La guerra di spie tra le due Germanie

Il seguente articolo è anche stato pubblicato sul portale istituzionale dei Servizi di Informazione della Repubblica Italiana nella Sezione “Storie di Spie” e consultabile, in versione riveduta e corretta, con una breve bibliografia di approfondimento all’indirizzo web qui di seguito:
http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/storie-di-spie/la-guerra-di-spie-tra-le-due-germanie.html

Missile aria-aria Sidewinder

Quando, alla fine degli Anni Sessanta, la storia divenne di dominio pubblico, nessuno, a prima vista, voleva crederci: Heinz Knoppe, sottufficiale dell’aviazione militare della Repubblica Federale Tedesca, assieme a due commilitoni, riuscì a far giungere in Unione Sovietica un missile aria-aria Sidewinder, della lunghezza totale di quasi tre metri. Ma a destare il maggior scalpore fu la modalità con cui venne imbarcato su di un aereo in partenza per Mosca: venne smontato in tre sezioni, trasportato fuori dalla base militare con disinvoltura con una carriola da muratore ed inviato tramite il servizio di posta aerea al di là della cortina di ferro. Fu solo durante un controllo nei depositi sotterranei che un ufficiale contabile si accorse che mancava niente meno che un missile. E questo non fu solo l’unico smacco che i servizi segreti di Bonn, nella loro vita poco più che decennale, incassarono dalle loro controparti orientali: il 12 agosto 1961, il Cancelliere Konrad Adenauer era informato che “per il prossimo fine settimana non ci si attendono nuove iniziative nel problema di Berlino”. La notte stessa, gli autocarri della Nationale Volksarmee, le forze armate della Repubblica Democratica Tedesca, iniziarono la costruzione del muro di Berlino, che vedrà la propria fine solo nel novembre 1989.

Markus WolfNel caos delle due Germanie, nella parte occidentale regnava anche il caos dei servizi segreti: nella Repubblica Democratica, il centralismo di stampo sovietico aveva organizzato il controspionaggio nella Ripartizione Chiarificazione, diretto per la quasi totalità della sua esistenza dal carismatico Generale Markus Wolf, responsabile direttamente a Erich Mielke posto negli stessi anni a capo del Ministero per la Sicurezza dello Stato (la STASI), nella Repubblica Federale coesistevano ben tre diversi servizi che tendevano a sovrapporsi le funzioni e a spaiarsi a vicenda. Il Servizio Federale delle Informazioni era l’erede diretto dell’Organizzazione Gehlen, dal nome del Generale Reinhard Gehlen, già ufficiale del servizio segreto nazista sul fronte orientale nel corso del secondo conflitto mondiale, che ottenne dagli Americani l’autorizzazione a creare un servizio di intelligence nella Germania postbellica; vi era poi l’Ufficio Federale per la tutela della Costituzione, con uffici distaccati nei Lander e, infine, il Servizio di Controspionaggio Militare. Il tutto, condito con le ingerenze della CIA americana, dell’MI6 britannico e del Mossad israeliano, ma non era insolito trovare agenti francesi, danesi, svedesi, italiani, belgi, polacchi, turchi, cecoslovacchi, spagnoli, yemeniti e altri. Ed è in questa grande confusione di servizi segreti e di competenze che si sovrapponevano, che gli uomini del Generale Wolf misero a segno azioni che ancora oggi hanno dell’incredibile.

Otto JohnNel 1953, un agente della CIA in servizio a Berlino allertava le autorità federali tedesche che un suo informatore di fiducia sarebbe rientrato dalla Germania Est con una lista di più di cinquanta nomi di agenti sottocopertura, che operavano segretamente per conto della STASI. Scattarono gli arresti, le perquisizioni e gli interrogatori: alla fine, tutti gli arrestati vennero rilasciati perché l’informatore si era inventato quasi tutto. Il Cancelliere Adenauer, informato, andò su tutte le furie per la poco lusinghiera figura fatta dall’intelligence tedesca di fronte al mondo: arrivò anche a convocare in più occasioni Otto John, responsabile dell’Ufficio per la Sicurezza della Costituzione. Assieme al grande abbaglio sugli errati arresti, nella primavera del 1954 la radio sovietica annunciò alcuni dettagli segreti relativi al progetto europeo di istituire la Comunità di Difesa (la CED, che fu rigettata poi dalla Francia): vennero sospettati alcuni agenti della Repubblica Federale, salvo poi appurare che la fuga di notizie fu opera di due agenti belgi che avevano informato le controparti dell’est perché contrari ad un riarmo tedesco. Ma dopo poco tempo esplose la “vera bomba”, che screditò enormemente i servizi segreti di Bonn: Otto John era un agente doppiogiochista al libro paga dell’oriente.

