Il Sagittario II, l’Italia che vola a Mach 1

Campini Caproni CC2Le basi furono poste già nel lontano 28 agosto 1940, quando il pilota collaudatore Mario De Bernardi della Regia Aeronautica portò in volo, per dieci minuti nei cieli di Milano, un prototipo sperimentale, matricola NC4850, spinto da un motoreattore da dodici cilindri con una potenza di 900 CV: De Bernardi volava sul Campini Camproni CC2, uno dei primi aerei sperimentali che utilizzava la propulsione a getto (il primo in assoluto fu il biplano Coanda 1, dell’inventore rumeno Henri Coanda che volò il 16 dicembre 1910). Sebbene il progetto italiano venne in seguito abbandonato, preferendo la Regia Aeronautica sviluppare nuovi velivoli di tipo classico, anche la Germania si interessò ai turboreattori e ai motori a reazione, realizzando gli avveniristici caccia Messerschmitt Me262 e Me163 Komet, quest’ultimo in grado di raggiungere l’incredibile velocità di 1123 km/h. Dopo la guerra, partendo dagli studi degli ingegneri e degli scienziati tedeschi, gli Americani misero in campo l’X1 che, il 14 ottobre 1947, compì il primo volo a Mach 1 (circa 1127 km/h) ai comandi di Chuck Yeager: nessun uomo, fino a quel momento, era mai stato così veloce.

Sagittario IILa Guerra Fredda, intanto, obbligava le aviazioni militari di entrambi gli schieramenti ad adottare nuovi velivoli sempre più all’avanguardia, in grado di rispondere alle esigenze operative e strategiche del secondo dopoguerra. E l’Italia, complice anche la sua posizione di confine con il blocco comunista, riprese “in mano” l’ambizioso progetto Sagittario IIdegli ingegneri Secondo Campini e Giovanni Battista Caproni per lo sviluppo di un caccia intercettore monoposto alimentato da un motore turbogetto. Nel 1953, l’ingegnere Sergio Stefanutti, partendo dal SAI Ambrosini S7, un addestratore biposto ad elica, sviluppò un primo prototipo, il Sagittario I, in configurazione ad ala a freccia. Viste le buone prestazioni, il programma italiano proseguì, mentre la nuova Aeronautica Militare affrontava con coraggio il periodo della ricostruzione: e il Sagittario avrebbe rappresentato una possibilità concreta per la rinascita. Passarono tre anni, e il 19 maggio 1956 Costantino Petrosellini, già asso della Regia Aeronautica e pluridecorato al valore nel corso della Seconda Guerra Mondiale, decollò dall’Aeroporto di Pratica di Mare ai comandi del Sagittario II, compiendo il primo volo sperimentale. Sette mesi dopo, il 4 dicembre, l’Italia volava a Mach 1, quando il Tenente Colonnello Giovanni Franchini, portò il velivolo dell’ingegnere Stefanutti a raggiungere e superare il muro del suono. Perfezionato il Sagittario II con l’Aerfer Ariete, il successivo modello Leone venne abbandonato quando una parte dei fondi destinati allo sviluppo dei caccia a reazione italiani venne dirottata verso la realizzazione di missili terra-aria.

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