La strage di Castiglione

Soldati americani a MessinaLa rappresaglia di Castiglione di Sicilia, piccolo comune alle porte di Catania, avvenne in un contesto molto particolare, ovvero quando il Regno d’Italia, sebbene già invaso dalle forze anglo-americane, era ancora alleato della Germania e l’armistizio ancora da firmare, nonostante le trattative segrete del Governo di Pietro Badoglio fossero già in atto. Pertanto, a metà agosto 1943, le forze dell’Asse, incalzate dagli uomini del Generali Patton e Montgomery, stavano procedendo ad una ritirata più o meno ordinata verso la città di Messina: in particolare, alcuni reparti della 1 Divisione Hermann Goering si erano accampate in località Sciambro, posizionata sui colli attorno al comune di Castiglione, in attesa di ricevere gli ordini di ritirata. A questo punto, esistono due tesi contrastanti sulle reali motivazioni che portarono, tra il 12 e il 14 agosto 1943 all’uccisione di sedici civili e al ferimento di un’altra ventina in una rappresaglia. La prima versione, ad oggi poco verosimile, vuole che la reazione tedesca fu dovuta al furto di un autocarro militare pieno di generi alimentari, poi verosimilmente attribuita a qualche soldato sbandato o ubriaco.

Tedeschi in un paese sicilianoLa tesi più convincente, invece, riporta l’uccisione, avvenuta qualche giorno prima, attorno al 10 agosto, di cinque soldati tedeschi. A tal proposito, un riscontro ci viene da una religiosa del luogo, Suor Amelia Casini, che, nel suo diario, riporta in data 15 agosto 1943: Durante il periodo che i Tedeschi si trovavano a Castiglione, i paesani avevano ucciso cinque soldati perché devastavano le campagne e spadroneggiavano a più non posso (sembravano tanti signorotti), quindi, per cinque dei loro morti ne dovevano uccidere trecento”. E, infatti, la mattina del 12 agosto, una colonna tedesca, composta da quaranta autocarri e un carro armato, fecero irruzione nella piccola cittadina, aprendo il fuoco indistintamente su chiunque si trovasse di fronte a loro: durante questo assalto i morti furono una decina, così come i feriti, alcuni dei quali in maniera grave e che moriranno nei giorni seguenti. In più, tra 200 e 300 furono i civili che vennero presi in ostaggio e rinchiusi all’interno di un torrione medievale. Ed è a questo punto che si deve l’intervento di Suor Amelia e di altre religiose dell’Istituto Regina Margherita, le quali mediarono con le autorità militari per la liberazione degli ostaggi, tra i quali si trovavano numerosi bambini ed anziani. E’ sempre Suor Amelia che ricorda quelle, ultime, drammatiche ore: “Il capitano ci guardò a lungo e dopo una breve pausa pronunciò queste parole: domani alle 6 sono liberi. In quel momento erano le undici di sera del 13 agosto 1943. Il giorno seguente, andammo tutti in chiesa a ringraziare la Madonna della Catena Patrona del Paese di Castiglione di Sicilia”. Esattamente un anno dopo, sul versante delle Alpi Apuane, la furia tedesca si abbatté sul piccolo paese di Sant’Anna di Stazzema: allora i morti furono 560 e intere frazioni spazzate via.

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