Le micidiali bombe a farfalla sull’Italia

Le micidiali bombe a farfalla sull'ItaliaOggi pubblichiamo un’intervista fatta a Sebastiano Parisi, giovane autore del saggio Le micidiali bombe a farfalla sull’Italia, storia tragica dei bombardamenti alleati sull’Italia nel corso del secondo conflitto mondiale. Ordigni che, per la loro caratteristica forma, mieterono numerose vittime specialmente tra i bambini, che incautamente le raccoglievano da terra scambiandole per giocattoli. Per questo, senza mezzi termini e senza tanti giri di parole, possiamo tranquillamente affermare che questa tipologia di ordigni sono tra le più infami che possono colpire una popolazione civile durante un conflitto, causando morti e feriti anche a distanza di anni, proprio come avvenne in Italia: nonostante le numerose bonifiche, infatti, fino agli Anni Cinquanta e Sessanta si registrarono numerosissimi casi di bambini mutilati dalle bombe inesplose, tanto che il Governo Italiano e il neonato Ministero dell’Istruzione dotò le scuole e gli istituti di speciali cassette in cui erano esposte le varie tipologie di bombe usate nel corso del conflitto.

1. Iniziamo con una domanda di rito: da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulle bombe a farfalla?

Ordigni inesplosiLa decisione di scrivere un libro sulle bombe a farfalla è stata semplicemente l’ultimo atto di una naturale catena di eventi: da appassionato di Storia e militaria, mi capitò di imbattermi su alcune voci contrastanti circa l’uso di questi piccoli ordigni in Italia durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, fatti che, complice la mia curiosità e la mai sazia fame di sapere, ritenni di dover approfondire. Sulla maggior parte della bibliografia americana specifica sull’argomento, si diceva che le bombe a farfalla, inventate dai Tedeschi, furono copiate dai tecnici d’oltreoceano e quindi riprodotte in serie, ma si faceva partire il loro utilizzo sul campo con la guerra di Corea. Da parte italiana nessuno aveva affrontato adeguatamente la questione, c’era persino chi aveva negato l’utilizzo di questi ordigni sul nostro Paese o l’aveva sminuito, forse per motivi di natura politica o solo per ignoranza. Emergevano però anche varie testimonianze dirette e, sopratutto, nelle campagne del nord-est, nascosti dal terreno o dalle acque dei fiumi, sono ancora oggi ritrovati i relitti di queste bombe. Era chiaro che qualcosa era successo. Cominciai allora a setacciare vari archivi italiani e americani: la ricerca era difficoltosa, ma con le giuste intuizioni scovai poco a poco una grossa mole di materiale, che mi permise di comprendere quello che era accaduto da ogni prospettiva, sia quindi da parte di chi subiva l’insidia, come da chi bombardava. A divenire la punta di diamante della già numerosa e splendida documentazione raccolta, fu poi la scoperta dei reports americani dei reparti impegnati nelle operazioni di semina delle farfalle sul territorio italiano. A quel punto capii che una tale mole di materiale, capace di ricostruire definitivamente questa vicenda fino a quel momento lacunosa e misteriosa, doveva essere a tutti i costi condivisa e che questa storia dovesse essere finalmente raccontata, a settanta anni dagli eventi. Vissi il tutto come una vera missione, volevo dare voce alla gente che aveva sofferto a causa di queste bombe, a chi si prodigò per eliminarle in gloria al bene comune; non sopportavo l’idea che questa triste pagina della nostra Storia era rimasta, volutamente o meno, nell’oblio. Per riuscire nell’impresa che mi ero posto non vidi altro strumento più adatto che scrivere un libro. Non avevo garanzia alcuna che il mio sforzo sarebbe stato coronato dal successo, ma decisi di rischiare e tentai, riuscendo poi con mia grande soddisfazione nell’impresa. Ora che l’inchiostro aveva finalmente impresso la carta, capii in definitiva che questa storia di settanta anni fa di cui mi ero umilmente fatto carico, non era più possibile negarla.

