“Scusate, non sapevamo che fosse invisibile!”

020806-F-7823A-004Tutto ha inizio con uno studio da parte di un fisico e matematico sovietico, Pyotr Ufimtsev, che teorizzò la possibilità di ridurre il segnale di ritorno dei radar così da mascherare un velivolo in volo: ovviamente, ciò era possibile soltanto se il bersaglio avesse avuto una superficie tale da riflettere le onde elettromagnetiche emesse dall’apparato radar. Passarono gli anni, e nel 1973 la Lockheed Corporation, il più grande e importante consorzio aerospaziale del mondo, cominciò ad interessarsi ad un progetto inteso a realizzare il primo aereo invisibile: si sarebbe chiamato F117 Nighthawk, letteralmente “falco notturno”. Un falco che avrebbe attaccato di sorpresa, rapido e silenzioso, senza essere rilevato e portando sul bersaglio quasi 2270 chili di carico bellico. Tenuto segreto fino al 1988, la versione finale venne resa nota al grande pubblico due anni più tardi, in aprile, quando due esemplari atterrarono di fronte ad un folto gruppo di appassionati e semplici cittadini sulla pista di decollo e atterraggio della Nellis Air Force Base, in Nevada. Sebbene fosse stato già impiegato durante la crisi di Panama del 1989, il suo primo impiego operativo reale risale alla Prima Guerra del Golfo, quando fu utilizzato per bombardare e annientare il Centro di Comando della Difesa di Saddam Hussein.

Resti dell'F117Eppure, il fiore all’occhiello della United States Air Force, considerato all’avanguardia contro qualsiasi batteria di missili aria-superficie tanto da non essere rilevato dai sistemi automatici di acquisizione radar, si sarebbe trovato di fronte un nemico imprevisto. Così, forse con eccessiva arroganza e superiorità militare, quando la NATO, nel 1999, il 24 marzo, iniziò la campagna aerea contro la Jugoslavia di Slobodan Milosevic, gli F117 furono fin da subito schierati in prima linea per ricognizioni aeree e, soprattutto, per colpire obiettivi strategici e militari con i loro bombardamenti di precisione. Uno dei Nightawk schierati per colpire la Repubblica di Serbia era pilotato dal Tenente Colonnello Dale Zelko, già veterano dei voli su Baghdad durante l’offensiva contro l’Iraq di Saddam. Nominativo in codice, Vega 31, e l’obiettivo della missione era quello di colpire alcuni reparti terrestri dell’Esercito Jugoslavo. Ad aspettare il “falco notturno”, gli uomini del Colonnello Zoltan Dani, comandante della 250 Brigata Missilistica Antiarea che, grazie ad alcune modifiche apportate personalmente ai sistemi radar di fabbricazione sovietica, trasmettendo con impulsi eccezionalmente lunghi, era in grado di rilevare, seppur per pochi secondi, qualsiasi velivolo in volo, compreso l’F117.

Sorry, we didn't know it was invisibleAlle 08.15 del 27 marzo 1999, il Vega 31 venne ingaggiato da una batteria di missili aria-superficie S125, anch’essi di fabbricazione sovietica. Uno di essi esplose in prossimità del velivolo americano, compromettendone di fatto il volo: resosi conto della gravità dei danni riportati, il Tenente Colonnello Zelko ebbe appena il tempo di eiettarsi fuori della cabina prima dello schianto al suolo del proprio F117, che precipò schiantandosi in una palla di fuoco nei pressi del villaggio di Budanovci, piccola enclave della Voivodina. Immediatamente la notizia fece il giro del mondo: il Colonnello Dani venne acclamato come un Eroe Nazionale della Repubblica Jugoslava, così come i suoi uomini, resisi protagonisti di un dei più clamorosi abbattimenti aerei della storia, al pari dell’U2 sopra ai cieli di Cuba. La propaganda del regime di Milosevic, inoltre, non si fece attendere: furono stampati migliaia di manifesti e volantini in cui le forze armate jugoslave porgevano le loro scuse sul fatto che ignorassero che fosse “invisibile”, ridicolizzando sul fatto che un vecchio sistema missilistico sovietico dei primi Anni Sessanta fosse riuscito ad abbattere il fiore all’occhiello della tecnologia militare americana. Il Comandante Zelko fu invece recuperato poche ore dopo da un’unità di ricerca e soccorso dell’USAAF, utilizzando un elicottero MH-53 Sikorsky. I resti del Vega 31 (il casco del pilota e il tettuccio della cabina di pilotaggio), invece, ancora oggi sono esposti presso il Museo dell’Aviazione di Belgrado.

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