Domhnach na Fola, la domenica di sangue di Derry

Derry“Against the famine and the crown, I rebelled, they cut me down. Now you must raise our child with dignity”. Queste le parole della celebre ballata irlandese Fields of Athenry, conosciuta in tutto il mondo, scritta dal cantautore Pete St. John, e riproposta in moltissime versioni, tra cui, le più note, quelle dolci e melodiose dei The Dubliners e di Paddy Reilly, o quella più dura della band americana Dropkick MurphysFields of Athenry, ambientata tra il 1845 e il 1850, narra della grande carestia che colpì l’Irlanda e di due giovani innamorati, Michael e Mary, e di loro figlio. Michael è stato arrestato dalle autorità della Corona inglese perché scoperto a rubare del cibo per poter provvedere alla propria famiglia. Tratto in arresto, tra i due avviene un commovente scambio di battute al di qua e al di là della cella della prigione, dove l’uomo è in attesa di essere trasferito a bordo di una nave che lo porterà nella colonia penale di Botany Bay, in Australia. Ma non gli importa della sua punizione: quel che più conta è suo figlio cresca ribellandosi alla dominazione inglese che per secoli ha soggiogato il popolo irlandese.

Bloody Sunday1Secoli di soprusi, violenze, divisioni, arresti indiscriminati, morti e attentati. Una moderna colonia che resiste ancora oggi nel cuore dell’Europa. Per questo manifestavano pacificamente migliaia di cittadini di Derry il 30 gennaio 1972. Era un venerdì. Animatore del grande corteo fu Ivan Cooper, politico e attivista nord irlandese, tra i maggiori sostenitori della “non violenza” per la sua contrarietà all’internamento senza processo. Con la Northern Ireland Civil Rights Association aveva indetto una grande manifestazione per i diritti dei cittadini cattolici, vessati nell’Irlanda del Nord dalla maggioranza protestante. Quando la marcia per la pace e i diritti civili iniziò a sfilare per le vie di Derry, nessuno avrebbe mai immaginato l’inferno che sarebbe scoppiato di li a poco. Fu un attacco premeditato, studiato nei minimi particolari dalle autorità inglesi e in particolar modo dal 1° Battaglione Paracadutisti dell’esercito inglese. Il comizio di Ivan Cooper e degli altri referenti per il movimento dei diritti civili era appena iniziato quando, in maniera del tutto inaspettata, cominciarono a risuonare degli spari. Ma non erano proiettili di gomma quelli che venivano sparati: erano proiettili veri.

Bloody SundayTredici persone, per lo più giovani tra i 17 e i 22 venni, rimasero uccise sotto il fuoco dei soldati inglesi (un altro irlandese morirà quattro mesi più tardi, per le ferite riportate). Tra coloro che furono uccisi, si ricordano le storie di John Duddy, 17 anni, colpito in pieno petto da una fucilata mentre tentava di fuggire dalle cariche dei paracadutisti: molti testimoni, riferirono che il soldato che sparò, prima di premere il grilletto, prese attentamente la mira. O Bernard McGuigan, 41 anni, assassinato con un colpo alla nuca mentre, sventolando un fazzoletto bianco, stava prestando soccorso a Patrick Doherty, raggiunto alla schiena da un colpo di fucile. Di loro, resterà impressa per molti anni la fotografia dei loro corpi coperti dal bianco striscione del movimento dei diritti civili macchiato del loro sangue.

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