I sacrari jugoslavi in Italia

Sacraio di BarlettaAppartenevano all’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia che, a partire dal novembre 1942, si riunirono ed organizzarono in una vera e propria forza combattente, che arrivò, a fine guerra, a contare (secondo le stime di numerosi storici) quasi 800.000 soldati, costituenti ben quattro armate, diciassette corpi d’armata, cinquanta divisioni, tre battaglioni autonomi e 107 distaccamenti partigiani. Principale guida e comandante carismatico era Josip Tito, futuro Primo Ministro e poi Presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Molti di questi combattenti, rimasti feriti nei combattimenti contro le forze dell’Asse nei Balcani, furono trasportati nell’Italia Meridionale con voli e navi inglesi, dove, fin dal 1944, erano presenti ospedali militari per gli Slavi feriti. Coloro che non riuscirono a sopravvivere, furono così sepolti in piccoli appezzamenti di terreno che, dopo la concessione ufficiale da parte del Governo Italiano, sono andati a costituire i Sacrari Militari dei Caduti Jugoslavi.

Sacrario di Prima PortaIl più importante si trova a Barletta, progettato dall’Architetto croato Dusan Dzamonja; realizzato alla fine degli Anni Sessanta, il 13 gennaio 1968, la sua inaugurazione vide la partecipazione del Primo Ministro jugoslavo Mika Spiljak, nonché le più alte cariche civili, militari e diplomatiche di Italia e Jugoslavia. Realizzato in cemento armato e granito, custodisce le salme di 825 soldati dell’Esercito Jugoslavo, mentre i nomi di altri 463, i cui corpi non sono mai stati ritrovati, sono commemorati su imponenti lastre di bronzo. Nella cripta dove sono custoditi i resti dei combattenti si accede mediante una scalinata in granito, mentre sul lato opposto, una grande terrazza si affaccia sulle sponde del Mar Adriatico, quasi a rimarcare la vicinanza alla propria terra di origine.

Sacraio di SansepolcroIn un ideale viaggio alla scoperta di questi sacrari, il prossimo che troviamo si trova a Roma, situato all’interno del Cimitero di Prima Porta. Questo monumento-sacrario, inaugurato dal Comune Capitolino il 22 settembre 1978, commemora e ricorda i caduti jugoslavi imprigionati dalle forze italiane durante le operazioni nei Balcani e deceduti all’interno dei campi di prigionia presenti in varie zone del Lazio ma, soprattutto, nelle isole di Ponza, Pianosa ed Elba. A Prima Porta vengono così custodite le salme di 61 caduti, mentre i nomi di altri 43 partigiani, i cui resti mortali non vennero mai ritrovati, sono ricordati a perenne memoria del loro sacrificio. Lasciata Roma, ci dirigiamo a Sansepolcro, piccolo centro abitato alla periferia di Arezzo, dove il 15 dicembre 1973 trovarono la loro ultima dimora 446 caduti. La scelta del luogo non fu casuale: tra Sansepolcro ed Anghiari, infatti, era presente, in località Renicci, il Campo di Internamento n° 97, dove vennero tenuti prigionieri numerose migliaia di Slavi provenienti da altri campi già presenti sul territorio italiano. A similitudine del Sacrario di Barletta, una scalinata fa accedere il visitatore ad una cripta sotterranea: ai lati, imponenti lapidi bronzee con incisi i nomi dei caduti qui ricordati.

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