Alberto Gianni e i palombari dell’Artiglio

Alberto Bargellini, Alberto Gianni e Aristide FranceschiFurono scelti perchè considerati i migliori. Non solo in Europa, ma nel mondo. Tra gli Anni Venti e Trenta un gruppo di palombari italiani della Società SORIMA (Società Ricupero Marittimi), fondata a Genova l’11 ottobre 1926 dal Commendatore Giovanni Quaglia, si rese protagonista di spettacolari e avvincenti ricerche e recupero di relitti sommersi, nei mari italiani così come in quelli europei. La particolarità della SORIMA, inoltre, era l’assoluto monopolio, per l’epoca, che si era assicurata tramite alcune convenzioni con il Senato del Regno d’Italia per il recupero esclusivo delle navi e dei loro carichi andati perduti nel corso del primo conflitto mondiale. Il tutto, grazie alle avveniristiche attrezzature per immersioni profonde, acquistate dalla ditta tedesca Neufeldt & Kuhnke, che poteva garantire degli scafandri per operare fino a 40 metri di profondità. Ma la peculiarità della Società genovese fu di poter vantare persone con lo sguardo orientato verso il futuro, in grado di poter competere con le rispettive “concorrenze” estere, ma anche nazionali, innovando e progettando attrezzature sempre più all’avanguardia: tra coloro che più si distinsero, senza dubbio vi fu Alberto Gianni, geniale inventore ed esperto palombaro. Gianni modificò le attrezzature tedesche, rendendole più sicure e maneggevoli: ma il suo più grande merito furono la camera di decompressione (da lui chiamata cassa disazotatrice), per i palombari che tornavano in superficie, e la torretta butoscopica, ideata per i recuperi ad elevate profondità.

Alberto Gianni e la torretta butoscopicaGli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale, quindi, furono caratterizzati da una intensa attività operativa per gli uomini di Quaglia e del Capo Palombaro Gianni, che con le navi recupero della SORIMA iniziarono a solcare i mari alla ricerca dei relitti perduti: con l’Artiglio (nave ammiraglia), il Rostro, il Raffio e l’Arpione (cui si uniranno in seguito anche il Rampino e il Rastrello), nel 1927 ha luogo uno dei primi e più importanti recuperi, quello del Piroscafo Washington, battente bandiera inglese, affondato da un sommergibile tedesco nel 1917 al largo di Portofino. Ma il risalto a livello internazionale dell’eccezionale opera degli uomini guidati in fondo al mare da Alberto Gianni arrivò l’anno successivo, nel 1928, quando venne portato a termine il recupero di un altro Piroscafo, il belga Elisabethville, e del suo prezioso carico proveniente dal Congo belga: quasi dodici tonnellate di avorio grezzo ed un carico di diamanti, per un valore di 13.000 carati, che non venne mai ritrovato. Ormai, le pagine di tutti i giornali del mondo iniziarono a parlare di questa eccellenza italiana, di questa piccola Società marittima e di questi uomini che scendevano nelle profondità degli abissi a quote mai raggiunte prima di allora. Fu dopo il successo della nave belga che i Lloyd’s di Londra incaricarono la SORIMA della ricerca della SS Egypt, un transatlantico inglese, affondato il 19 maggio 1922 con un prezioso carico di monete d’oro e argento destinato alle banche dell’India.

La flotta della SORIMA. Le navi Artiglio, Arpione e RostroLe ricerche furono condotte nei pressi dell’affondamento, dovuto ad una collisione con un’altra nave, in pieno Oceano Atlantico, al largo del Mare di Brest, sulla costa settentrionale della Bretagna. Dopo estenuanti ricerche, il relitto venne finalmente individuato il 29 agosto 1930 ad una profondità di 130 metri. Il maltempo nell’area del recupero, però, costrinse l’Artiglio e il suo equipaggio a rimandare l’impresa nella primavera successiva, quando le condizioni meteomarine fossero migliorate. La sua opera venne richiesta per un ulteriore recupero: quello del Piroscafo Florence, affondato nel 1917 all’ingresso del porto di Belle Ille, ostruendone l’ingresso. La missione, però, si rivelò una tragedia inaspettata: a bordo del piroscafo, infatti, erano ancora stipate circa diciassette tonnellate di esplosivi vari, ancora perfettamente funzionanti, nonostante fossero trascorsi ben tredici anni dal naufragio. Il 7 dicembre 1930, durante il brillamento di una carica per la demolizione subacquea, l’esplosione innescò l’esplosivo di bordo, travolgendo e facendo inabissare l’Artiglio e uccidendo quasi all’istante dodici uomini dell’equipaggio sui diciotto complessivi imbarcati: il Comandante Giacomo Bertolotto, il Telegrafista Luigi De Melgazzi e i Marinai Romualdo Cortopassi, Costante Ulivieri, Antonio Deiana, Felice Bresciani, Enrico Tedoldi, Maurizio Moretti e Amerigo Ramelli. Ma, forse, la perdita più grande di quel drammatico 7 dicembre 1930, furono i tre palombari più esperti della SORIMA: Aristide Franceschi, Alberto Bargellini e il loro indiscusso animatore, Alberto Gianni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...