L’incidente della USS Pueblo

La USS PuebloErano tre navi appartenenti al Programma AGER (Auxiliary General Environmental Research), voluto dalla US Navy e dalla NSA. Si trattava di tre navi cargo leggere riconvertite a navi ausiliari per lo spionaggio e la ricerca elettronica, quello che in ambito NATO è detto SIGINT (Signal Intelligence) e, soprattutto, ELINT (Electronic Intelligence). Erano la USS Banner (AGER 1), la USS Pueblo (AGER 2) e la USS Palm Beach (AGER 3). Commissionate e varate tra la metà degli Anni Quaranta e l’inizio degli Anni Cinquanta, dopo una breve vita come naviglio ausiliario della Marina Statunitense, furono riconvertite a nuovi compiti e a operazioni che sarebbero state coperte dalla massima segretezza e riservatezza. Con l’acuirsi della Guerra Fredda con l’Unione Sovietica, era di fondamentale importanza per il Governo di Washington e per la sua politica estera conoscere i retroscena più nascosti delle intenzioni dell’ex alleato: lo scoppio della Guerra di Corea, prima, e del Vietnam, poi, aumentò il bisogno della conoscenza in anticipo dei piani del nemico. A giocare un ruolo fondamentale fu, così, la USS Pueblo. Dopo una sosta lavori per l’installazione delle apparecchiature elettroniche, la Pueblo venne destinata al teatro del Pacifico Orientale, raggiungendo il Giappone alla fine del 1967.

Prigionieri della USS PuebloPassarono pochi mesi e il 5 gennaio 1968 iniziò la sua prima missione come nave-spia: dopo aver attraversato lo Stretto di Tsushima, si sarebbe diretta verso le coste coreane, per effettuare ricognizioni accurate sull’attività sovietica nell’area. A bordo erano anche state installate due mitragliere da 12,7 mm, ma tenute occultate secondo gli ordini di navigazione, con le munizioni pronte all’uso ma fuori portata visiva: la nave, in questo caso, sembrava un piccolo cargo disarmato. Il 23 gennaio, mentre si trovava al limite delle dodici miglia nautiche delle acque territoriali della Corea del Nord, la USS Pueblo venne intercettata da alcune torpediniere nordcoreane e ad una formazione di MIG21: iniziò, a questo punto, una caccia alla nave-spia americana, che tentò di fuggire dirigendosi a tutta velocità lontano dalle coste della Corea del Nord. L’inseguimento durò circa due ore ma le unità comuniste, più rapide e veloci, aprirono il fuoco con le mitragliere di bordo, cosa che costrinse il Comandante Lloyd Bucher, a ordinare l’arresto immediato dei motori. Catturata, la nave-spia venne condotta nel porto di Wonsan, mentre l’intero equipaggio fu internato in un campo di concentramento per prigionieri di guerra. Seguirono lunghe e tese trattative tra i Governi di Washington e di Pyongyang: soltanto il 23 dicembre 1968 i marinai della USS Pueblo vennero condotti dalle autorità nordcoreane al corridoio lungo la zona demilitarizzata del 38° Parallelo, al confine con la Corea del Sud, e rilasciati. La nave, invece, fu trattenuta, nonostante le ferme proteste americane, ed esposta come “trofeo di guerra” a tutto il popolo coreano ormeggiata lungo il Fiume Taedong.

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