La beffa di Genova del febbraio 1941

Bombardamento di GenovaGià nelle giornate tra il 3 e il 4 luglio 1940, l’Ammiraglio James Somerville aveva dato ottima prova di sé: a Mers el Kebir, in appena tredici minuti, riuscì a distruggere in una micidiale trappola la flotta francese intenzionata a rispettare le clausole armistiziali consegnandosi ai Tedeschi: pesante il bilancio per il Governo di Vichy di Philippe Pétain, con quasi 1300 morti e oltre 350 feriti. Per questo, venne ritenuto l’uomo ideale per guidare una squadra navale, la Forza H, da Gibilterra fino al Mar Ligure dove, eludendo la flotta italiana, avrebbe bombardato Genova dal mare. Dopo tre giorni di navigazione, alle prime luci dell’alba del 9 febbraio 1941, in appena 31 minuti (dalle ore 08.14 alle ore 08.45), le artiglierie di bordo dell’Incrociatore Renown, della Nave da Battaglia Malaya, dell’Incrociatore Sheffield, dei Cacciatorpediniere Fearless, Foxhound, Foresight, Fury, Encounter, Jersey, Duncan e Isis, appoggiati dalla Portaerei Ark Royal, provocarono 144 morti e 272 feriti. Quasi 300 i fabbricati, tra stabilimenti industriali e portuali e abitazioni civili, distrutti o gravemente danneggiati, mentre una trentina di piroscafi ormeggiati nel porto riportarono danni più o meno gravi: tra i più danneggiati, il Salpi e il Garibaldi, mentre la Nave Scuola Garaventa venne affondata. Ma il danno maggiore per l’Italia fu di carattere morale e, soprattutto, militare per la Regia Marina: appena tre mesi dopo la notte di Taranto (dove vennero messi fuori uso da un attacco aereo inglese le Navi da Battaglia Conte di Cavour, Littorio e Caio Duilio), una squadra navale inglese era riuscita ad eludere le navi italiane che fin dall’8 febbraio 1941 incrociavano lungo le coste occidentali di Corsica e Sardegna alla ricerca del nemico.

Bombardamento di GenovaIl Bollettino di Guerra n. 248 del 10 febbraio non poté fare altro che “incassare” lo smacco subito: “Alle prime luci del giorno 9, una formazione navale nemica, favorita da densa foschia, si è presentata al largo di Genova. Nonostante il pronto intervento delle batterie costiere della Regia Marina, le salve nemiche, che non hanno colpito obiettivi militari, hanno tuttavia causato 72 morti e 266 feriti, finora accertati, tra la popolazione e ingenti danni alle abitazioni civili”. Parallelamente al bombardamento del porto di Genova, due formazioni di aerosiluranti Fairey Swordfish decollati dalla Portaerei HMS Ark Royal (la stessa che sarà poi silurata dal Sommergibile tedesco U81 il 13 novembre 1941), compirono delle incursioni aeree su Livorno, Pisa e La Spezia, senza tuttavia causare danni di rilievo. Dal canto italiano, tuttavia, la giornata del 9 febbraio 1941, e le precedenti, furono un sommarsi di errori di valutazione, di vigilanza e di eccessiva rilassatezza, ma anche di mancata collaborazione tra la Regia Marina e la Regia Aeronautica. Innanzitutto, una serie di messaggi contraddittori diramati da Supermarina alle unità navali che avrebbero dovuto garantire la sicurezza della rada genovese: tra tutti, un messaggio trasmesso alle ore 08.10 di allarme, ma che giunse nella mani dei comandanti interessati solo alle 09.08, quando ormai la Forza H era già sulla via di ritorno.

Bombardamento di GenovaLa conseguente paralisi della catena di comando, a bombardamento iniziato, fece perdere preziosi minuti per una pronta ed efficace reazione. Ma ciò che più influì sul successo inglese, lo evidenziò il Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, Generale Giuseppe Santoro: “Il 9 febbraio mise in luce come i comandi di grandi unità da lungo tempo non direttamente interessati in operazioni di guerra e in reparti che usufruivano di intervalli di riposo, si fossero determinate particolari abitudini e mentalità che ne rendevano lenta e deficiente l’azione in caso di improvvise esigenze belliche”. Al tempo stesso, anche la Regia Aeronautica compì dei grossolani, quanto fatidici, errori. Nonostante l’impiego di più di un centinaio di velivoli dell’Arma Azzurra (a cui si aggiunsero 85 aerei della Luftwaffe decollati dalla Sicilia), gli aerei vagarono invano alla ricerca del nemico. Quando, poi, vennero individuate delle unità in navigazione, esse furono mal identificate: in un’occasione, due MAS di base a La Spezia furono attaccati, per fortuna senza causare danni né alle imbarcazione né agli equipaggi, da una formazione di dieci SM79, che li scambiò per incrociatori britannici. Ma, cosa ancora più clamorosa, fu il mancato riconoscimento di un convoglio di mercantili francesi, formato da otto piroscafi, per il grosso della Forza H: eppure, quel convoglio era stato autorizzato a navigare proprio da Supermarina, secondo le clausole armistiziali con la Francia.

Bombardamento di GenovaInfine, altre formazioni di aerei persero tempo prezioso a seguire due Cacciatorpediniere dell’Ammiraglio Somerville, il Firedrake e lo Jupiter, distaccati dal convoglio principale diretto su Genova con compiti di diversione nell’Alto Tirreno. E come ultimo avvertimento ignorato, la cattura, avvenuta il 2 febbraio 1941, di un pilota di un fotoricognitore precipitato con il suo Spitfire per un guasto al motore nella zona del litorale di Viareggio. Eppure, una forza navale in grado di sopraffare quella dell’Ammiraglio Somerville stava incrociando al largo dell’Asinara: comandata dall’Ammiraglio Angelo Iachino, poteva disporre delle Corazzate Vittorio Veneto, Giulio Cesare e Andrea Doria, dagli Incrociatori Trieste, Trento e Bolzano e dai Cacciatorpediniere Granatiere, Maestrale, Corazziere, Carabiniere e Camicia Nera. Quando alle 08.10 la Piazza di Genova telegrafava che “formazione segnalata inizia fuoco”, passarono quasi due ore prima che, alle 09.50, venne dato ordine alla forza dell’Ammiraglio Iachino di fare rotta a nord: ma a quell’ora, il diluvio di 1455 bombe era già piovuto sul capoluogo ligure. Di quella giornata, restano lapidarie le parole pronunciate dal Primo Ministro inglese Winston Churchill: “Il 9 febbraio, l’Ammiraglio Somerville compì un’audace e riuscita incursione contro il porto di Genova. L’unica opposizione delle batterie costiere fu blanda e inefficace. Protette da nuvole basse, le navi dell’Ammiraglio Somerville si ritirarono, sfuggendo al tentativo di intercettazione da parte della flotta italiana, che andava braccando ad occidente della Sardegna”.

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One thought on “La beffa di Genova del febbraio 1941

  1. Io c’ero :Era DOMENICA Ore 8,15 di Mattina ,ci svegliammo ,mio padre dice:Tuona c’è temporale..!!!
    PIOVEVANO CANNONATE da 381,e un SOLE che spaccava le pietre..!!!!
    C. L .C Sergio P. -18/04/ 1930 Piombino (Li)

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