2. Tra le centinaia, se non migliaia, di bombardamenti di cui è rimasto vittima il popolo italiano nel corso della seconda guerra mondiale, quanto è stato il quantitativo di questa tipologia di ordigni che è stata sganciata?

Grazie in particolare alle sortite americane, dove sono indicate dettagliatamente le quantità dei contenitori da 500 libbre sganciati dagli apparecchi (ogni contenitore portava al suo interno 90 singole bombe a farfalla), a cui si aggiungono poi altri numeri provenienti da documentazioni italiane, ho avuto la possibilità di stimare in circa 300.000 il numero di bombe a farfalla M83 che gli Statunitensi seminarono sul Nord Italia tra gennaio e aprile del 1945.

3. Bombe a farfalla. Forse le più “infami”, senza tanti giri di parole: spesso le vittime erano bambini piccoli che, scambiatole per giocattoli persi, le raccoglievano, causandone spesso la morte dopo essere investiti dalle schegge…

Casetta didattica con ordigniLe bombe a farfalla che gli Americani sganciavano sul Nord Italia è bene sottolineare che avevano una funzione militare, nel dettaglio tattica, in quanto erano utili a rendere insicure zone già bombardate e a bloccare le aree ferroviarie e gli attraversamenti fluviali, in uno sforzo generale volto alla neutralizzazione delle linee di rifornimento avversarie. Come detto chiaramente dai militari statunitensi, una funzione essenziale di questi particolari ordigni era quella “morale”, che però non era rivolta verso i soldati tedeschi, ma bensì contro il personale civile italiano impiegato dai Germanici nelle riparazioni degli obiettivi bombardati, che veniva così “demoralizzato” e minato nella sua volontà di collaborare e svolgere il lavoro. Immaginiamo per esempio uno scalo merci Bomba a farfallabombardato, i cui binari sono divelti: lo sgancio successivo di bombe a farfalla su quell’obiettivo rende insicura l’area in quanto una minima parte degli ordigni al grappolo esplode all’impatto, mentre quella maggioritaria detona con ritardo variabile oppure rimane passiva, esplodendo solo in seguito a sollecitazione, come vere e proprie mine. E’ comprensibile quindi lo strazio di chi doveva occuparsi di Bomba a farfallabonifica e riparazioni, col timore continuo di incappare senza preavviso in quella micidiale insidia. Per non parlare poi dei civili che abitavano nei pressi degli obiettivi attaccati, che erano praticamente sempre situati presso zone abitate, che si ritrovarono a convivere con una minaccia perenne e spietata, provocando una continua falcidia, specie tra i più giovani. Ma le farfalle finivano solo in parte sugli obiettivi prefissati, perché ad essere minate, per motivi svariati, furono innumerevoli zone prive di qualsiasi interesse militare: bastava spesso la presenza di una luce, una strada o qualsiasi bersaglio d’opportunità e gli equipaggi dei velivoli americani sganciavano i loro contenitori al grappolo, estendendo la semina di queste piccole bombe a località anche remotissime, che divenivano presto veri e propri campi minati .I vertiti militari americani conoscevano bene gli aspetti insidiosi di queste piccole bombe sui civili, avendo già studiato l’uso che ne fecero i Tedeschi, in particolare in Gran Bretagna: nonostante ciò, in piena consapevolezza convennero nell’adoperarle su un territorio densamente popolato come quello dell’Italia Settentrionale; inutile dire che fu una carneficina che portava la guerra nel cortile di casa della popolazione. Morivano quasi sempre i civili, in particolare i contadini, che saltavano in aria improvvisamente semplicemente lavorando la terra e incappando in qualche farfalla e i bambini, i quali, con la curiosità e l’ingenuità tipica, finivano per raccoglierle, a causa della somiglianza che con fantasia potevano avere con una bambola, un macinacaffè o qualsiasi giocattolo in genere. L’esplosione che seguiva proiettava una moltitudine di schegge che investivano il corpo della vittima: la morte solitamente giungeva dopo un terribile dissanguamento tra atroci sofferenze. La carenza di veicoli che riguardava spesso le aree rurali rendeva peraltro impossibile giungere in un ospedale prima che il ferito spirasse. Chi tuttavia è riuscito salvarsi dalla morte ha dovuto di contraltare portare per tutta la vita i segni della disgrazia, di esempio tanti bambini rimasti mutilati o accecati.

