I sogni e le speranze infrante della piccola Giuliana

Strage di UsticaGiuliana ha undici anni, gli anni più belli, forse, quelli che non ritornano più e che si rimpiange una volta che si è cresciuti. Sono gli anni dell’innocenza e sono gli anni passati tra i banchi delle scuole elementari di Bologna, dove in quella calda estate del 1980 Giuliana ha terminato la quinta elementare. Si sente grande, la piccola Giuliana. Grande perché all’inizio del nuovo anno scolastico, a settembre, inizierà i suoi primi passi alla scuola media. E proprio in quella calda estate avrebbe portato al suo papà, giù a Palermo, la sua pagella. Sta diventando grande Giuliana. Anzi, stava diventando grande. I suoi sogni, la sua innocenza e le sue speranze, furono spezzate pochi giorni dopo l’inizio di quella calda estate, così come quelle di altre 80 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, quando il volo IH-870 I-ITIGI scomparve improvvisamente dagli schermi radar nei cieli sopra Ustica, un piccola isola nel Mar Tirreno, a poco meno di 70 km dalla Sicilia. L’aereo, un Douglas DC9 della compagnia Itavia, decolla alle 20.08 del 27 giugno 1980 dall’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, dopo aver accumulato quasi due ore di ritardo in altri servizi precedenti. Ai suoi comandi vi è Domenico Gatti, esperto pilota con oltre settemila ore di volo alle spalle, tra l’Aeronautica Militare e quella civile, e il suo copilota, Enzo Fontana.

Strage di Ustica1Quando l’aereo decolla alla volta di Punta Raisi, si immette nell’aerovia Ambra 14, una sorta di “autostrada del cielo”, che corre fino a Firenze per cambiare nome in Ambra 13, e proseguire lungo il Mar Tirreno fino in Sicilia. A segnalare queste aerovie, una serie di impulsi lanciati dai radiofari a terra. A seguire il volo del DC9 è preposto il Centro Radar di Ciampino, dove un operatore segue costantemente un puntino luminoso, definito in gergo aeronautico plot, aggiornato ogni sei secondi circa. A indicare la rotta e la velocità, poi, un altro sistema, il transponder IFF, identifica costantemente il velivolo con un proprio codice: quello assegnato al DC9 è 1136 ed è come se fosse una targa. Ogni sei secondi, quindi, a Ciampino sapranno esattamente dove si trovi quell’aereo ai comandi del comandante Gatti e a bordo del quale la piccola Giuliana non vede l’ora di atterrare per abbracciare suo papà. Ma alle 20.26 accade qualcosa: il Centro Radar di Ciampino, e quello della Difesa Aerea di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, chiedono al DC9 di identificarsi e inviare nuovamente il segnale del transponder: il plot sugli schermi radar comincia ad essere confuso, a sovrapporsi, a sdoppiarsi. In gergo militare, si richiede al DC9 di squoccare, di premere nuovamente il transponder, richiesta ripetuta una decina di minuti più tardi. Anzi, per essere sicuri che si tratti proprio del DC9 chiedono a Gatti la posizione: risponde che sono perfettamente allineati con il radiofaro di Firenze. Eppure, per alcuni istanti, a Ciampino la prua del DC9 era sembrata fuori rotta.

Strage di Ustica2Ma avvengono anche altri due fatti singolari, quella notte: è lo stesso Gatti ad accorgersi che, dopo Firenze, tutti i radiofari sono spenti (“Abbiamo trovato un cimitero” dirà a Ciampino). La seconda stranezza avviene alle 20.20, quando due caccia F104 dell’Aeronautica Militare decollati da Grosseto per un volo d’addestramento, lanciano per ben due volte consecutive il codice 7300: emergenza generale. Intanto si sono fatte le 20.56, a 43 miglia a sud di Ponza: Ciampino autorizza il Comandante Gatti a mettersi direttamente in contatto con la torre di controllo di Palermo per iniziare la discesa. Mancano solo venticinque minuti all’atterraggio e il DC9 si trova a circa 25.000 piedi di quota. Ad un certo punto qualcuno, in cabina, pronuncia una mezza parola: “Gua…” e poi nient’altro. Il DC9 scompare dai radar. Intanto, a Palermo, l’aereo è dato in ritardo, prima di mezz’ora, poi un’ora, due, tre. Infine ritardo “indeterminato” fino alla dichiarazione finale dell’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile: disperso. Il volo IH-870 è dato per disperso e solo all’alba del 28 giugno, quando un elicottero della Marina Militare inizia a rinvenire macchie d’olio e carburante nel basso Tirreno appare chiara la tragedia. Affiorano i resti dell’aereo, i seggiolini, i bagagli. E i corpi. Non vogliamo raccontare i trent’anni di perizie, di processi, di contro perizie e di altri processi. E neanche dei nastri mancanti, dei registri dei Centri di Difesa Aerea distrutti, di quelle morti sospette che coinvolsero gli appartenenti all’Aeronautica Militare in servizio quella notte (tra le tante, gli stessi piloti che lanciarono l’emergenza nazionale, i Tenenti Colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, o il Maresciallo Alberto Dettori).

E poi quello strano ritrovamento sui monti della Sila, a Castelsilano, dove il 18 luglio viene rinvenuto un Mig-23 libico precipitato. Collegando i fatti, in tanti, a ormai trent’anni di distanza, avanzano l’ipotesi che quella notte, nei cieli italiani, per un breve istante si combatté una guerra, tra aerei libici e aerei appartenenti alla NATO: forse italiani, forse francesi, forse americani. Ancora troppi forse. Quello che è certo è che in quell’inizio dell’estate sono morte 81 persone. Sono stati spezzati i sogni e le speranza di Giuliana, che stava partendo per le vacanze dopo la fine della scuola. Qualcuno gli ha rubato e portato via la sua innocenza, così come è stata portata via agli altri ottanta tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Non sapremo mai cosa abbia pensato Giuliana in quegli attimi, in quei secondi fatali in cui il DC9 si squarciò, esplose in volo e si inabissò nel Mar Tirreno, depressurizzando la cabina passeggeri e non lasciando scampo a nessuno. Giuliana oggi avrebbe avuto 47 anni. Si sarebbe fidanzata, avrebbe potuto sposarsi, avere dei figli e una famiglia, e perché no, magari anche dei nipotini: qualcuno, però, ha deciso che non le sarebbe stato concesso nulla di tutto questo. C’era la guerra a Ustica. C’era la guerra e un aereo civile è stato abbattuto in tempo di pace. Ma nessuno ha spiegato a Giuliana perché, ormai più di trent’anni fa, in Italia e in tempo di pace, nei cieli c’era la guerra.

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