Dall’Africa al Giappone: la crociera della Nave Coloniale Eritrea

Nave Coloniale EritreaNel febbraio 1941, la colonia italiana dell’Eritrea era investita in pieno dall’offensiva britannica, che avrebbe posto fine all’impero creato da Benito Mussolini nell’Africa Orientale. Nei porti, anche le navi della Regia Marina rischiavano di rimanere bloccate nel Mar Rosso: essere affondate dagli incessanti attacchi aerei o, cosa forse peggiore, cadere in mano nemica senza combattere. Fu allora che il Capitano di Fregata Marino Iannucci, comandante della Nave Appoggio Eritrea, ideò un piano tanto ambizioso quanto incerto: attraversare il Mar Rosso, solcare gli Oceani Indiano e Pacifico e trovare rifugio in un porto ancora neautrale, ma alleato: da qualche parte in Giappone, possibilmente Kobe. Il 18 febbraio 1941, l’Eritrea levò l’ancora e salpò da Massaua, navigando sottocosta in direzione della piccola isola di Perim, nel Golfo di Aden, ultimo scoglio prima di tuffarsi nell’immensità dell’oceano: fu una navigazione svolta esclusivamente “a vista”, ad alta tensione, sia per le numerose secche presenti, sia per le unità nemiche che incrociavano nell’area. Anche se armata con una coppia di cannoni da 120/50, la velocità era di appena diciannove nodi e difficilmente la nave, nonostante l’esperienza del Comandante Iannucci, avrebbe potuto avere la meglio contro gli incrociatori e i cacciatorpediniere della Royal Navy inglese.

Capitano di Fregata Marina IannucciNei primi giorni, infatti, furono due gli incontri con navi nemiche, avvenuti nel raggio d’azione delle navi di pattuglia salpate da Aden, ai quali l’Eritrea si sottrasse con una serie di rapide accostate e manovre evasive degne della migliore tradizione marinaresca italiana. Dopo aver tenuto rotta sud-est, la nave iniziò a seguire una rotta ad est, verso le Indie Olandesi: l’11 marzo 1941, un nuovo pericolo si profilava all’orizzonte. Venne avvistato un ricognitore olandese, che iniziò a sorvolare l’Eritrea a bassa quota: prevedendone la possibilità, il Comandante Iannucci fece issare la bandiera portoghese, confidando che i piloti potessero scambiare la nave italiana per un mercantile della vicina Timor, allora colonia del Portogallo. E la cosa funzionò: l’Eritrea fu scambiato per il Pedro Nunez, un avviso-scorta della marina di Lisbona. Scampato il pericolo, il comandante ordinò di calare in mare un fusto di nafta vuoto, con dipinti i colori della bandiera italiana e il profilo dell’Eritrea, quale ironico saluto per un passaggio così indisturbato: l’euforia a bordo era tanta e venne dato anche l’ordine di sparare una salva di cannone quale ringraziamento per aver attraversato due oceani senza problemi. Fino a quel giorno, erano stati percorsi più di 11.000 chilometri.

La rotta seguita dalla Nave EritreaFurono percorsi altri seimila chilometri e, a ventiquattro ore dalle coste giapponesi, gli uomini di vedetta sulle coffe, avvistarono prima un idrovolante e poi il profilo di un grosso incrociatore da battaglia pesantemente armato: senza saperlo, dal 18 marzo la nave italiana si trovava già nelle acque controllate dalla marina imperiale e, non appena scorta la bandiera del Sol Levante sull’albero più alto, gli uomini proruppero in un urlo di gioia: pochi giorni dopo, l’Eritrea giungeva, dopo trentadue giorni di ininterrotta navigazione e 17.334 chilometri, nel porto di Kobe. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, il Comandante Iannucci riuscì a portare la nave e l’equipaggio indenni all’isola di Ceylon, sotto controllo inglese; ma quando i Britannici imposero che l’Eritrea venisse impiegata contro il Giappone, con il quale l’Italia non si trovava in stato di guerra, il leale e onorevole Iannucci si rifiutò di partire in missione: per tutta risposta, i comandi della Royal Navy, evidentemente ancora “scottati” dalla fuga di un gruppo di Italiani avvenuta “sotto il naso” dei pattugliatori britannici che incrociavano nel Mar Rosso, gli tolsero il comando della nave, destinandolo ad altri incarichi. La stessa Nave Appoggio Eritrea non ebbe fine gloriosa: ceduta alla Francia dopo il Trattato di Pace del 1947, venne utilizzata come nave bersaglio ed affondata durante un’esercitazione di tiro navale il 29 ottobre 1966, al largo di Muroroa.

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