Il massacro di My Lai in Vietnam

Vittime civili di My LaiPer efferatezza ricorda le stragi di civili inermi compiute nel corso del secondo conflitto mondiale: solo che la guerra mondiale era terminata da ventitré anni e, nonostante molti criminali vennero processati e condannati a Norimberga nel nome della giustizia, il 16 marzo 1968 oltre 340 civili vennero massacrati a colpi di fucile, le donne picchiate e violentate, i bambini e i vecchi trucidati senza pietà. Calarono le tenebre, quel 16 marzo 1968, a My Lai, piccolo centro abitato del villaggio di Son My, a circa 840 km a nord di Saigon. E quegli stessi soldati appartenenti ad una Nazione che processò i gerarchi del Nazismo per crimini di guerra e contro l’umanità, nella guerra più impopolare condotta dagli Stati Uniti fino a quel momento, nel nome della democrazia e dell’anticomunismo, compirono uno dei più feroci massacri sulla popolazione inerme. Tutto ebbe inizio quando un reparto dell’esercito americano, in perlustrazione e pattugliamento, venne attaccato dalle truppe irregolari vietcong che, vista la potenza di fuoco avversaria, si ritirarono nella giungla. Il reparto, la Compagnia Charlie, agli ordini del Tenente William Calley, facente della 11a Brigata di Fanteria Leggera iniziò l’inseguimento della formazione nemica, giungendo fino al villaggio di My Lai.

Pilota Hugh TompsonConvinti che tra la popolazione civile si nascondessero i guerriglieri, dapprima con le minacce, poi con azioni sempre più violente, i soldati americani rastrellarono ogni centimetro del villaggio: non trovando né armi né vietcong, gli uomini del Tenente Calley si lasciarono andare ad un’orgia di violenza inaudita. Neanche i bambini più piccoli furono risparmiati dai colpi dei fucili semiautomatici M16: in tutto, 347 furono i civili assassinati brutalmente e, certamente, il massacro sarebbe continuato se l’equipaggio di un elicottero in ricognizione nell’area, non fosse atterrato frapponendosi tra i Vietnamiti e gli Americani: il pilota, Hugh Thompson, spianò le armi di bordo contro gli uomini della Compagnia Charlie impedendogli di perpetrare le loro azioni, mentre i membri dell’equipaggio, Glenn Andreotta e Lawrence Colburn, riuscirono a portare in salvo undici civili. Ma se il massacro di My Lai esacerbò ancora di più gli animi degli Americani nei confronti dell’intervento nel Sud-Est Asiatico, le indagini e i processi delle autorità militari si risolsero in un nulla di fatto, restando così gli esecutori impuniti: l’ufficiale diretto responsabile, infatti, Tenente Calley, venne in un primo momento condannato, nel 1971, all’ergastolo. Appena un giorno dopo la condanna, la sentenza venne modificata per diretto interessamento dell’allora Presidente Richard Nixon, che commutò la pena negli arresti domiciliari, da scontare a Fort Benning, in Georgia (in totale, furono soltanto tre anni e mezzo).

Vittime civili di My LaiInvece, per quanto riguarda gli eroici elicotteristi del 123° Battaglione Aereo che posero fine all’eccidio, furono decorati per aver tratto in salvo dei civili inermi: Thompson fu insignito della Distinguished Flying Cross, mentre la Bronze Star Medal venne conferita a Colburn e Andreotta, quest’ultimo ricevendola però postuma perchè, nel frattempo, l’8 aprile 1968 era caduto in azione. Infine, nel 1998, i tre soldati ricevettero anche la Soldier’s Medal, la più alta onorificenza americana per i soldati che hanno compiuto atti di coraggio al fronte senza entrare in contatto diretto con il nemico. Ma cosa più importante, per la prima volta, nella citazione del conferimento si faceva esplicito riferimento al massacro condotto da unità americane: “For heroism above and beyond the call of duty while saving the lives of at least ten Vietnamese civilians during the unlawful massacre of non-combatants by American forces at My Lai”.

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