Spari e sangue a Fiumicino

Strage di Fiumicino - 1973Quella del 17 dicembre 1973 a Fiumicino, fu la strage con il più alto numero di vittime, almeno fino alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ma la strage, o meglio le stragi, che colpirono il nostro Paese, e in particolare l’Aeroporto Internazionale Leonardo Da Vinci, furono atipiche, soprattutto per chi ne fu Strage di Fiumicino - 1973al’autore. In un momento in cui l’Europa, e il mondo intero, si interrogano su quale sia la maniera migliore per affrontare il terrore portato dallo Stato Islamico, pochi ricordano che tra i primi a sperimentare proprio quel terrore fu l’Italia. Prima, come abbiamo detto, il 17 dicembre 1973, quando un commando composto da cinque Palestinesi, presumibilmente appartenenti a Settembre Nero, dopo aver ucciso il Finanziere Antonio Zara, che tentò, a costo della sua vita, di fermarli, si diresse verso il volo 110 della Pan Am e vi gettò dentro due bombe al fosforo, uccidendo trenta persone. In seguito, dirottarono un volo della Lufthansa, a bordo del quale uccisero un tecnico italiano, Domenico Ippoliti, il cui corpo fu poi abbandonato sulla pista di Atene, dove l’aereo si fermò a fare rifornimento. Il dirottamento terminò soltanto in tarda sera, a Kuwait City, dove le autorità kuwaitiane, dopo aver ipotizzato la possibilità di consegnare i terroristi all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, li consegnò all’Egitto di Anwar Sadat, per poterli sottoporre a processo “per aver condotto un’operazione non autorizzata”.

Strage di Fiumicino - 1985Passarono gli anni e in tanti si dimenticarono di quei morti, relegati al ricordo dei familiari delle vittime e di qualche giudice troppo zelante, come Rosario Priore, che si fece promotore e portavoce delle famiglie che in quel dannato 17 dicembre 1973 piombarono Strage di Fiumicino - 1985aimprovvisamente nel dolore. Passarono gli anni e altri morti, da Piazza della Loggia e all’Italicus, fino a Ustica e Bologna. E venne nuovamente dicembre, i giorni del Natale e delle feste. Il 30 dicembre 1985 tutto scorreva tranquillo ai gates di Fiumicino e di Vienna: improvvisamente, alle 09.15, due gruppi di terroristi aprirono il fuoco sui passeggeri in coda al check-in delle linee aeree TWA (americana) ed El Al (israeliana), uccidendo tredici persone e ferendone oltre un centinaio. Il commando, legato presumibilmente ad Abu Nidal, nonostante informazioni ricevute dai servizi di intelligence, non venne fermato in tempo: quella mattina, con le famiglie in partenza per le vacanze di Natale e di Capodanno, la gioia e la felicità delle feste si trasformarono improvvisamente in dolore, urla e strazio. Prima gli scoppi di alcune granate, poi raffiche di mitra e silenzio. Pochi attimi, ma che sembrarono un’eternità. E di nuovo spari fino a quando il commando non venne neutralizzato dalle forze dell’ordine accorse, a cui si erano aggiunti agenti dei servizi segreti italiani del SISMI e israeliani del Mossad. Furono pochi minuti, ma sufficienti ad uccidere dieci persone a Fiumicino e tre a Vienna. E tutti quei morti, nelle foto, stesi per terra, uno accanto all’altro, hanno riportato drammaticamente alla mente le stragi che hanno insanguinato il 13 novembre 2015 la città di Parigi.

Ma, come abbiamo raccontato più volte nelle nostre pagine, l’Italia è uno strano Paese. Di quei drammatici giorni, infatti, se ne parla poco, quasi con vergogna. Eppure, se per Piazza Fontana, Bologna, Piazza della Loggia, ma anche Capaci o Via d’Amelio, i giornali e le televisioni ricordano quei morti ammazzati praticamente ogni anno, per Fiumicino, purtroppo, non è stato così. Anzi, se chiediamo cosa successe all’aeroporto romano nel 1973 e nel 1985 molti non sanno rispondere. Nelle parole del Magistrato Rosario Priore autore di La strage dimenticata, cronaca precisa sull’eccidio del 17 dicembre 1973, “è come se il terrorismo internazionale costituisse ancora un tabù inaffrontabile, indicibile, da rimuovere, da demandare a future iniziative che poi non vedono mai la luce. Gli anni passano ma l’oblio continua”. Di tutto questo silenzio, resta soltanto l’amarezza che traspare nella conclusione al volume: “abbiamo visto come i governi occidentali fossero disposti a cedere, al pari di quello italiano, alle richieste dei commando palestinesi pur di limitare i danni, instaurando così forme di diplomazia parallela, talvolta umilianti, che nulla avevano a che vedere col diritto e con la giustizia”. Proprio quella giustizia negata ai morti ammazzati di Fiumicino.

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