Il Che Guevara africano

Thomas_Sankara

Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”. Queste le parole pronunciate da Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso, dal 4 agosto 1984 al 15 ottobre 1987, quando venne ucciso durante un colpo di stato finanziato segretamente da Stati Uniti e Francia. Ma chi era veramente Thomas Sankara? Chi era questo capo di stato, il più povero del mondo, considerato il Che Guevara africano? L’Africa del 1983 stava vivendo gli ultimi strascichi della decolonizzazione, trasformatasi da occupazione territoriale in sfruttamento economico da parte delle multinazionali. La guerra fredda, quella guerra non guerreggiata da USA e URSS era alle battute finali, e il nuovo ordine economico mondiale stava per cadere definitivamente sotto il controllo imperialista degli Stati Uniti. Il 4 agosto 1983 iniziava l’esperienza rivoluzionaria di Thomas Sankara: l’Alto Volta, ex colonia francese, venne ribattezzato Burkina Faso, che, nelle due lingue locali, il moré e il dioula, significa “Paese degli uomini integri”. È chiaro fin da subito che Sankara ha in mente progetti ben diversi a quelli degli altri capi di stato africani: non vuole arricchirsi alle spalle della popolazione, non stringe accordi più o meno segreti con le multinazionali occidentali per ricevere in cambio armi ed armamenti, non perseguita le minoranze e le opposizioni.

SankaraDai suoi primi discorsi, tra i quali risaltano quelli tenuti ad Addis Abeba, in Etiopia, o quello di fronte alle Nazioni Unite del 4 ottobre 1984, il giovane presidente auspica alla creazione di un fronte comune dei popoli africani da contrapporre a quello europeo e statunitense, che dissanguava l’Africa con i debiti del Fondo Monetario Internazionale. “Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”, era solito ripetere Sankara ai suoi ministri. E piano piano il Burkina Faso cominciò a vedere i frutti della sua politica: nuovi centri sanitari, campagne contro l’analfabetizzazione dei bambini, potabilizzatori per l’acqua, migliaia di vaccini somministrati ai bambini contro il colera e la malaria, messa al bando dell’infibulazione. Ma fu in campo estero che l’azione di Sankara diede fastidio “ai potenti”: nazionalizzazione delle risorse del Paese e revoca dei contratti con le multinazionali delle armi. Thomas Sankara, il Che Guevara africano, venne ucciso in un colpo di stato finanziato da USA e Francia il 15 ottobre 1987 senza che il suo più grande sogno fosse realizzato: la cancellazione del debito internazionale, cancellazione ottenibile solamente se richiesta all’unisono da tutte le nazioni africane. Non riuscì a portare a termine il suo grande e più ambizioso progetto. L’economia e l’ordine mondiale hanno prevalso a scapito di milioni di africani. Da quel 15 novembre 1987 il Burkina Faso è nuovamente sprofondato  nella fame, nel colera, nella malaria, nell’AIDS, anche se nuovi focolai di rivolta si stanno accendendo: al grado di “abbiamo fame!”, il Burkina Faso sta nuovamente alzando in capo per tornare a lottare per i propri diritti. E Thomas Sankara è più vivo che mai nei cuori e nelle lotte del suo popolo che non ha dimenticato il coraggio e l’esempio del suo grande Presidente.

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2 thoughts on “Il Che Guevara africano

  1. Thomas Sankara è uno dei tanti combattenti africani che hanno cercato di dare una dignità alla propria Nazione dopo decenni di sfruttamento e colonizzazione. Penso a Patrice Lumumba, primo ministro congolese assassinato all’indomani dello scoppio della guerra civile a cui l’ONU cercò invano di porre fine. Con una differenza: il Congo era (ed è) pieno di materie prime, dal caucciù ai diamanti all’uranio. Il Burkina Faso è invece povero, privo di qualsiasi cosa che possa tornare utile a noi occidentali. Ed è proprio di queste Nazioni e di questi uomini, come Sankara e il Burkina Faso, che bisogna parlare e fare conoscere ai tanti. Bene, continuate così!

  2. Quello che dici è vero: Nazioni come il Burkina Faso, dopo la fine del periodo coloniale, sono state spesso abbandonate a sé stesse, proprio per la mancanza di materie prime. Uomini come Thomas Sankara hanno provato con coraggio a cambiare lo status quo che si era creato, alfabetizzando la popolazione, costruendo ospedali, pozzi d’acqua, scuole e asili: ma le multinazionali sono sempre in agguato, pronte a finanziare e vendere armi a uomini senza scrupoli che mirano solo al potere personale.

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