Il mistero del K129

Sottomarino K129Tante sono le storie che abbiamo cercato di raccontare sul periodo della Guerra Fredda che, nonostante non abbia mai visto uno scontro diretto tra le due superpotenze per il dominio del mondo, causò le sue vittime. Non solo la crisi in Corea o la guerra in Vietnam, ma anche tanti episodi che finirono per essere classificati come “incidenti” e “tragiche fatalità” per non esacerbare ancora di più le relazioni internazionali già tese: tra questi, l’abbattimento del Maggiore Rudolf Anderson il 27 ottobre 1962 nei cieli sopra l’isola di Cuba o il misterioso affondamento del Sottomarino USS Scorpion nel maggio 1968 al largo dell’Arcipelago delle Azzorre. E un destino simile al battello della United States Navy toccò anche ad uno della controparte sovietica, il K129, sottomarino lanciamissili a propulsione diesel-elettrica, appartenente alla Classe Golf, Tipo II. Impostato a metà degli Anni Cinquanta, e completato nel 1960 come risposta alla deterrenza sottomarina americana, venne destinato al settore del Pacifico, stanziato nella base di Rybachiy, nella penisola del Kamchatka, da dove avrebbe svolto delicati compiti di sorveglianza e pattugliamento. L’unità, forte di 83 uomini d’equipaggio, venne posta agli ordini del Capitano Vladimir Ivanovich Kobzar, svolgendo durante il 1967 ben due missioni di deterrenza nucleare nell’Oceano Pacifico. Richiamato alla base per alcuni lavori di manutenzione, avrebbe dovuto riprendere il mare il 24 febbraio 1968, per la sua terza missione.

Vladimir Ivanovich KobzarIl nuovo anno, il 1968, si era già aperto con due misteriosi naufragi: quello del Dakar e del Minerve, due sottomarini (rispettivamente israeliano e francese) scomparsi misteriosamente in mare il 25 e il 27 gennaio durante una normalissima missione addestrativa. Quando riprese il mare, il K129 inviò l’8 marzo 1968 un messaggio cifrato per comunicare che avrebbe raggiunto la zona assegnatagli per il pattugliamento navale: passarono i giorni e le settimane e a metà marzo, non ricevendo altri messaggi, le autorità sovietiche iniziarono a preoccuparsi della scomparsa. Venne così dato avvio ad una poderosa missione di ricerca, a cui presero parte decine di navi e sottomarini: anche gli Stati Uniti intuirono le manovre di Mosca e, quando capirono che i Sovietici non erano riusciti a localizzarlo, diedero a loro volta avvio ad una segreta ricerca, consapevoli di poter recuperare, in caso avessero scoperto il relitto, segreti militari di importanza strategica. Fu allora che la CIA diede avvio ad una delle missioni navali più segrete mai tentate prima che, grazie alle analisi e all’intuito di James Bradley, alto ufficiale della Naval Intelligence, portò all’individuazione del relitto già nell’ottobre 1968.

Glomar ExplorerMa furono le ispezioni al relitto che destarono stupore tra i vertici del Pentagono: adagiato sul lato di dritta, sebbene quasi del tutto integro, dietro alla torre di comando vi era un enorme squarcio, causato, però, secondo gli analisti, ad un’esplosione avvenuta in superficie e non immersione, mentre due missili nucleari giacevano sul fondo, risultando gravemente danneggiati. Pensando ad un recupero, venne autorizzato uno dei più costosi programmi segreti della Guerra Fredda, l’Azorian Project, che vide la costruzione di una apposita nave per i recuperi, la Glomar Explorer. Ed è da questo momento che le speculazioni sulla fine del K129 iniziarono a farsi strada, rifiutando in molti il guasto accidentale, dovuto all’inesperienza dell’equipaggio, sebbene costituito per la metà da giovani reclute. Esclusa, quindi, l’esplosione accidentale dovuta ad un guasto o a un siluro difettoso, come per il K141 Kursk, le ipotesi maggiori riguardavano la presenza di un altro sottomarino americano in zona. Molti ufficiali sovietici, appena saputa della scoperta del relitto ad opera della US Navy, ricordarono che lo USS Swordfish, proprio nel marzo 1968, ricevette delle riparazioni urgenti per non meglio identificati danni esterni dovuti forse ad una collisione: i dubbi restano ancora oggi, dato che solo negli Anni Novanta il Governo di Washington rivelò che i danni al loro battello furono provocati da un violento urto contro un blocco di ghiaccio e che lo USS Swordfish si trovasse ad oltre 560 km di distanza dal K129. Cosa successe veramente non lo sapremo mai, restando, per molti, l’intera vicenda ancora avvolta dal mistero e uno dei tanti combattimenti tra Sovietici e Americani in realtà mai accaduti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...