Joseph Kittinger e Jhon Paul Stapp, due vite al limite

Progetto ManhigTutti ricorderanno l’impresa epica di Felix Baumgartner che, il 14 ottobre 2012, si lanciò da un’altezza record di 39.000 metri, raggiungendo una velocità massima, durante la caduta libera, di 1357,64 km/h (pari a Mach 1,24). Eppure, nonostante l’eccezionalità dell’evento trasmesso da tutte le televisioni del mondo, il record di Baumgartner aveva un precedente, fino ad allora rimasto imbattuto da ben 52 anni: il 16 agosto 1960, infatti, il Colonnello Joseph Kittinger si lanciò da oltre 31 km di altezza durante le fasi finali del Progetto Excelsior. Era piena guerra fredda e la recente corsa alla spazio iniziata con il lancio dello Sputnik nel 1957 vedeva la rincorsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica per mandare il primo uomo tra le stelle. Ecco allora che un giovane Capitano Kittinger incrociò il suo cammino con quello di un giovane e promettente scienziato, anch’egli ufficiale dell’US Air Force: John Paul Stupp. I due dettero così inizio al Progetto Manhigh, il cui scopo era quello di valutare gli effetti sull’organismo mandando un uomo all’interno di una capsula pressurizzata oltre il limite dell’atmosfera, ad oltre 30.000 metri, per farlo poi atterrare dolcemente a terra. Dopo due anni di studi, ricerche e test, nel giugno 1957 venne lanciata la prima capsula con Kittinger al suo interno: fin dai primi minuti, però, iniziarono i guai. Le comunicazioni radio andarono fuori uso ma, cosa ancora più pericolosa, una perdita di ossigeno richiò seriamente di compromettere l’intero test e di uccidere il collaudatore.

Progetto ExcelsiorQuando il Colonnello Stapp dal controllo a terra si rese conto della perdita, ordinò al Capitano Kittinger di abortire immediatamente la missione. Quando toccò terra, erano ormai rimasti solo pochi minuti di aria. Dopo altri due successivi test, svolti tra l’agosto 1957 e l’ottobre 1958, i due uomini si dedicarono alla fase successiva: il Progetto Excelsior, che avrebbe testato dei paracadute sperimentali per le alte quote. Nel novembre 1959, il collaudatore Kittinger venne nuovamente selezionato per questi nuovi test: si unì un nuovo scienziato, il tecnico Francis Beaupre, in servizio presso la base aerea di Wright Patterson, il cui ruolo era quello di creare un paracadute adatto allo scopo. Ne venne così studiato uno a più stadi: il primo, di stabilizzazione, che serviva per eliminare l’effetto della “vite piatta” (ovvero quando un essere umano in caduta libera comincia a roteare vorticosamente) e altri due che si sarebbero aperti ad intervalli regolari per franare la discesa; infine, un paracadute di emergenza in caso ci fossero stati dei malfunzionamenti in quelli precedenti. Il primo test avvenne il 16 novembre 1959 da un’altitudine di 23.000 metri. Qualcosa, però, non funzionò. A causa dell’apertura anticipata del primo paracadute, Kittinger cominciò a roteare vorticosamente (quasi 120 giri al minuto) perdendo i sensi. Solo l’apertura automatica del terzo paracadute lo riportò sano e salvo a terra. Tre settimane dopo, l’11 dicembre, venne tentato il secondo test, da un’altezza di 22.800 metri. Ma fu il terzo salto quello del record: il 16 agosto 1960, dopo 91 minuti di salita all’interno di una capsula, e raggiunta la quota di oltre 31.000 metri, Kittinger effettuò il lancio. Tutti i paracadute si aprirono nel momento esatto e, dopo 13 minuti e 45 secondi, toccò terra nel deserto del Nuovo Messico.

John StappDopo i test, Joseph Kittinger prese parte alla guerra del Vietnam: durante un volo a bordo di un cacciabombardiere F4 Panthom, l’11 maggio 1972 venne abbattuto. Fatto prigioniero, trascorrerà undici mesi nel campo di prigionia di Hoa Lo, dove venne torturato brutalmente durante gli interrogatori. Rilasciato, dopo essere tornato negli Stati Uniti ed essersi congedato dall’Aeronautica, divenne il primo uomo ad attraversare l’Oceano Atlantico in mongolfiera. Nel frattempo, mentre Kittinger raggiungeva il record di salto con paracadute, il Colonnello John Stupp concentrò la sua attenzione sugli effetti della decelerazione da velocità elevate, cosa che a cavallo degli Anni Cinquanta e Sessanta uccideva ben più piloti collaudatori di altre tipologie di incidenti. Venne così creata una pista su rotaia, lunga qualche centinaia di metri, in cui avrebbe trovato posto, a bordo di una slitta, un collaudatore che si sarebbe sottoposto volontariamente a brusche decelerazioni: non volendo mettere a repentaglio la vita dei piloti, decise lui stesso di  fare da “cavia”. Nel deserto della base aerea di Edwards, i test avrebbero visto una frenata dalla velocità di 300 km/h a zero in appena due secondi: durante le prove, in tutto 29, il Colonnello Stapp riportò numerose fratture alle costole, alle braccia e ai polsi, nonché dell’osso sacro e quasi il distacco della retina. Inoltre, durante la fase di decelerazione, tutto il sangue si riversò nei capillari degli occhi, facendoli letteralmente scoppiare e rendendolo quasi cieco.

Stapp, nonostante le gravi ferite, appena ripresosi, continuò i suoi studi e le sue ricerche: nel deserto del Nuovo Messico costruì una pista ancora più lunga, dove compì due test alle straordinarie velocità di 600 e 800 km/h. All’alba del 10 dicembre 1954 divenne l’uomo più veloce del mondo: nove razzi accesi contemporaneamente lo portarono ad oltre 900 km/h, mentre in poco più di due secondi dei potenti freni idraulici avrebbero arrestato la corsa quasi all’istante. Subendo una decelerazione di 46 G (ovvero 46 volte la gravità terrestre), il Colonnello Stapp riuscì a sopravvivere: i suoi studi e le sue ricerche, che gli valsero, tra l’altro, la copertina della prestigiosa rivista Time, consentirono all’US Air Force di progettare cabine e sedili eiettabili per aerei sempre più efficienti e sicure.

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