La battaglia per la conquista di Lero

Bombardamento di LeroL’isola di Lero, 53 chilometri quadrati di superficie totale, facente parte delle Sporadi Meridionali, era divenuta un possedimento italiano fin dal 1912, quando venne occupata dai marinai della Regia Marina durante le fasi iniziali della guerra contro la Turchia per l’occupazione della Libia. Scoppiate le ostilità, dal 10 giugno 1940 Lero fu utilizzata principalmente come base d’appoggio per le torpediniere e i sommergibili operanti nel Mar Egeo e nel Mediterraneo Orientale: vi erano stanziati circa ottomila soldati italiani, tra marinai, avieri e fanti del 10° Reggimento della Divisione Regina, più piccoli nuclei di Carabinieri, Finanzieri e appartenenti alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Poderosa, a prima vista, la difesa dell’isola, affidata a ventiquattro batterie costiere della DICAT, con quasi cento cannoni: ma solo una di esse era equipaggiata con pezzi moderni, mentre le altre erano fornite di armi di diversa tipologia, alcune risalenti immediatamente dopo la campagna italo-turca.

Ammiraglio Luigi MascherpaCon il sopraggiungere dell’armistizio dell’8 settembre 1943, di fronte alla mancanza di ordini provenienti dall’Italia, anche per i soldati del presidio di Lero furono giorni incerti, dove ogni decisione presa, qualunque essa fosse, equivaleva ad un salto nel buio: quando, il 12 settembre, arrivò la comunicazione della capitolazione di Rodi, sede del Comando Superiore delle Forze Armate e della Regia Marina in Egeo, alle dipendenze dell’Ammiraglio Inigo Campioni, il Tenente di Vascello Luigi Mascherpa, già comandante della base navale di Lero, assunse di sua iniziativa il comando e le funzioni di Ammiraglio, poi confermatigli dal Comando Supremo in Italia. Intanto, congiuntamente alla richiesta di resa avanzata dai Tedeschi, giunse sull’isola una missione inglese agli ordini del Brigadier Generale Brittorous che, tra il 16 e il 20 settembre, sbarcò qualche migliaio di soldati. Già il giorno 19, però, si era verificata la prima azione di guerra, quando uno Stuka della Luftwaffe aveva attaccato, bombardando e mitragliando, una batteria costiera italiana, senza tuttavia causare gravi danni.

Bombardamento del porto di LeroFrattanto, come comunicato ai comandi operativi tedeschi in Egeo, “la seria situazione di Corfù e Cefalonia richiede la concentrazione dei mezzi per agire nella Grecia occidentale”: per adesso, l’assalto contro Lero era stato rinviato. Ma di poco: Cefalonia cadde il 22 settembre, mentre Corfù capitolò tre giorni dopo, il 25. Alle 09.15 del 26 settembre, gli aerei tedeschi scatenarono il loro primo attacco in forze: venne presa di mira la rada di Portolago, dove erano stanziati il Cacciatorpediniere Euro (poi affondato il 1 ottobre), le motosiluarnti, i dragamine e i MAS italiani, ma anche il naviglio inglese e greco di rinforzo. Nel primo attacco furono affondati il Cacciatorpediniere Vasilissa Olga, battente bandiera greca, e il MAS 535, mentre un caccia inglese, l’Intrepid, fu gravemente danneggiato (sarà affondato definitivamente nel pomeriggio, in un successivo raid). Altri attacchi nell’entroterra distrussero la Batteria San Giorgio, gli acquartieramenti della Regia Marina e l’officina navale: quel primo giorno, le perdite, tra morti e feriti, furono quasi 400, per la maggior parte Greci della nave affondata.

