Lodz, la Stalingrado della Grande Guerra

Battaglia di Lodz“La sera del 21 novembre, la 9ª Armata tedesca è spezzata in parecchi tronconi, molti dei quali non hanno più la capacità di battersi. La strada percorsa dai Tedeschi è disseminata di oggetti di equipaggiamento di ogni specie, gettati via nella frettolosa ritirata. Durante i giorni successivi allo sfondamento dei Russi, la zona brulica di soldati tedeschi rimasti indietro o dispersi, che vagano qua e là isolati o in singoli gruppi e che diventano preda della cavalleria russa”. Questo resoconto dal fronte sembrerebbe testimoniare la disastrosa fine della 9ª Armata tedesca schierata sul Fiume Volga nella città di Stalingrado, comandata dal Feldmaresciallo Friedrich Paulus. Ma non era il 1942 quando i corrispondenti di guerra riportarono la ritirata tedesca, ma il 1914. E non era neanche Stalingrado, che ancora si chiamava Caricyn, ma una cittadina a circa duemila chilometri di distanza, in Polonia: Lodz, dove i soldati tedeschi, nel novembre del primo anno di guerra, riportarono la loro prima grande sconfitta del conflitto contro l’esercito dello Zar Nicola II, dopo le travolgenti offensive di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Separate da ben 28 anni di distanza, le due battaglie, quella di Lodz del 1914 e di Stalingrado del 1941, presentano, però, numerose analogie, non soltanto relativamente alla nazionalità dei due principali eserciti che si sono in entrambe affrontati.

Granduca Nikolaj Nikolaevic RomanovAll’inizio della battaglia di Lodz, le forze che si fronteggeranno per quasi un mese, dall’11 novembre al 6 dicembre 1914, sono pressoché proporzionate nella forza, almeno dal punto di vista numerico: due armate tedesche, l’8ª e la 9ª, avrebbero fronteggiato quattro armate zariste (la 1ª, la 2ª, la 4ª e la 5ª); dal punto di vista qualitativo, però, il vantaggio tedesco era evidente: i Tedeschi disponevano di artiglierie più efficienti e precise, a differenza dei Russi che schieravano pezzi risalenti alla guerra con il Giappone e in calibri differenti, rendendo assai difficoltoso il rifornimento; una cavalleria capace di manovrare con più rapidità e, soprattutto, un sistema di rifornimenti ben collaudato e collegato via ferrovia nei territori della Prussia Orientale. Agli ordini del Generale August von Mackensen, il 14 novembre 1914 le divisioni di cavalleria tedesche, irruppero nello schieramento russo nella cittadina di Kutno, aprendo la strada alla fanteria, proprio come avverrà 28 anni dopo, con i panzer dei Generali Hermann Hoth e Paul Ludwing von Kleist all’inizio dell’assedio di Stalingrado. Nel giro di 72 ore, la cavalleria del 3° Corpo d’Armata del Generale Frommel si portava nei sobborghi di Lodz, dove la 2ª Armata russa, sebbene accerchiata, si preparava a reggere l’urto tedesco: la comandava il Granduca Nikolaj Nikolaevic Romanov, cugino di secondo grado dello Zar Nicola II, che agì come il Generale Georgij Zukov sul Volga. Ordinò, infatti, ai suoi uomini di difendere Lodz casa per casa, limitando la capacità di manovra della cavalleria tedesca e impegnando la fanteria non in un unico grande assalto, ma in tanti piccoli, ma terribilmente logoranti, scontri.

Tedeschi all'assalto a LodzIntanto, alle spalle degli assedianti del Generale Reinhard von Scheffer, conversero la 4ª e la 5ª Armata russa, chiudendo in una sacca, proprio come a Stalingrado, le forze germaniche. E come a Stalingrado, il Generale von Scheffer decise ostinatamente di continuare l’assedio e di iniziare un eventuale disimpegno e ripiegamento solo se lo Stato Maggiore glielo avesse ordinato. Ma a differenza del Generale Paulus, al comando non si trovava Adolf Hitler, ostinato a conquistare la città che portava il nome di Stalin: i Generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff comunicarono che “poiché è ormai fallita l’azione accerchiante contro i Russi, ma non solo, l’Armata è stata a sua volta accerchiata, si ordina il ripiegamento”. Così, mentre la 4ª e la 5ª Armata russa premevano dall’esterno cercando di chiudere in una mortale sacca i Tedeschi e la 2ª Armata contrattaccava a Lodz, i soldati di von Scheffer iniziarono una disordinata marcia all’indietro, rompendo l’accerchiamento e ponendosi in salvo.

Generale von SchefferIn un mese di aspri combattimenti, caddero 35.000 Tedeschi e 90.000 Russi, tra morti, feriti, dispersi e prigionieri, senza che si delineasse né un vincitore né un vinto: i soldati del Granduca Nikolaj, sorpresi dal contrattacco tedesco, non avevano una forza considerevolmente forte per inseguire i Tedeschi e invadere la Germania; dal conto loro, l’esercito del Kaiser, dopo le pesanti perdite e svanita la possibilità di distruggere le forze zariste a Lodz, si trincerarono nuovamente sulle posizioni iniziali tenute prima della battaglia. E proprio come a Stalingrado, dove le forze del Generale Zukov, anch’esse logorate dalla battaglia sul Volga, non portarono a fondo l’azione contro von Manstein, a Lodz, i Russi non furono in grado di infliggere un colpo mortale alle truppe di von Scheffer: anzi, la battaglia di Lodz mostrò tutta l’impreparazione zarista, dove solo alcuni reparti erano pienamente efficienti e pronti allo scontro, mentre la maggioranza degli uomini era mal armata, mal equipaggiata e con un addestramento appena sufficienti.

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