La bomba di Piazzale Arnaldo

Bomba di Piazzale ArnaldoLa sua esplosione avrebbe causato ben più gravi danni e morti se l’intuizione di un Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Lai, non avesse allontanato l’ordigno dietro al colonnato di Piazzale Arnaldo a Brescia. Giovanni Lai, militare in servizio presso il capoluogo lombardo, dopo essere stato avvertito da alcuni cittadini della presenza di una borsa sospetta da cui usciva del fumo, assieme ad un collega impegnato a disperdere la folla di curiosi che si andava radunando, volontariamente allontanò il pacco sospetto con una asta di metallo. Solo quando la pericolosa manovra ebbe termine, il temibile ordigno, circa 800 grammi di esplosivo da mina, composto da nitrato di ammonio, deflagrò con tutta la sua potenza, proiettando fino ad oltre cinquanta metri di distanza le proprie schegge. Il Brigadiere Lai rimase ferito gravemente, assieme ad altre dieci persone, ma lo scoppio uccise sul colpo una donna, Bianca Gritti Daller, insegnante di tedesco in un istituto cittadino. Per il rischio corso, al Brigadiere Lai venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Civile: “Con coraggio eccezionale ed esponendo la vita a manifesto pericolo cercava di trascinare in un luogo isolato una borsa contenente un ordigno esplosivo, depositata in una frequentatissima piazza cittadina, per limitare le conseguenze di una probabile esplosione. Durante tale operazione veniva investito in pieno dalla temuta deflagrazione che colpiva numerose persone e, nonostante le gravissime mutilazioni riportate, aveva ancora la forza di invitare i soccorritori ad occuparsi delle altre vittime. Esempio magnifico di generoso altruismo e di eccelse qualità civiche e militari”.

download-page-001Era il 16 dicembre 1976 ed erano passati soltanto due anni, quando il 28 maggio 1974, un’altra bomba esplose a Brescia, in Piazza della Loggia: quella volta, però, i morti furono otto e i feriti oltre un centinaio. A preoccupare ancora di più, la vicinanza con un’altra strage, quella di Piazza Fontana, a Milano, presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, avvenuta proprio il 12 dicembre, del 1969. Una strage che inaugurò in Italia la strategia della tensione, delle bombe e delle stragi di stato, dei morti ammazzati e dilaniati dagli ordigni, voluti per destabilizzare un Paese e le sue istituzioni. Nessun colpevole venne trovato per la bomba di Piazzale Arnaldo, così come per tutte quelle occorse tra gli Anni Sessanta e i Settanta: soltanto quella di Peteano, del 31 maggio 1972, dove un’autobomba uccise tre militari dei Carabinieri, tra l’altro per sua stessa ammissione, è stato possibile dare un nome e cognome agli esecutori materiali dell’attentato. Per tutte le altre, soltanto dubbi, piste e depistaggi e un’insuperabile muro di gomma.

Come ricorda il Giornalista Carlo Lucarelli, che per anni si è occupato nei suoi programmi televisivi e nei suoi libri di terrorismo e strategia della tensione, a proposito degli oltre trent’anni passati tra processi, ricorsi e dibattimenti conclusisi senza un nulla di fatto, che il tempo “allontana i fatti dalla memoria, allontana l’emozione dai fatti e li rende eventi storici, che sono sempre un po’ freddi e finiscono per essere dimenticati, a meno che qualcuno non vada a rileggerli nei libri di storia e la nebbia che li avvolge, la nebbia del mistero, contribuisce a raffreddarli”.

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