Le vite degli altriMa non soltanto l’Ufficio per la Sicurezza della Costituzione venne colpito dal ciclone degli scandali: all’inizio degli Anni Sessanta, fu il Servizio delle Informazioni a finire sotto i riflettori mediatici, quando due suoi alti dirigenti della Sezione 3 (controspionaggio), Heinz Felfe e il suo più stretto collaboratore, Heinz Clemens, già ufficiali delle SS durante il regime nazista, vennero condannati, rispettivamente a quattordici e dieci anni di reclusione, per aver passato informazioni vitali per la sicurezza nazionale agli uomini del Generale Wolf, nonché per aver causato la cattura di quasi cento agenti federali nella Germania Est e nell’Europa Orientale. In questa guerra di spie non c’era premio per chi arrivava secondo e la partita era magistralmente giocata, e stava per essere vinta, dal controspionaggio del Ministero per la Sicurezza dello Stato. Ma fu il 1968 a sconvolgere ulteriormente il servizio segreto di Bonn: l’8 ottobre, il Generale Horst Wendland venne rinvenuto privo di vita nel suo ufficio, ufficialmente suicidatosi. Lo stesso giorno, per un incidente di caccia come ricostruito dalle autorità, fu l’Ammiraglio Hermann Luedke ad essere rinvenuto morto in una riserva naturale a Treviri. Ma la catena di morti “accidentali” e di suicidi che colpì le “alte sfere” non finì qui: pochi giorni dopo, il 15 ottobre, Hans Heinrich Schenk, addetto ministeriale per gli aiuti ai paesi sottosviluppati, si impiccava nella propria abitazione; il 16 ottobre si uccise Edeltraud Grapentin, funzionaria di alto livello della stampa di governo; il 18 ottobre fu la volta del Colonnello Johannes Grimm, addetto ai servizi di allarme della difesa. Infine, il 21 ottobre 1968, il Segretario del Ministero della Difesa Gerhard Boehm si gettò nel Reno. Tutta questa catena di suicidi, venne semplicemente liquidata come stress nervosi.

Willy Brandt con Gunther GuillaumeNon passarono neanche dieci anni, che un nuovo scandalo, puntualmente, travolse i servizi segreti federali, ma anche il Cancelliere: il 25 aprile 1974 veniva arrestato Guenther Guilleame, nominato Consigliere Personale di Willy Brandt. In realtà, era un agente dell’est, inserito appositamente ai massimi livelli per spiare molto da vicino le mosse del Governo di Bonn. E pensare che la sua scoperta non fu neanche merito di uno dei tre servizi federali, evidentemente impegnati nello spiarsi a vicenda, ma bensì di agenti francesi che, dando asilo ad un cittadino tedesco dell’est, appresero che Guilleame aveva frequentato l’Accademia Militare di Kiev e incontrato più volte la missione militare sovietica a Parigi. A seguito di questo scandalo che coinvolse direttamente la massima autorità tedesca, il Cancelliere Willy Brandt fu costretto a dimettersi il successivo 7 maggio e a lasciare lo scranno al suo successore, Helmut Schmidt. Con tutte le sue ambiguità, i suoi doppi e tripli giochi, le mezze verità dette e quelle negate, la guerra fredda delle spie tedesche, occidentali e orientali, ebbe fine con la riunificazione della Germania: il simbolo, la folla di tedeschi orientali che invase la sede della STASI, il 15 gennaio 1990, alla ricerca di qualche notizia su amici e familiari caduti nella rete del controspionaggio.

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