaronga risultò essere un successo tattico giapponese, lo scopo del rifornimento venne solo parzialmente raggiunto, venendo ritentato la notte dell’11 dicembre successivo: anche questa volta, però, una task force navale statunitense impedì la missione, segnando, di fatto, il destino della guarnigione di Guadalcanal.

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