4. Anche dopo la guerra continuarono ad esserci vittime e feriti. E ancora oggi se ne possono trovare in campi o nelle città, durante qualche lavoro di manutenzione. E’ stata mai fatta una vera e propria bonifica?

Ordigni inesplosiLa bonifica cominciò proprio in quegli ultimi mesi di guerra dove le farfalle americane cominciarono ad apparire un po’ ovunque nel nord-est. Gli Artificieri della Repubblica Sociale fecero l’impossibile, lavorando a ritmi forzati e con personale irrisorio, tamponando un po’ gli effetti della semina, ma spesso giungendo quando era troppo tardi per evitare l’incorrere di disgrazie. Intere bonifiche, con molto impegno hanno avuto esito positivo, ma ogni notte gli stessi obiettivi ripuliti e molti altri erano nuovamente saturati da una quantità industriale di nuove bombe al grappolo che gli americani sganciavano senza sosta; è chiaro che era anche un gioco di nervi. Si tenga conto poi delle numerose altre operazioni di brillamento svolte da civili o personale militare non appositamente addestrato, che spesso terminavano in tragedia. Con la fine della guerra si interessarono alla bonifica anche gli Americani stessi, ma spesso a svolgere il lavoro erano ancora una volta i soliti esausti artificieri italiani. Specie nelle località più pesantemente attaccate con questo speciale ordigno, ancora oggi non è remota la possibilità che una secca del fiume o lo svolgersi di lavori agricoli, possano portare alla luce delle bombe a farfalla inesplose o, con maggiore probabilità il relitto dell’involucro esterno. Episodi assai recenti in tal senso sono raccontati nel libro, a testimonianza del fatto che questo capitolo appena svelato della nostra Storia non è assolutamente del tutto chiuso.

5. Questo tipo di ordigni sono stati poi spesso usati nelle guerre balcaniche: quasi un filo rosso (sangue) che lega tante vittime innocenti del 1940-1945 a quelle della crisi jugoslava e kosovara. Eppure ancora una vera e propria moratoria non esiste….

Ordigni inesplosiLe bombe a farfalla americane furono adoperate sul campo fino alle prime fasi della guerra del Vietnam. Poi si passò a modelli successivi di bombe al grappolo antiuomo sempre più sofisticate. E’ innegabile che su tutti i teatri di guerra dove questo genere di ordigni sono utilizzati, vi è una connessa e immancabile carneficina tra gli innocenti, cioè i civili e in particolare, ancora una volta, i bambini. L’essenza stessa di queste bombe non permette una discrezione troppo precisa nel loro uso, per forza di cose i danni “collaterali” non possono essere evitati. Negli ultimi anni si è fatta una fruttuosa campagna in favore dell’abolizione di questo genere di armi, che ha portato nel 2008 alla firma di un trattato internazionale per l’abolizione delle bombe al grappolo: tra i firmatari anche Italia, Francia, Germania, Spagna e Giappone, ma il totale di Paesi aderenti è di appena trenta, cioè il minimo perché l’accordo avesse potuto avere luogo. Tra i numerosissimi non firmatari vi sono Stati Uniti, Russia, Israele, Cina, Gran Bretagna, cioè coloro che ne fanno il maggior uso nella moltitudine di operazioni militari in cui sono spesso impegnati.

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2 thoughts on “Le micidiali bombe a farfalla sull’Italia

  1. Poi se la prendono con i moderni “pappagalli”, come fossero cose da mediorientali, cose vecchie, cose che solo i barbari. E poi le usano, i sepolcri imbiancati! Combattenti della Libertà…di tagliarti le mani!

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