Per i mutilati italiani della Grande Guerra

IMG_2610Ne abbiamo già parlato. Abbiamo già ricordato l’anarchico polacco Ernst Friedriche, che ne mostrò i (non)volti sconvolti e distrutti dalle schegge delle granate e dai colpi di fucile e mitragliatrici nel primo libro-inchiesta del Novecento: era Krieg dem Kriege, una raccolta, per certi versi cruda, ma certamente reale, delle sofferenze di centinaia di soldati chiusi in ospedali e dimenticati perché impossibilitati a reinserirsi nella vita civile. Alcuni di loro rimasero privati per sempre di parti del volto, cosa che li costrinse ad alimentarsi e nutrirsi mediante cannucce o flebo mediche. Ma già durante il conflitto, i governi dovettero far fronte a tutti i mutilati che rientravano dal fronte, senza più un braccio o una gamba, e che non avrebbero più potuto riprendere il lavoro lasciato per andare a combattere. Nacquero le prime associazioni assistenziali, sorsero comitati che raccoglievano i fondi per garantire aiuti economici alle famiglie dei mutilati. Ma furono loro garantiti anche i primi posti di lavoro nell’industria o negli uffici pubblici, come provvide il Governo Francese per i suoi soldati che tornavano dalla battaglia della Marna nel 1914. E per i nostri soldati? In prima linea si schierò la Domenica del Corriere, con servizi fotografici e articoli sul reimpiego dei mutilati.

Mutilati italianiNell’edizione del 5 agosto 1917, scrive infatti: “Fra i più importanti e doverosi problemi attuali, e del dopoguerra, vi è quello della rieducazione professionale dei mutilati. Occorre che questi valorosi siano resi al più presto alle opere di pace, dalle quali il Paese vittorioso troverà rinnovellate energie e sicura grandezza. Il Comitato Regionale di Mobilitazione Industriale per la Lombardia, sede in Milano, in collaborazione con gli altri comitati regionali d’Italia e con l’appoggio del Comitato Centrale presso il Ministero delle Armi e Munizioni, ha bandito un concorso per dispositivi atti a facilitare l’impiego degli storpi e dei mutilati di guerra e specialmente di quelli di uno o due arti superiori, nelle lavorazioni meccaniche. I premi di questo concorso, complessivamente di Lire 20.000, sono offerti, con nobile slancio, dalla industria di guerra di tutta Italia”.

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