Generale Friedrich Wilhelm MullerFino alla sera del 31 ottobre gli attacchi aerei si susseguirono ininterrottamente, per quasi trentacinque giorni: gli artiglieri della DICAT riuscirono tuttavia a respingere, con gravi perdite, gli assalti degli Stuka. Problematici anche i rifornimenti: alla fine di ottobre, l’Eclipse, cacciatorpediniere inglese, affondò dopo aver urtato una mina marina che ne squarciò irrimediabilmente lo scafo. Da inizio novembre, e fino al giorno 6, regnò una calma apparente, con i bombardamenti sospesi, cosicché i difensori poterono riorganizzare le forze. Frattanto, il 1 novembre, il Generale Brittorous venne sostituito dal Generale Robert Tilney che, nonostante una iniziale ostilità nei confronti degli Italiani, ne riconobbe la determinazione nel non volersi arrendere senza combattere. Con il Generale Tlney arrivarono anche dei reparti inglesi di rinforzo, ordinati in tre diversi battaglioni. Dopo la prima fase dei combattimenti, tra il 6 il 7 novembre i Tedeschi del Generale Friedrich Wilhelm Muller, diedero inizio alla fase finale dell’assalto: obiettivo principale, ridurre al silenzio le difese costiere italiane della DICAT, per poter procedere poi con lanci di paracadutisti e sbarchi sulle spiagge.

Sbarco tedesco a LeroSottoposte ad incessanti bombardamenti, all’11 novembre 1943 solo una minoranza delle difese costiere era da ritenersi in piena efficienza; il giorno seguente, cinquecento soldati germanici sbarcarono nella Baia di Palma, ingaggiando furiosi combattimenti con un reggimento inglese, mentre nella Baia del Grifo, due compagnie tedesche conquistarono la cima del Monte Clidi, riducendo al silenzio la batteria batteria italiana ivi presente. Un altro gruppo sbarcato nella Baia di Pandeli attaccò la piazzaforte e le artiglierie di Monte Meraviglia, ma vennero respinte fin quasi al mare da un contrattacco anglo-italiano; contemporaneamente, un gruppo di circa cinquecento paracadutisti attaccò l’area centrale di Lero, subendo però gravi perdite. Incessante l’opera della contraerea italiana, che riuscì ad abbattere oltre 110 velivoli della Luftwaffe prima di venire anche’essa sopraffatta. Eppure, nonostante i primi successi tedeschi, l’esito dello scontro era ancora incerto: a questo punto, il 13 novembre l’Ammiraglio Mascherpa chiese al Generale Tilney l’autorizzazione a contrattaccare in forze. Ricevette però un netto rifiuto, poiché il Comando Alleato per il Medio Oriente aveva ordinato di non impiegare i soldati italiani in combattimento.

Solo il 14 novembre venne tentato un contrattacco inglese che, sebbene inizialmente coronato da successo, fu stroncato dalla Luftwaffe e dai rinforzi tedeschi nel frattempo sopraggiunti: nei combattimenti del giorno precedente, un altro cacciatorpediniere inglese, il Dulverton, venne affondato. A compromettere definitivamente la situazione influì anche il “fuoco amico” di tre cacciatorpediniere della Royal Navy che bombardarono i soldati inglesi impegnati nel contrattacco. Il 16 novembre 1943, alle ore 17.30, il Generale Tilney si arrendeva alle forze tedesche di Muller: l’Ammiraglio Mascherpa continuò la lotta per un’altra ora, ma anche le forze italiane dovettero capitolare, dopo aver resistito a 52 giorni di lotta e oltre 330 bombardamenti aerei. La mattina del 17 novembre le armi tacquero. Il Bollettino del Comando Supremo tedesco comunicava che “tremila soldati inglesi e cento ufficiali con alla testa il Generale Tilney, come pure cinquemila soldati badogliani e 350 ufficiali al comando dell’Ammiraglio Mascherpa si sono arresi”. Assolutamente riprovevole il caso di un ufficiale inglese che, armi in mano, disarmò un reparto italiano, ne sequestrò un’imbarcazione e si mise in salvo con il suo reparto: a questa azione, risposero Virgilio Spigai e Luigi Re, ufficiali della DICAT e della difesa marittima, che rifiutarono di indossare una divisa britannica per avere qualche possibilità di salvezza. Se il Generale Tilney venne tenuto prigioniero dai Tedeschi, tragica fu la sorte per l’Ammiraglio Mascherpa: consegnato al Governo della Repubblica Sociale dopo la sua costituzione, venne incarcerato prima a Verona e poi a Parma. Sebbene ebbe l’occasione di fuggire dopo un assalto partigiano che distrusse buona parte delle prigioni, assieme all’Ammiraglio Inigo Campioni rimase al suo posto. Processato il 22 maggio 1944, venne condannato a morte per alto tradimento dal Tribunale Speciale di Parma. Gli Ammiragli Mascherpa e Campioni furono fucilati due giorni dopo la sentenza, il 24 maggio.

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