La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Tribù Cheyenne a cavalloErano circa 600 nativi americani. Appartenevano alle tribù dei Cheyenne meridionali e degli Arapaho, stanziatisi nell’area delle Grandi Pianure, territorio che si estendeva a est della catena delle Montagne Rocciose, arrivando fino al Canada (a nord) e al Messico (a sud). Guida del villaggio indiano, ubicato lungo un’ansa del Fiume Sand Creek, era il capo tribù Pentola Nera, Mokathavatah in lingua Cheyenne. Sebbene il 17 settembre 1851 venisse firmato il Trattato di Fort Laramie, che riconosceva ai nativi specifici territori in cui i coloni non si sarebbero spinti per colonizzare l’area, l’avidità dell’uomo bianco non si fece attendere: la scoperta, a metà 1858, di importanti giacimenti d’oro, spinse l’ingordigia di avventurieri senza scrupoli a venire meno agli accordi presi. Un lento esodo di quasi 100.000 coloni si spinse nella regione, costringendo il Governo di Washington, a siglare un nuovo trattato: il 18 febbraio 1861, a Fort Wise, i nativi furono costretti a rinunciare ad oltre due terzi dei loro territori e a stanziarsi nella poco ospitale area compresa tra i fiumi Arkansas e Sand Creek: non avrebbero avuto alcuna limitazione per caccia e pesca, sebbene l’intera zona, arida e con poca selvaggina, costrinse molti di loro ad ulteriori migrazioni. Dieci giorni dopo, 28 febbraio, sui territori di fatto rubati ai nativi veniva proclamato lo stato del Colorado.

Tribù ArapahoLo scoppio della guerra di secessione tra l’Unione e la Confederazione interessò direttamente anche le tribù dei nativi, trovatesi, letteralmente tra due fuochi. Numerosi soldati cominciarono a compiere scorrerie a cavallo, incendiando i villaggi e uccidendo indiscriminatamente numerosi indiani. Anche il capo tribù Orso Magro, tra i firmatari del Trattato di Fort Wise, sebbene disarmato, mentre si recava incontro ad una formazione di soldati, venne ucciso a fucilate: il suo intento, quello di porre fine alla guerra contro le tribù indiane. Frattanto, la guerra di secessione stava avviandosi alla sua conclusione e alla vittoria dell’Unione guidata dal Generale Hulysses Grant, così i nativi erano fiduciosi di un ritorno alla normalità: trasferitisi, ai primi di ottobre 1864, a 64 km da Fort Lyon sulle sponde del Sand Creek, il Maggiore Scott Anthony iniziò a tenere una linea dura contro i nativi, sospendendo la distribuzione delle razioni alimentari previste dai trattati e la riconsegna di qualsiasi tipo di arma. Inoltre, in gran segreto, chiese che fossero inviati circa 600 uomini appartenenti a 1° Reggimento di Cavalleria del Colonnello John Chivington, con altre aliquote di reparti costituiti appositamente per combattere contro i nativi, compito ritenuto più facile che recarsi al fronte contro i Confederati.

Massacro del Sand CreekConvinti a regolare una volta per tutte i conti con la tribù accampata fuori Fort Lyon, il Colonnello Chivington espresse la volontà di attaccare prima possibile l’accampamento del Sand Creek: pochi furono coloro che si opposero al massacro che stava delineandosi; tra questi, il Capitano Silas Soule e i Tenenti Joseph Cramer e James Connor. Sapendo di rischiare la corte marziale, si fecero portatori di forti rimostranze contro Chivington e Anthony, dichiarando l’illegittimità di attaccare una tribù pacifica come quella del Sand Creek. Sembra che il Colonnello Chivington sbottò contro i dissidenti con queste parole: “Maledetto sia chiunque simpatizzi con i nativi! Io sono venuto a uccidere i nativi e credo sia giusto e onorevole usare qualsiasi mezzo Dio ci abbia messo a disposizione per uccidere gli indiani!”.  Il 28 novembre 1864, in piena notte, iniziò la marcia che portò i Cavalleggeri unionisti nei pressi del villaggio indiano. Alle prime luci dell’alba, i soldati giunsero in prossimità del campo Cheyenne e Arapaho: erano circa 600 nativi, di cui quasi due terzi composti da donne e bambini. La sorpresa fu totale: tra i primi a cadere, il capo tribù Antilope Bianca, vittima poi di orrende mutilazioni compiute dai soldati. A cadere sotto i colpi dei cavalleggeri ubriachi furono circa 130 nativi, di cui più di un centinaio erano donne e bambini e solo una trentina i guerrieri facilmente sopraffatti. E per raccontare di quel massacro vogliamo soltanto riportare una strofa della stupenda canzone di Fabrizio De André, intitolata appunto Fiume Sand Creek: “Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte c’erano solo cani e fumo e tende capovolte. Tirai una freccia in cielo per farlo respirare, tirai una freccia al vento per farlo sanguinare. La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek”.

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